Unione Europea: Alle soglie della revisione della strategia 2014-2020

22/02/2015 di Redazione

Alzare il tasso di occupazione e la spesa destinata a ricerca e sviluppo. Ridurre le emissioni di gas serra, raggiungere un alto livello di istruzione universitaria, favorire l’integrazione sociale e ridurre il tasso di povertà: obiettivi ambiziosi quelli della Strategia 2020 dell’UE. In vista di una revisione generale, vediamo i mezzi usati finora dalle tanto criticate istituzioni europee

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Nell’ambito della nostra collaborazione con TIA Formazione, diamo oggi uno sguardo più specifico all’Unione Europea. La cronaca giornaliera è spesso ferma alla superficie dei – pur importantissimi – quotidiani scontri tra Stati e finanza, tra Grecia e Germania, tra politiche espansive e rigore. Poco si parla del resto di ciò che si decide a livello europeo (per esempio sulle politiche energetiche – essenziali tanto quanto se non più di quelle finanziarie per l’Europa), né tantomeno di un qualcosa che da noi, da troppo tempo, pare utopia: la programmazione e gli obiettivi di lungo termine che l’Unione si pone. Vediamo così oggi, grazie al lavoro di Ivan Rotunno, quali sono le strategie alla base di ciò che, tra Commissione, Parlamento e Consiglio, viene deciso dall’Unione Europea.

Nel 2010 l’Unione Europea ha varato la strategia decennale di crescita Europa 2020. Si tratta del percorso comunitario volto da un lato a favorire la crescita economica europea in funzione di contenimento della disoccupazione, dall’altro a colmare le lacune del modello di sviluppo europeo in sé, rendendolo il più possibile intelligente, sostenibile e solidale. A tal fine l’UE, per mezzo del Consiglio Europeo, cui è delegata la funzione di elaborare raccomandazioni politiche riguardanti la strategia e di valutarne i progressi per mezzo di relazioni annuali (a fianco, ovviamente, delle autorità nazionali, regionali e locali dei paesi membri), si è data cinque obiettivi “quantitativi” da realizzare entro la fine del 2020:

– Portare al 75% il tasso di occupazione della popolazione attiva sul mercato del lavoro europeo;

– Attestare al 3% del PIL europeo la spesa destinata a ricerca e sviluppo;

Ridurre le emissioni di gas serra almeno del 20%rispetto al 1990 e soddisfare il fabbisogno energetico usufruendo delle fonti rinnovabili per il 20% del totale;

Raggiungere il 40% di popolazione giovanile (30-34 anni) con istruzione universitaria;

– Favorire l’integrazione sociale e ridurre il tasso di povertà nell’Unione.

Per raggiungere tali obiettivi, l’UE ha individuato sette iniziative prioritarie, definite “faro”, che tracciano il quadro entro il quale i governi nazionali dei paesi coinvolti dovranno indirizzare i loro sforzi per realizzare le priorità di Europa 2020:

Unione dell’innovazione, a sostegno della produzione di beni e servizi innovativi, connessi ai cambiamenti climatici, all’efficienza energetica, alla salute e all’invecchiamento della popolazione;

Youth on the move, per migliorare l’efficienza dei sistemi d’istruzione, sia per quanto riguarda l’apprendimento e la mobilità degli studenti e dei ricercatori, sia per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro;

Agenda digitale europea, volta a favorire la creazione di un mercato unico del digitale, dotato di un elevato livello di sicurezza, un quadro giuridico chiaro e che sia accessibile a tutta la popolazione;

Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse, per raggiungere una gestione sostenibile delle risorse energetiche che riduca le emissioni di carbonio e che permetta di implementare la competitività dell’economia europea e la sua sicurezza energetica;

Una politica industriale per l’era della globalizzazione, che consenta alle imprese di superare la crisi economica e inserirsi nel commercio mondiale adottando metodi di produzione rispettosi dell’ambiente;

– Agenda per nuove competenze e nuovi lavori, il cui intento è di incrementare l’occupazione e migliorare la sostenibilità dei sistemi sociali, incoraggiando strategie di “flessicurezza” (cioè la necessaria copresenza di flessibilità e sicurezza), la formazione di lavoratori e studenti, la parità tra donne e uomini e l’impiego lavorativo della popolazione anziana;

– Piattaforma europea contro la povertà, tesa a rafforzare la cooperazione tra i paesi dell’UE mediante un “metodo di coordinamento aperto” che favorisca la coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione e l’inclusione sociale delle persone che vivono sotto la soglia di povertà.

Tutte le iniziative sono alla prova dei riscontri dagli Stati Membri e la crisi economica e politica che continua ad impattare in UE è prevista già una revisione della Strategia UE 2014-2020 nel prossimo autunno, annunciata da Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione Europea per il lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività. Staremo a vedere gli sviluppi.

Ivan Rotunno

(www.tiaformazione.org)

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