Un modello Pordenone per salvare l’industria italiana?

20/01/2014 di Federico Nascimben

La proposta dell'Unione degli Industriali ai sindacati: moderazione salariale e più flessibilità per salvaguardare l'occupazione

La crisi economica e il rischio desertificazione industriale nella provincia di Pordenone hanno portato l’Unione degli Industriali a proporre ai sindacati un progetto/patto che prevede moderazione salariale e maggiore flessibilità in cambio della salvaguardia occupazionale (qui il link con il documento). I casi Electrolux e Ideal Standard non hanno fatto altro che accelerare il processo, senza attendere l’intervento governativo.

Conferenza stampa di presentazione del Piano Straordinario «Pordenone Laboratorio per una nuova competitività industriale». Fonte: www.unindustria.pn.it
Conferenza stampa di presentazione del Piano Straordinario «Pordenone Laboratorio per una nuova competitività industriale».
Fonte: www.unindustria.pn.it

Il gruppo di lavoro – Il progetto – come recita il sito degli Industriali, qui il link – è stato redatto “in risposta alla crisi profonda che sta attraversando indistintamente tutti i settori produttivi della provincia, Unindustria Pordenone ha voluto indicare, con il Piano Straordinario «Pordenone Laboratorio per una nuova competitività industriale», alcune risposte di sistema per contrastare l’idea di un declino inesorabile dell’identità industriale e produttiva del territorio”. Il team di lavoro che si è occupato della scrittura del progetto è composto, tra gli altri, da: Tiziano Treu (docente di diritto del lavoro ed ex Ministro del Lavoro), Riccardo Illy (ex Presidente della Regione), Innocenzo Cipolletta (presidente del Fondo Italiano di Investimento).

Le premesse economiche – Il tentativo è quello di fermare l’emorragia che ha avuto inizio nel 2008, in cui regione FVG e, in particolar modo, Pordenone, hanno registrato dati peggiori rispetto a quelli del Nord-est nel tentativo di recuperare i valori pre-crisi (qui il link). In particolare, considerando tutta la provincia di Pordenone: il rapporto tra imprese iscritte e cessate nel periodo 2008-2013 registra un -11,4%; la disoccupazione è salita dal 3,9% del 2008 al 6,9% nel 2012 e dovrebbe attestarsi attorno al 10% a fine 2013.

Figura 1: andamento manifatturiero a Pordenone. Fonte: www.unindustria.pn.it
Figura 1: andamento manifatturiero a Pordenone.
Fonte: www.unindustria.pn.it

La figura 1 mostra l’andamento del settore manifatturiero nell’intera provincia di Pordenone nel periodo 2008-2013. In particolare, se la regione FVG mostra un particolare problema di competitività se confrontato con il resto del Nord-est (qui il link), l’area di PN sconta l’andamento negativo di due delle principali vocazioni della zona: metalmeccanico e settore del mobile.

Figura 2: variazione PIL del Nord-est. Fonte: www.unindustria.pn.it
Figura 2: variazione PIL del Nord-est.
Fonte: www.unindustria.pn.it

La figura 2, invece,  mostra la scomposizione dell’andamento del PIL nel Nord-est dal 2008 al 2013. Come si può notare, la variazione del Prodotto sconta a sua volta la variazione dell’export che si lega alle oscillazioni delle economie estere.

Il Piano, i commenti di Agrusti e Treu – Il progetto parte da un presupposto, e cioè – per utilizzare le parole del presidente di Unindustria PN, Michelangelo Agrusti – da “un mondo che non c’è più, perché questa una volta era la Manchester d’Italia mentre ora è da 15 anni che non si vede un nuovo grande investimento: occorre agire subito, con azioni efficaci qui e oggi“. Inoltre, osserva Treu, “questi interventi si possono fare a legislazione invariata con un accordo tra le parti: per il sindacato è una provocazione anche dura ma certamente utile. […] Questa in fondo è la flexsecurity concretamente calata sul territorio. Significa fare sacrifici in cambio di prospettive, un modello che se funziona qui può essere esportato anche altrove“.

Il Piano, l’urgenza – La necessità di presentare un Piano straordinario era data dall’emergenza rappresentata da due casi di crisi aziendale e di delocalizzazione che, in maniera particolarmente acuta negli ultimi mesi, stanno facendo parlare di sè; ci riferiamo al caso Electrolux (che vede coinvolti direttamente circa 1200 lavoratori e 2000 dell’indotto) e a quello Ideal Standard. Soprattutto nella prima vicenda c’era l’assoluta necessità di presentare sul piatto delle trattative qualcosa che potesse essere “ready to eat”, vista l’investigazione dell’azienda sulla competitività dei siti italiani (per questo si propone subito una riduzione del costo del lavoro dagli attuali 24 euro a 19).

Il Piano, cosa prevede – Un piano che nelle sue linee guida ricorda quanto fatto dai tedeschi nella prima metà degli anni 2000: moderazione salariale e maggiore flessibilità in cambio del mantenimento occupazionale. Per le grandi imprese si prevede un taglio del costo del lavoro del 20%, mentre per le PMI la riduzione è del 10%. Questo risparmio si ottiene: assorbendo nei futuri aumenti nazionali i superminimi (ad esclusione però di quelli per merito) e di tutte le indennità fisse precedenti al 1993; per i neoassunti, eliminando gli importi previsti dalla contrattazione di secondo livello; per le aziende in crisi che vogliono mantenere il proprio livello occupazione o per quelle che hanno avviato programmi di incremento occupazionale o di stabilizzazione di contratti a termine, ipotizzando la sospensione di premi di risultato e di altre maggiorazioni aziendali. Dal punto di vista della maggiore flessibilità richiesta si prevede: una limitazione delle pause a quanto previsto dal contratto nazionale; recuperi entro 60 giorni per le prestazioni settimanali eccedenti le 40 ore settimanali; lo spostamento alla domenica delle festività del 2 giugno e del Santo patrono locale; la monetizzazione delle ferie eccedenti le quattro settimane; la possibilità di assunzione acausali per i contratti a termine fino a 2 anni. Ma la maggiore flessibilità richiesta riguarda anche l’inquadramento professionale, per questo è prevista la possibilità di utilizzare il lavoratore fino al 30% del suo monte ore per mansioni di livello superiore o inferiore senza che per questo motivo vengano avviate cause per demansionamento o vengano acquisiti diritti di passaggio ad un livello superiore. L’idea però è anche quella di integrare il minor salario percepito dal lavoratore in busta paga con sistemi di welfare aziendale (i quali però richiedono anche l’intervento di Regione, banche e sistema sanitario per quanto riguarda le convenzioni), cioè buoni spesa, sanità integrativa, asili nido, trasporto ecc. Infine – come si legge nel documento -, “tra le innovazioni più rilevanti avanzate dalla proposta contrattuale, va evidenziata la previsione di apertura alla partecipazione dei lavoratori al capitale d’impresa. […] in taluni casi potranno essere negoziate, a livello aziendale, forme compensative di partecipazione dei lavoratori ai risultati aziendali, conseguiti anche grazie al contratto sperimentale applicato“.

A suggello del piano si attende ora l’accordo con i sindacati. A tal punto, per regolare il meccanismo fissato, è stato creato un organismo bilaterale composto da rappresentanti di questi ultimi e delle imprese.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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