Una futura Gran Bretagna o un piccolo Regno Unito?

26/03/2014 di Giovanni Caccavello

Questa sera, alle 20.00 (ora italiana) sarà possibile ascoltare su LBC Radio il dibattito politico-economico tra Nick Clegg e Nigel Farage sul destino del Regno Unito all'interno dell'Unione Europea

Dopo diverse settimane di tira e molla, il dibattito che per quasi un mese ha occupato le prime pagine di varie testate nazionali britanniche si terrà. Secondo le ultimissime notizie, ufficializzate sia dalla BBC che da Leading Britain’s Conversation (LBC – la prima stazione radio commerciale nazionale del Regno Unito) il dibattito tra Nick Clegg, leader del partito liberal-democratico britannico (Lib-Dem) e Nigel Farage, figura di spicco del partito indipendentista del Regno Unito (UKIP) verrà trasmesso oggi, alle ore 19 (fuso orario di Greenwich) su LBC. Un secondo dibattito verrà poi tenuto mercoledì 2 aprile in televisione sul BBC2 sempre alle 19.

Il Referendum del 2017 – Questo dibattito, definito da alcuni giornalisti della BBC e di quotidiani nazionali – come Guardian, Times ed Independent – un grande evento mediatico tra due dei politici meglio preparati che il panorama politico britannico possa offrire, arriva in un momento molto caldo della vita politica del Regno Unito.

Pochi mesi fa, il Primo Ministro Cameron ha infatti ufficialmente dichiarato che, in caso di vittoria alle elezioni politiche del 7 maggio 2015, il suo nuovo governo chiamerà i cittadini britannici alle urne per un referendum sull’Unione Europea nel 2017.

Questa mossa di Cameron ha suscitato subito moltissimo interesse e sembra aver ridato vigore ai sondaggi elettorali che, al momento, vedono il partito Labourista in vantaggio nella corsa alle elezioni generali del 2015. Il partito conservatore, che ben si è comportato in questi quattro anni di mandato insieme agli alleati capeggiati da Nick Clegg, paga la crescita costante del partito di estrema destra di Nigel Farage (pronto a consacrarsi vincitore alle prossime elezioni europee) e proprio per questo motivo il Primo Ministro ha rassicurato i cittadini riguardo un futuro voto sul rapporto tra Westminster e Bruxelles.

L'ex Primo Ministro del Regno Unito Margareth Thatcher.
L’ex Primo Ministro del Regno Unito Margareth Thatcher.

Conservatives Versus EU? – Oltre alle questioni attuali, ci teniamo a riassumere molto brevemente, per dovere di cronaca, cosa successe in passato. Molti lettori, leggendo i vari giornali, oppure ascoltando scialbi programmi televisivi e radiofonici, credono a torto che il rapporto tra Regno Unito ed Unione Europea sia sempre stato messo in discussione dal partito Conservatore ed in molti associano l’alto grado di anti-europeismo ed euro-scetticismo che sorvola i cieli di Londra, Edimburgo, Cardiff e Belfast con il famoso “no! no! no!” di Margaret Thatcher durante un dibattito parlamentare sull’Unione Europea del 30 Ottobre 1990, un mese prima delle sue dimissioni da Primo Ministro. Riportiamo qui alcune date importanti del processo di integrazione della Gran Bretagna per spiegare come il partito conservatore, pur avendo idee ben chiare sul ruolo dell’Unione Europea, si sia sempre posto come la forza politica che meglio ha supportato la creazione ed i grandi vantaggi del mercato unico europeo.

Tappe di integrazione europea – Il Regno Unito entrò a far parte della Comunità Economica Europea (CEE) il 1 Gennaio 1973 dopo che l’allora governo di Edward Heath (Governo conservatore 1970-1974) portò a termine con successo gli accordi stipulati nei due anni precedenti.

Nel 1975, una giovane Margaret Thatcher, sempre più in ascesa, manifestò contro l’uscita dalla Comunità Economica Europea e la rinegoziazione del rapporto con l’Europa voluto dall’allora governo Labourista di Harold Wilson.

Nel corso degli anni ’80 i vari governi Thatcher cercarono in tutti i modi di porsi come principali esponenti di un Europa poco burocratica e garante del libero mercato.

Il Regno Unito firmò con forza l’Atto Unico Europeo, trattato che poneva le basi per uno sviluppo ulteriore del mercato interno Europeo ed entrato in vigore il 1 luglio 1987.

