Una scossa nel partito laburista: Jeremy Corbyn è il nuovo leader

12/09/2015 di Laura Caschera

Jeremy "il rosso" trionfa alle primarie e si appresta ad infiammare il dibattito politico inglese, in modo a dir poco imprevedibile. Un dibattito che, inevitabilmente, coinvolgerà anche l'Europa

Labour

E così è successo: il “ribelle” Jeremy Corbyn è alla guida del partito laburista inglese, dopo aver stravinto le primarie, accaparrandosi il 59,5 per cento dei voti. Un successo notevole, considerando anche che la votazione è stata molto sentita da una vasta schiera di cittadini. Secondo la Bbc, infatti, c’è stata un’affluenza del 76,3 per cento dei circa 500 mila iscritti e registrati. Una vittoria strabiliante, anche se non può essere definita un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Infatti, nelle ultime settimane, i membri più influenti del partito, tra cui gli ex premier Tony Blair e Gordon Brown, erano intervenuti pubblicamente per cercare di mettere un freno a Corbyn, tendando di convincere l’elettorato a ripensarci, a non consegnare nelle mani di un uomo che condivide le idee di Podemos e di Syriza le sorti del movimento politico.

L’establishment del partito, infatti, sembra notevolmente preoccupata per la virata a sinistra, che, oramai, con Corbyn appare inevitabile. Come se non bastasse, a tutto ciò va ad aggiungersi l’elezione a numero due dei Labour di Tom Watson, la “bestia nera” di Rupert Murdoch. Corbyn “il rosso” succede così a Ed Miliband, dimessosi dopo il tracollo elettorale dello scorso 7 maggio, che aveva confermato David Cameron alla guida del paese. Il politico anti- austerità è stato scelto da quella parte dell’elettorato laburista che voleva dare una scossa al partito, anche se, secondo un sondaggio pubblicato dall’”Indipendent”, il 66 per cento degli intervistati è convinto che Corbyn non sarebbe in grado di portare i laburisti a sedersi nuovamente al timone di comando a Westminster.

Non meno duro è il commento dell’attuale premier David Cameron, secondo il quale il partito costituirebbe una vera e propria minaccia alla sicurezza finanziaria di tutte le famiglie del Regno Unito, e questo a prescindere da chi siederà allo scranno più alto. Ma, al di là delle diverse opinioni, non si può non riconoscere il vento di cambiamento portato da queste primarie, soprattutto alla luce delle politiche anti-immigrazione del governo conservatore attualmente al potere. Jeremy Corbyn, è il politico che predica accoglienza per i rifugiati, che ha tra i suoi obiettivi il “ dare speranza alla gente comune, che è piena fino qui di ingiustizie, disuguaglianza, povertà non inevitabile”. Ma non tutte le voci che si sono levate dal coro sono contro di lui, i sindacati, difesi e appoggiati dal politico inglese, hanno accolto con favore la sua elezione. Il segretario generale del Sindacato dei servizi pubblici e commerciali, Mark Serwotka, ha definito la vittoria di Corbyn “incredibile e molto meritata”. Non c’è da stupirsi di queste dichiarazioni, infatti è stato proprio “il rosso” a dichiararsi fermamente contrario alla riforma, messa in cantiere dal governo di Cameron, volta a limitare i diritto di sciopero. Gli obiettivi sul fronte interno, messi a punto dal parlamentare per il seggio londinese di Islington, sono chiari: ambiente, pace, welfare, parità ed immigrazione, la “bestia nera” della Gran Bretagna.

Il primo impegno di Corbyn sarà proprio a favore dei rifugiati, di chi continua a morire alle porte dell’Europa mentre cerca di fuggire da una guerra del terrore. E’ nota l’avversione di Cameron e del suo entourage nei confronti delle politiche di redistribuzione obbligatoria dei migranti, che vede proprio la Gran Bretagna grande oppositore del piano Junker, condiviso, tra gli altri, da Germania, Francia e Italia. Corbyn, poi, ha mantenuto l’impegno per quello che doveva essere il suo primo atto dopo l’elezione: la partecipazione alla dimostrazione pomeridiana del 12 settembre, per tendere una mano ai rifugiati.

Inoltre, dal punto di vista della politica estera, le posizioni del nuovo leader sono interessanti, perché diverse da quelle assunte nel corso degli anni dalla politica inglese, ed anche dallo stesso partito che ora si appresta a rappresentare. Innanzitutto, sono note le opinioni di Corbyn contro la Nato, colpevole, secondo lui, di aver “di fatto sequestrato il 2 per cento del bilancio degli Stati membri per un progetto che io contrasto”. E continua: “la Nato doveva essere sciolta con la caduta del muro di Berlino e la fine del Patto di Varsavia. L’unico modo concepibile per gestire le divergenze in politica estera è il dialogo”. In più, non sono sconosciute le sue simpatie per Hezbollah ed Hamas, e le sue posizioni contro Israele.

Un vero e proprio radicale, insomma, che si appresta ad infiammare il dibattito politico inglese, in una maniera a dir poco imprevedibile. E non si vede come tutto ciò non possa coinvolgere anche l’Europa. Alle mosse di chiusura della Gran Bretagna di Cameron, si contrappone un politico visionario, fuori dagli schemi convenzionali, un uomo che desta scompiglio. Ma forse proprio il susseguirsi di politiche stantie e la “vecchia guardia” della leadership laburista hanno spianato la strada a Corbyn “il rosso”, l’unico, al momento, che sembra portare un vento di novità nella terra della Regina da primato Elisabetta. Il blairismo va così, definitivamente, in soffitta.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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