Un rappresentante non così alto

24/02/2015 di Marvin Seniga

Uno sguardo all’operato di Lady Pesc a 100 giorni dal suo insediamento a Bruxelles.

Mogherini

Nominata Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza meno di 4 mesi fa, Federica Mogherini non è ancora riuscita ad imporsi a Bruxelles. Il compito di certo non era dei più semplici ed anche il suo predecessore, Catherine Ashton, non era riuscito a scalfire l’indipendenza che i singoli Stati continuano ad avere nella formulazione delle loro linee di politica estera.

La nomina di Mogherini come Alto Rappresentante fu fortemente voluta da Renzi, che voleva una carica di peso nella nuova Commissione dopo l’eccellente risultato delle europee di maggio, in cui il PD si affermò come il secondo partito più votato in Europa dietro soltanto alla CDU di Angela Merkel. Se per l’economia, dove il francese Moscovici era da tempo il prescelto per la carica di Commissario per gli Affari Economici e Monetari, e per il ruolo di Presidente della Commissione che era stato già deciso sarebbe dovuto essere il candidato del blocco uscito vincitore dalle urne, non c’era alcuna possibilità, restavano due le cariche di prestigio a cui poter ambire: il Presidente del Consiglio Europeo e l’Alto Rappresentante.

La scelta di Renzi ricadde sull’Alto Rappresentante, anche perché la Merkel fece pressioni affinché fosse Donald Tusk, al tempo primo ministro in carica della Polonia e da sempre su posizioni filo-tedesche, a divenire presidente del Consiglio Europeo. Ma se per il Trattato di Lisbona l’Alto Rappresentante è la terza carica più importante nella pratica il suo valore reale è fortemente ridimensionato, considerato che gli Stati continuano ad essere gelosi della propria indipendenza nel determinare le proprie linee di politica estera.

Queste erano le premesse. Riuscire a dare un proprio indirizzo alla politica estera dell’Unione Europea non sarebbe stato facile, il settore continua ad essere quello dove l’integrazione europea procede più lentamente e dove gli Stati cedono con più difficoltà la loro sovranità. Ed è così che molti voci critiche si sono levate per giudicare, in modo anche piuttosto prematuro i primi mesi di Mogherini a Bruxelles, accusata di non avere una sufficiente esperienza e di restare eccessivamente ai margini del lavoro dei singoli Stati. Recentemente in molti hanno fatto notare la mancanza di Lady Pesc a Minsk dove Putin, Merkel, Hollande e Poroshenko discutevano dei destini dell’Ucraina; ma chi mancava con tutta probabilità non era la Mogherini ma Juncker, considerato che era una riunione tra i detentori del potere esecutivo piuttosto che un incontro tra i leader della diplomazia. Il problema dunque è soprattutto europeo, i poteri di cui gode l’Alto Rappresentante non sono così ampi nei confronti dei singoli Stati che infatti continuano a promuovere le proprie linee in politica estera senza coinvolgere più di tanto le istituzioni europee. Inoltre l’impressione generale di questi tempi è che in Europa cresca sempre più il metodo intergovernativo e che retroceda quello comunitario sovranazionale.

Ma il vero sintomo di difficoltà per Mogherini è la nomina di Michel Barnier come Consigliere speciale per la Politica Europea di Sicurezza e di Difesa. Una nomina straordinaria decisa pochi giorni fa da Juncker, per motivi ancora poco chiari. Da una parte c’è chi sostiene che sia stata voluta per affiancare a Mogherini una personalità con una grande esperienza all’interno delle istituzioni europee, ammettendo implicitamente che ancora non sia riuscita a conquistare la fiducia di tutti a Bruxelles. Per altri invece si tratterebbe di una nomina decisa da Juncker per integrare meglio il lavoro dell’Alto Rappresentante con quello del Commissario per il Mercato Interno e l’Industria, la polacca Elżbieta Bieńkowska, tra le cui responsabilità figura “incoraggiare i Paesi Ue a creare un mercato della difesa più efficiente e aperto alla competizione su scala europea, cooperando in contratti per la difesa e utilizzando sinergie”, ed è su questo aspetto che l’azione di Barnier dovrebbe concentrarsi.

Quel che è certo è che Barnier sarà “shadow minister”, una figura straordinaria, che non esiste nei trattati di Lisbona, e i cui poteri non sono quindi formalmente definiti e circoscritti, e che dunque possono tendere ridursi o ad allargarsi, invadendo sfere di competenza altrui. Starà a Mogherini riuscire ad affermarsi quale unico responsabile per la politica estera e la sicurezza comune, respingendo le critiche e acquistando autorevolezza nelle cancellerie europee e mondiali. Intanto la sua risposta a questa nomina straordinaria è stata piuttosto diplomatica, dichiarando che si tratta di una scelta concordata e condivisa, aggiungendo però che “Barnier non sarà un suo consulente ma un consulente di Juncker per la politica estera” una frase che va ad aggiungere ambiguità ad una situazione già poco chiara.

 

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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