Nel 1990, nonostante le vicessitudini che portarono ad un rimpasto del terzo governo Thatcher (il primo ministro divenne John Major), il Regno Unito entrò a far parte del Sistema Monetario Europeo, precursore della moneta unica. L’esperienza poco positiva del Regno Unito nello SME (famoso l’attacco alla Sterlina da parte degli speculatori nel 1992 durante il cosiddetto “Mercoledì Nero” e la conseguente uscita del Regno Unito dal sistema) testimonia comunque la volontà politica ed economica di vedere nell’Unione Europea una forte risorsa e non un nemico da cui fuggire.

Potere ai cittadini – L’insuccesso dell’esperienza all’interno del Sistema Monetario Europeo fu il principale ostacolo all’ingresso del Regno Unito nell’Euro. Questo spiega, in parte, come la Gran Bretagna sia, ad oggi, l’unico Paese membro dell’Unione Europea (insieme alla Danimarca) a poter chiamare alle urne i propri cittadini per poter decidere l’ingresso nella zona-euro (terza fase dell’unione monetaria ed economica) e a poter indire autonomamente un referendum sull’uscita dall’Unione Europea.

Come spiegato da Cameron stesso il governo del Regno Unito, al momento attuale, non ha alcun tipo di ragione specifica per volere un’uscita dall’Unione Europea. Questo, però, continua il Primo Ministro, non preclude la nostra decisione di voler tenere un referendum nel 2017. Sono i cittadini, secondo Cameron, a dover scegliere e secondo un recente slogan elettorale del partito Conservatore solo i Conservatori hanno la forza di organizzare un referendum visto che i Labouristi non lo farebbero mentre il partito di Farage eviterebbe il passaggio referendario per paura di perdere”.

Servono Riforme a livello Europeo! – Le richieste del partito Conservatore sono ben precise. Di particolare interesse risultano essere le proposte, firmate da oltre 300 piccole e medie imprese e ratificate dal governo, di ridurre al minimo la burocrazia a livello europeo e la volontà di introdurre regole ben definite e chiare sulla migrazione intra-europea che spesso porta lavoratori provenienti dai paesi meno sviluppati dell’Unione a spostarsi nelle nazioni dove i sussidi i disoccupazione risultino essere migliori.

Considerazioni economiche. Peggioramento partite correnti – I rischi che il Regno Unito potrebbe correre in caso di uscita dall’Unione Europea esistono. E’ infatti molto realistico ipotizzare la reintroduzione di qualche tariffa e quota in ambito di scambio commerciale con i partner europei. Ciò aggraverebbe il già debole bilancio delle partite correnti, in negativo da più di due decenni e mai così in rosso nonostante la ripresa economica. Come riportano articoli del “The Guardian” (qui il link) e del “Telegraph” (qui il link) nel 2013 il bilancio delle partite correnti è andato in deficit per circa il 5,1% del PIL e il trend negativo continuerà anche nel 2014 e negli anni a seguire. Nonostante una svalutazione della Sterlina di circa il 20% a partire dal 2007, il miglioramento del bilancio import-export è stato poco percettibile e il conto delle partite correnti è stato il peggiore a partire dal 1989.

Possibile fuga di capitali europei – Oltre a questo dato di fatto, sorge il sospetto che, in caso di uscita dall’Unione Europea con la conseguente uscita dal mercato unico europeo, ci possa essere una fuga di capitali europei dalla City (principale centro finanziario d’Europa) a discapito di altre mete europee, come ad esempio Francoforte, Parigi e Milano.

Da Gran Bretagna a piccolo Regno Unito – Per finire, il rischio principale sarebbe un ulteriore indebolimento della posizione del Regno Unito nello scacchiere mondiale. A cent’anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale e l’inizio della fine dell’Impero di “Sua Maestà” la Gran Bretagna ridimensionerebbe nuovamente il suo potere economico, ponendosi ai margini di un Europa che, pur con tutti i difetti possibili, sta cercando di modificare la sua traballante struttura interna. Il rischio di trasformarsi in un piccolo Regno Unito o addirittura in una piccola Inghilterra (nel caso in cui i venti di secessione provenienti da Glasgow, Edimburgo e Aberdeen si trasformino in realtà a partire dal 18 Settembre 2014) è molto alto come sottolineato dalla copertina dell’Economist (qui il link).

The following two tabs change content below.

Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
blog comments powered by Disqus