Una firma “radicale” per cambiare, finalmente, la giustizia

16/07/2013 di Alberto Luppichini

Una questione di civiltà

Lo scorso anno ho intervistato intervistato Piero Ostellino. L’argomento? La giustizia  e i problemi che comporta per il nostro paese un baraccone non sempre imparziale, né affidabile. Il lucido editorialista liberale del Corriere masticò una frase fulminante, una scudisciata provocatoria a tutto il mondo della politica: “In un paese civile la giustizia deve essere giusta e il processo breve. Sono questioni di civiltà, non di politica”. Partendo da questo presupposto, importante allora concentrarsi sull’iniziativa  dei Radicali, che hanno promosso un referendum sulla giustizia e stanno cercando le agognate 500000 firme.

Chi sbaglia, paghi – Il primo tema è la responsabilità civile dei magistrati. Il punto è chiaro anche ad un cittadino comune, che lavora per mantenere una famiglia: perché egli deve rispondere degli errori commessi sul posto di lavoro, accumulando stress, fatica, magari un licenziamento, e chi indossa la toga, invece, non risponde per la sua negligenza o imperizia? Ecco perché i radicali vogliono rendere più agevole l’esercizio, per il cittadino, dell’azione civile risarcitoria nei loro confronti, per i danni prodotti da errori di valutazione o interpretazione delle norme. Nel nostro paese i governanti sono sempre convinti di risolvere i problemi della gente comune a suon di leggi. E qui non si fa eccezione: una legge c’è, ed è anche datata, risale all’88, e aveva previsto, come da voto referendario, la responsabilità civile dei magistrati. Connessa a tale pessima abitudine, ve n’è un’ altra: il Palazzo non rispetta mai le leggi a sé sfavorevoli, trovando sempre il modo di modificarle o di abrogarle.

No a magistrati fuori ruolo ai vertici delle p.a. – Ulteriore problema è garantire la separazione dei poteri: i radicali propongono di far ritornare alla loro abituale professione i magistrati fuori ruolo, ora ai vertici della pubblica amministrazione. Anche qui non si chiede l’impossibile, ma di seguire il buon senso:  avete mai visto un medico che per un qualsiasi motivo non può esercitare la professione vedersi retribuito addirittura più del normale, in un ruolo peraltro non suo? Non c’è bisogno, insomma, di una promozione gratis per i togati. I quali, talvolta, vengono anche promossi in coincidenza di errori madornali.

Giudice e PM, funzioni diverse per carriere diverse –  Per garantire una effettiva responsabilizzazione dei magistrati, è anche necessaria una separazione delle carriere, fra funzione giudicante(il giudice) e funzione inquirente (il Pm).Il giudice terzo e imparziale non deve rimanere carta straccia nell’articolo 111 della costituzione, ma è fondamentale dare effettività alla norma, come in tutte le democrazie occidentali. Ai sensi del d.lgs. 160/2006, per poter passare dalla funzione giudicante a quella inquirente, e viceversa, sono necessari la partecipazione ad un corso di qualificazione professionale, poi un concorso, e l’atto finale è rappresentato da un giudizio di idoneità allo svolgimento delle diverse funzioni espresso dal CSM, guarda caso proprio l’organo di auto-governo dei magistrati: e, come si sa, cane non mangia cane.

Custodia cautelare ed ergastolo – Infine, due proposte di civiltà giudiziaria: intanto si auspica un ridimensionamento nell’utilizzo della custodia cautelare, visto che nelle nostre carceri alloggiano(si fa per dire) migliaia di detenuti in attesa di giudizio. E’ questione di dignità garantire che il carcere preventivo sia utilizzato solo per i reati più gravi, e che non dev’essere un’anticipazione della pena, bensì avere solo una funzione di prevenzione sociale. Da Repubblica garantista a paese delle manette, il passo è breve. I radicali auspicano anche l’abolizione dell’ergastolo, “perché abolire il carcere a vita significa superare il concetto di pena come vendetta sociale”.

Che giustizia sia con voi –  Ho condiviso molte battaglie dei radicali, anche se confesso di non averli mai votati. Tuttavia, il volto di Pannella porta i segni di tante battaglie giuste, coerenti con la sua storia e coraggiose. Dal divorzio all’aborto, le battaglie storiche dei  sono state le vittorie di tanti italiani. Mancano due mesi e pochi giorni per raggiungere le 500000 firme. Da qui può passare un altro pezzo di storia nazionale. Auguri a Pannella, al ministro Bonino e ai radicali tutti.

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