Una certa, confusa idea. Critica di Alessandro Baricco

20/10/2015 di Nicolò Di Girolamo

Parlare di Alessandro Baricco risulta piuttosto complicato. Una via di mezzo tra una pop-star e uno scrittore. Probabilmente il motivo va ricercato nel personaggio stesso dell’autore, che raggiunge le sue più grandi contraddizioni in "Una certa idea del mondo"

Alessandro Barrico

Parlare di Alessandro Baricco risulta piuttosto complicato. Una via di mezzo tra una pop-star e uno scrittore. Pur caratterizzato da una notevole infatuazione per alcuni suoi scritti,  ‘Seta’ su tutti, chi scrive ha serie difficoltà ad affezionarsi con convinzione ai suoi lavori. Probabilmente il motivo va ricercato nel personaggio stesso dell’autore, a molti particolarmente indigesto. Infatti, se da una parte è innegabile il suo sconfinato talento, si tende a subire un certo sconcerto quando talvolta si abbandona a pensieri ed espressioni povere, persino melense e così lontane dai picchi delle sue capacità espressive e descrittive in particolare. Probabilmente il paradosso nasce da un conflitto tra due aspetti in contrasto tra loro: da una parte il suo modo di scrivere talvolta ammalia, dall’altra, si prova un certo fastidio quando traspare la sua personalità, irritantemente romantica e delle volte persino puerile. Questo, ovviamente, è un punto di vista molto personale, condivisibile o meno

Il massimo di tal stato d’animo si prova nella lettura di ‘Una certa idea di mondo’ una sorta di raccolta di recensioni pubblicata da Feltrinelli nel 2013. L’intenzione è simile a quella della nostra rubrica e non ho potuto fare a meno di interessarmi a come un vero scrittore scelga le proprie letture. La reazione è stata, come prevedibile, altalenante. Si va dallo sconforto di vedere come primo argomento la biografia di Andrè Agassi, il campione di tennis, alla meraviglia nel leggere in un linguaggio vigorosamente poetico una recensione di un libro di Stefan Zweig, fino ad un nuovo sconforto leggendo un entusiastico commento su ‘Fantozzi Totale’ di Paolo Villaggio.

La raccolta è caotica, la scelta degli argomenti forse sconsiderata, come si può accostare il ‘Discorso sul metodo’ di Cartesio a ‘Storia delle idee del calcio’ di tale Mario Sconcerti? Manca solo ‘Del Maiale’ di Whiffle (temo che solo i miei più affezionati coglieranno l’allusione). Forse quanto scritto sino ad ora rappresenta un atteggiamento eccessivamente snobistico, ma indubbiamente, da uno scrittore di tal calibro, ci si può logicamente attendere un percorso di lettura coerente e non una confusionaria catasta di capolavori e di libri – perdonate la crudeltà – utili solamente ad accendere il camino.

Successivamente, le perplessità sono ulteriormente aumentate quando Baricco ha affrontato un commento di quello che è considerato uno dei capolavori della letteratura italiana: Il Gattopardo’ di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Definire questo capolavoro una storia meravigliosa, una lezione formidabile, rasenta quasi l’aver commesso un crimine. Certo, lo si può accettare in un tema scolastico. Da una penna del calibro di uno scrittore considerato tra i più talentuosi e affermati dell’ultimo decennio, rappresenta invece un attimo di banalità sconcertante, degno forse solo delle edizioni plastificate delle raccolte Panini. Ognuno può, ovviamente, avere più o meno passione per il romanzo di Tomasi da Lampedusa, ma si dovrebbe in ogni caso portarle il rispetto necessario per non fermarsi semplicemente sulla questione della lingua (del tutto marginale) e sulla frequentazione di prostitute da parte del Principe di Salina.

Quando Barrico, da un lato, sostiene che l’elegante eloquio di Tomasi di Lampedusa usato ai nostri giorni risulterebbe ridicolo, dall’altro non si renda conto che l’utilizzo di espressioni adolescenziali da parte di uno scrittore dotato e colto come lui risulti perlomeno grottesco. Non dovrebbe essere autorizzato a ripetere che lo scrittore x “scrive da dio”. Qualcuno dovrebbe fermarlo in tempo, ad ogni costo.

Nonostante tutto, cerchiamo di capire perché si propone, comunque, la lettura di questa raccolta, “Una certa idea del Mondo”. Baricco, anche se a volte impiega tutte le sue forze nel cercare di convincerci del contrario, è un eccellente scrittore, dotato di una sensibilità artistica e di un talento che sono stati donati a ben pochi altri, e risulta molto interessante scoprire – almeno quando fa sul serio – quali siano state alcune delle letture che hanno più stimolato la sua immaginazione. Inoltre, il suo modo di leggere, che è facile immaginare convulso e vorace, gli ha consentito di scovare alcuni interessantissimi scritti che normalmente passano in secondo piano come ‘La casa delle belle addormentate’ di Yasunari Kawabata.

Così se siete coscienziosi e determinati, non lasciatevi prendere dal raptus di gettare questo libro alle vostre spalle sperando di centrare il caminetto acceso quando leggete le prime due frasi del prologo: ‘Dieci anni fa ho cambiato città. E fin qui chi se ne frega.’, ma abbiate la pazienza di aspettare che il buon Baricco rinsavisca e parlando di ‘American Dust’ di Richard Brautigan vi delizi con pensieri come: ‘Romanzi del genere li riesci a scrivere solo se hai visto il fondo della sconfitta, o se sei già morto: non sei capace

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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