Una buona vita si costruisce tramite buone relazioni

08/01/2016 di Isabella Iagrosso

Cosa ci mantiene in salute e felici durante tutta la nostra vita? È da questa domanda che nasce lo “Harvard Study of Adult Development”, il più longevo studio sulla vita adulta mai condotto.

Social Relations

Cosa ci mantiene in salute e felici durante tutta la nostra vita? È da questa domanda che nasce lo “Harvard Study of Adult Development”, il più longevo studio sulla vita adulta mai condotto. Robert Waldinger, psichiatra americano e professore della Harvard Medical School, è stato a capo del progetto e ha esposto brevemente i risultati pubblicamente durante una TED Talk, postata online in questi ultimi giorni. Lo scopo era rispondere ad un tutt’altro che semplice interrogativo: se dovessi scegliere ora il migliore futuro per te stesso, dove investiresti tempo ed energia?

Recentemente, un sondaggio ha chiesto ai millennials quali fossero per loro gli obiettivi più importanti da raggiungere nella vita. L’80% di loro ha risposto: diventare ricchi. Mentre un altro 50% ha concordato: diventare famosi. Robert Waldinger spiega che questo risultato è dovuto ad un tipo di mentalità che ci spinge a lavorare, a spremerci sempre di più, per ottenere di più. Con la speranza che questo porti ad una vita felice. Immagini di intere vite, delle scelte che le persone fanno e come quelle scelte funzionano in futuro per loro, sono immagini impossibili da ottenere. La maggior parte di ciò che conosciamo sulla vita umana la sappiamo chiedendo alle persone di ricordarsi del loro passato, ma non è sufficiente. Infatti in realtà dimentichiamo una grande quantità di cose che ci succedono e, inoltre, a volte la memoria sa essere assolutamente creativa.

E se invece fosse possibile studiare le persone da quando sono teenagers, per una vita intera, durante tutto il percorso per diventare anziani, e vedere cosa le mantiene felici e in salute? Ecco cosa hanno fatto dunque Robert Waldinger e il suo team di ricercatori di Harvard. Per 75 anni, sono state seguite le vite di 724 uomini e gli è stato chiesto, anno dopo anno, informazioni riguardo al lavoro, alla casa, alla salute. Come spiega lo psichiatra: “studi come questi sono eccezionalmente rari. Quasi tutti i progetti di questo tipo vengono abbandonati dopo qualche decade, per mancanza di personale, o di fondi. Ma grazie alla persistenza di più di una generazione di ricercatori, questo studio è sopravvissuto. Circa 60 dei 724 uomini originari, sono sopravvissuti, e quasi tutti hanno superato la soglia dei 90 anni. Stiamo ora cominciando lo studio sui circa 2000 figli di questi uomini. Io sono il quarto direttore dello studio.”

Quando hanno cominciato, i partecipanti alla ricerca erano tutti teenagers, un gruppo era composto da matricole di Harvard, un gruppo invece da ragazzi dei quartieri poveri di Boston, che vivevano in condizioni precarie. Alcuni sono diventati operai, altri muratori, altri dottori, uno presidente degli Stati Uniti. Alcuni sono diventati schizofrenici, altri alcolizzati, alcuni hanno migliorato la loro posizione sociale, altri l’hanno peggiorata. Ogni due anni, gli uomini coinvolti nella ricerca vengono richiamati, gli vengono fatte nuove domande, vengono interrogati i loro figli e gli vengono fatti degli accertamenti medici.

Cosa è stato ottenuto dunque da questo lungo e instancabile lavoro? Il messaggio principale è stato: buone relazioni ci mantengono più felici e più in salute. In particolare, si possono evidenziare tre punti salienti. Il primo è che le connessioni sociali sono davvero buone per noi, e che invece la solitudine uccide. È venuto fuori che le persone che sono maggiormente connesse a famiglia, amici, comunità, sono più felici e anche fisicamente più sane, e vivono più a lungo di chi è isolato. Ci si può sentire soli anche quando si sta in compagnia, o si è sposati. La seconda grande lezione è dunque che non importa la quantità, ma la qualità delle relazioni più strette. Meglio abbandonare i rapporti conflittuali, risolverli anche in maniera forzata, piuttosto che trascinarseli dietro; a lungo andare si rivelano dannosi per la salute. Le persone che erano più soddisfatte delle loro relazioni all’età di 50 anni, si sono dimostrate le più felici e sane anche all’età di 80. Questo ci porta alla terza lezione: per quanto le relazioni non proteggano il nostro corpo, sicuramente proteggono la nostra mente. Sapere di poter contare su qualcun altro, in un modo o nell’altro, spesso rende la memoria più longeva.

Certamente, questi consigli appaiono come la scoperta dell’acqua calda. Ma allora, si chiede sempre Robert Waldinger, perché sono così facili da ignorare? “Siamo umani. Quello che davvero ci piace è una soluzione rapida, qualcosa che renda buone le nostre vite e le mantenga così. Le relazioni sono difficili e confuse, non sono né sexy, né alla moda e serve un duro lavoro per prendersi cura di famiglia e amici.”

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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