Un normale weekend di trionfo per Rafa e Seb

10/06/2013 di Luciano Di Blasio

Lo spagnolo e il tedesco vincono, dominando, Roland Garros e gran premio di Montreal

Vette e Nadal

Mentre gli appassionati di calcio si arrovellano sulle solite pseudonotizie da calciomercato aspettando l’inizio della Confederations Cup, per tutti quelli interessati in racchette e palline, gomme e motori, è stato un weekend di “inutile agonia”: dal rosso del Philippe Chatrier sbucano, immancabilmente, i dentoni di Rafael Nadal, mentre, in fuga da muretti canadesi, avversari e regia internazionale, lo scapigliato Sebastian Vettel porta a casa il Gran Premio del Canada di Formula 1.

L’imperatore di Manacor – Bastano due ore e sedici minuti a Rafael Nadal per sbarazzarsi dell’amico e connazionale David Ferrer con un netto 6-3 6-2 6-3 sul centrale del Roland Garros per riscrivere – ancora – il suo nome nella storia del tennis e dello sport: porta a casa l’ottavo titolo a Parigi in carriera. Supera se stesso: era già il più vincente dell’era Open (in soldoni, dal 1968 ad oggi). Stacca Björn Borg: lo svedese è fermo a “soli” sei titoli. Diventa il più vincente a Parigi in singolare tra donne e uomini: Chris Evert ne ha 7. E poi raggiunge Max Decugis, il più vincente di sempre – fino a ieri – a Parigi (vittorie, comunque, ottenute quando gli Internationaux de France si chiamavano ancora Championnat de France, e il professionismo era un miraggio). E con il suo dodicesimo titolo dello Slam si mette in scia a Pete Sampras, parcheggiato a quota 14. Federer, poi, è a 16: non fermo, ma quasi, perché se escludiamo Wimbledon 2012, FedEx non vince uno Slam dagli Australian Open 2010…un’eternità. E Rafa ha solo 27 anni.

Il più grande di sempre sul rosso? – Ci troviamo dunque al cospetto del più grande tennista della storia della terra rossa? Forse, e nei numeri sicuramente. Questo sport ancor più di altri, però, si è evoluto brutalmente nella quantità e nella qualità, nello stile e negli strumenti: è dunque ingiusto paragonare con greve facilità da bar giocatori di epoche diverse, e altrettanto decretare la supremazia storica di qualcuno di loro. L’unico aspetto sottolineabile, seppur in termini relativi, sono i numeri, perché nessuno nella storia del tennis ha vinto come Rafa sul rosso: 8 titoli del Roland Garros, ma anche l’impressionante record di 81 vittorie consecutive su una singola superficie, ottenuto tra il 2005 e il 2007. Questo vuol dire che Nadal, per tre anni consecutivi, ha vinto tutti i tornei in terra rossa cui partecipava. Un record che apparteneva a McEnroe: 75 vittorie consecutive sul sintetico.

Abbandonando la storia, comunque, e spalancando gli occhi alla contingenza – quella contingenza che vede il maiorchino mordere ancora una volta la coppa del Roland Garros dedicata a Jean Borotra, Jacques Brugnon, Henri Cochet e René Lacoste, i 4 moschettieri che componevano l’invincibile armata francese del tennis all’inizio del secolo scorso – non è ingiusto dire che Nadal è i 4 moschettieri.

L’energy drink conquista finalmente il Canada – Una domenica leggermente meno soddisfacente per un altro grande spagnolo dello sport: Fernando Alonso risale dal sesto posto e classifica la sua Ferrari F138 sul secondo gradino del podio nel Gran Premio del Canada di Formula 1. Il bicchiere sarebbe forse pure più che mezzo pieno, se non fosse che davanti a lui vede per primo la bandiera a scacchi quel Sebastian Vettel che ancora una volta, con una facilità inaspettata nell’avvicinamento a questo weekend di gara, si porta a casa il bottino pieno e lo stacca un pelino in più in classifica (132 a 96). La Red Bull arrivava a Montreal consapevole del passo avanti fatto in casa Mercedes e del vantaggio Ferrari su una pista dove potenza e velocità contano molto più di aerodinamica e stabilità in curva. Poi però ci s’imbatte in un fine settimana bagnato e freddo fin dalle prove libere: poca possibilità di girare con continuità e simulare le vere condizioni di gara, condite da una qualifica umida con situazione in evoluzione costante, hanno di fatto riportato davanti a tutti una Red Bull più fortunata che brava, forse.

