L’Unione bancaria all’ostacolo Germania

03/05/2016 di Alessandro Mauri

Lo schema di tutela dei depositi dell'Unione bancaria assomiglia, per Germania ed altri Paesi, ad una ripartizione delle perdite. Per questo si oppongono

Il terzo pilastro dell’Unione bancaria è in dirittura d’arrivo, ma si trova ad affrontare gli ostacoli posti da alcuni Paesi, tra cui la Germania: lo schema di protezione unica dei depositi a livello europeo spaventa infatti i rigoristi del nord.

L’ Unione Bancaria – L’idea di un’Unione bancaria europea, che permetta di gestire a livello comunitario gli il complesso degli istituti di credito è condivisa dagli Stati Membri, anche se le modalità con cui questa debba essere implementata sono maggiormente soggette a divergenze e difficoltà. L’Unione si basa su tre pilastri, due dei quali già assodati: il sistema di vigilanza unico presso la Bce delle banche europee di maggiori dimensioni (a livello sistemico europeo o di singolo stato membro) e il meccanismo di risoluzione unico, che prevede una serie di strumenti a disposizione del regolatore in caso di insolvenza da parte delle banca (uno, in particolare, è rappresentato dal temuto bail-in). Il terzo pilastro dovrebbe essere rappresentato dall’assicurazione comune dei depositi (Edis) che permetterebbe di uniformare il sistema di controllo e di responsabilità per la protezione dei depositanti, e che sostituirebbe gli attuali sistemi nazionali.

L’ostilità tedesca – L’idea di una tutela condivisa comunitaria spaventa alcuni paesi, in particolare quelli del Nord, con la Germania in testa, che vedono in questo strumento una modalità di ripartizione delle perdite a livello europeo che poco tollerano. Per questo motivo richiedono una riduzione dei rischi in capo alle banche prima di condividerne il potenziale default in ottica unione bancaria: tra le proposte emerse l’introduzione di requisiti di capitale per i titoli di Stato detenuti dalle banche. Nonostante la proposta sia stata respinta, è evidente come questa fosse volta a colpire i paesi con maggior debito pubblico (come l’Italia), le cui banche hanno in portafoglio buona parte di questo debito. Una misura ben poco giustificata economicamente (con lo scudo della Bce i titoli di Stato hanno, sostanzialmente, un profilo di rischio estremamente basso), ma politicamente molto significativa: l’Europa è ancora lontana dal voler effettivamente diventare un’unione economica che è tale non solo per i vantaggi e i guadagni, ma anche per le perdite.

Un sistema più unito – Completare l’Unione bancaria significherebbe inoltre dare maggiore peso alle decisioni della Bce, nonché maggiore efficacia: non esisterebbero sistemi o Paesi più vulnerabili o con una legislazione più o meno incisiva, bensì tutto il sistema sarebbe, finalmente e concretamente, armonizzato. Per questo motivo Francoforte sembra voler andare rapidamente fino in fondo, rispondendo al ministro delle Finanze della Germania, Wolfgang Schäuble, che vorrebbe bloccare il sistema di garanzia dei depositi finché non fosse risolta la questione dei titoli di Stato: “la creazione dell’Edis non può essere ritardata, condizionandola a futuri eventi incerti”.

La realtà dei fatti è che uno schema di garanzia dei depositi a livello europeo sarebbe molto più forte ed incisivo di quelli nazionali, e la sua utilità, dopo aver implementato procedure di risoluzione comuni, è indiscutibile. Molto discutibili sono le posizioni che chiedono ulteriori requisiti per le banche (inutili e dannosi, a questo punto) per poter condividere il rimborso dei depositi protetti. Se è difficile ottenere una politica europea comune, almeno in ambito bancario, non è difficile comprendere perché quest’Europa è sempre più uno scontro tra interessi nazionali.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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