Un saluto a Roger Ebert, il guru della critica cinematografica

11/06/2013 di Jacopo Mercuro

“I film non saranno più gli stessi senza Roger” - Barack Obama “Uno dei più grandi campioni della libertà e dell’espressione artistica" - Robert Redford

Roger Ebert

Poco più di un mese fa veniva a mancare Roger Ebert (18 giugno 1942 – 4 Aprile 2013), meno noto nel nostro paese ma caposaldo dell’arte cinematografica negli States. Ebert è stato il più grande critico di cinema, al punto che nel 1975 è riuscito ad aggiudicarsi l’ambito premio Pulitzer per la critica e nel 2005 la stella con inciso il suo nome sulla Walk of Fame di Los Angeles. Molto amato e apprezzato oltreoceano è stato il critico ufficiale del Chicago Sun-Times: fu il primo incarico ricevuto dopo aver terminato gli studi, e rimase all’interno dei quadri redazionali fino al giorno della sua morte.

Oltre a scrivere, Ebert appariva settimanalmente sul piccolo schermo alla conduzione del programma televisivo At the Movies in cui, insieme all’amico Gene Siskel, presentava e recensiva i film in uscita. Seduti nelle loro poltrone, amavano discutere tra un frame e l’altro del film in questione, scambiandosi perle di saggezza e alla stesso tempo frecciatine umoristiche. Lanciarono la moda del pollice in su per giudicare un film buono, e pollice in giù quando non era di loro gradimento. Per la gioia del pubblico, quando entrambi erano d’accordo, si lanciavano nel “Two Thumbs Up” (“due pollici su”) divenuto un vero e proprio marchio di fabbrica, e che spesso determinava le sorti della pellicola ai botteghini.

Il sistema delle stelline – Ebert credeva saldamente che il sistema critico delle stelline attribuite ai film doveva essere considerato relativo e non assoluto. Era solito partire da mezza stellina per i film più scadenti fino ad arrivare a quattro stelline per i film che credeva fossero veri e proprio capolavori, inoltre quando considerava una pellicola brutta e moralmente ripugnante si limitava a recensirla senza dare alcuna stellina. Secondo Ebert i film dovevano essere giudicati e confrontati secondo la categoria di appartenenza; spiegò il concetto dicendo: “Quando chiedete ad un amico se Hellboy è un bel film, non gli chiedete se è un  bel film rispetto a Mystic River, ma gli chiedete se è un bel film rispetto a The Punisher. E la mia risposta sarebbe che, se in una scala da 1 a 4 Superman è 4, allora Hellboy è 3 e The Punisher è 2. Allo stesso modo, se American Beauty è un film da 4 stelle allora Il delitto di Fitzgerald ne merita 2”.

Ebert era molto severo quando si trovava davanti a lavori che non considerava arte, e non aveva timore di definirli un fallimento per il cinema. Stilò così una classifica dei peggiori film da lui recensiti sotto due raccolte: “I Hated, Hated, Hated This Movie” e “Your Movie Sucks”. Allo stesso tempo pubblicò una raccolta con i film premiati con le sue prestigiose quattro stelle: “Great Movies”. Non nascose che tra le moltissime pellicole viste vi erano alcune che preferiva, facendo così una personale classifica di dieci  film in cui compare anche “La dolce vita” di Federico Fellini.

Sarà per sempre ricordato come il miglior intenditore di cinema al mondo. Grazie alla grande proprietà di linguaggio, al coraggio e alla sincerità nei giudizi riuscì a conquistare molti appassionati, ai quali egli stesso era legato. Ogni critico porta con sé quella piccola puzza sotto il naso che quasi contraddistingue la categoria, ma Ebert, nonostante la sua sicurezza, ha sempre lasciato una porta aperta a chi aveva un parere diverso dal suo. Per questo creò un blog che gli permetteva di interagire con il pubblico e che viene tenuto ancora in vita dal suo staff. Nello stesso blog il 03 aprile di quest’anno, Ebert diede l’annuncio del suo ritiro per problemi di salute. Il giorno seguente si spense a causa di un grave tumore che aveva già combattuto nel 2002.

Le parole e il modo di osservare il grande schermo di Roger Ebert continuano ad essere l’unico vero faro nella notte per chi oggi scrive di cinema. I suoi insegnamenti e i suoi consigli andrebbero visti come dei compiti da svolgere a casa.

Roger Ebert è uscito di scena salutando tutti con un: I’ll see you at the movies”.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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