Facile, facilissimo quindi, trovarsi oggi a discutere una gara divertente, ma fine a se stessa: Vettel, avvantaggiato dalla partenza in pole, scappa via; le Mercedes fanno gara anonima, così come Webber; Alonso al solito si scatena in gara, sfrutta al meglio la sua vettura e il suo talento sopraffino per infilare una serie di sorpassi su Rosberg, Webber e soprattutto la sua nemesi d’altri tempi, Hamilton, che gli valgono la seconda piazza nel finale. Completa il podio proprio l’inglese della Mercedes, mai in grado di mostrare la sua forza, con una vettura ancora troppo poco competitiva in gara.

È una F1 2.0, divertente nella sua imprevedibilità temporanea e indotta, prima di vedere le solite gerarchie ristabilite al cospetto della bandiera a scacchi. In tutto questo è giusto sottolineare che la Red Bull è brava a sfruttare al meglio le occasioni e il suo potenziale quando possibile, mentre la Ferrari pecca ormai da troppo tempo di lentezza cronico-cronometrica in qualifica, e quando il pilota caposquadra incappa in una giornata no, allora il weekend può addirittura diventare da incubo (vedi Montecarlo). In tutte le altre occasioni, Alonso dà il 500% ed “è gigantesco”, come ha sottolineato il suo ingegnere Andrea Stella anche ieri dopo la gara: questo, però, è palesemente insufficiente per permettergli di vincere l’agognato mondiale in rosso. Ma si sa, la F1 è questione di millesimi, e in questa F1 tutto può ribaltarsi: la Ferrari può e deve continuare a provarci.

Stranezze, magie e tragedie domenicali – Vale la pena sottolineare la bella gara in rimonta di Felipe Massa, da sedicesimo in griglia all’ottavo posto finale, ma anche il talento di Kimi Raikkonen, cristallino: in una gara anonima a causa di una vettura non al top, il finlandese, incalzato da Massa, trasforma la sua situazione difensiva in offensiva andando a riavvicinarsi a Ricciardo che lo precedeva, sorpassandolo e guadagnando un po’ di gap su Felipe, permettendosi un po’ di respiro. Interessante mini-mistero radio in casa Ferrari: “Safety car window open” dice l’ing. Stella ad Alonso più o meno a metà gara. Tutti pensano ad una frase in codice, ma a fine gara è Domenicali a spiegare l’ovvio: in quella fase di gara, essendo vicini al successivo pit-stop, se dovesse entrare in pista la safety-car, il pilota sa che deve rientrare senza aspettare ulteriori comunicazioni.

C’è, purtroppo, anche una tragica nota nera a contorno del GP: un commissario di pista è stato investito e ucciso dalla gru che stava spostando la Sauber incidentata di Esteban Gutierrez. Il 38enne, chinatosi per raccogliere la sua radio, si è così facendo negato agli specchietti del mezzo che lo ha involontariamente investito.

La tranquillità dell’imbroglio? – Il vero appassionato ha bisogno di irrazionalità emozionale, non ci può essere spazio per accuse dietrologiche: dopo l’ennesimo grande trionfo di Nadal si parla di doping, ancora una volta; dopo un’ulteriore vittoria in casa Red Bull si potrebbe ricominciare a parlare dei dubbi su alcuni degli espedienti tecnici della loro vettura, che in passato han sollevato feroci polemiche. Ma lo sport è tutto il resto, l’amaro in bocca lo si cura alla prossima sfida, da veri agonisti.

 

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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