Un giorno devi andare: perchè bisogna partire per ritrovare se stessi

14/04/2013 di Monica Merola

I malinconici occhi della brava Jasmine Trinca vengono prestati, in «Un giorno devi andare», al silenzioso personaggio di Augusta, una 30enne italiana che decide di affrontare un momento difficile della propria vita partendo per l’Amazzonia. All’inizio Augusta è accompagnata nel suo viaggio da Suor Franca, una missionaria, ma successivamente deciderà di continuare la sua avventura da sola nelle favelas di Manaus.

Un giorno devi andare, il nuovo film di Giorgio Diritti
Un giorno devi andare, il nuovo film di Giorgio Diritti

Il contatto con la gente semplice del luogo, e con la famiglia che le darà ospitalità, riuscirà a farle riscoprire un’energia che non sapeva di possedere, e che le darà la possibilità di raccogliere tutto il proprio coraggio per compiere l’ultima tappa del suo viaggio: isolarsi proseguendo in totale solitudine il suo percorso all’interno dell’Amazzonia.

 Questa pellicola delicata circonda la mente dello spettatore con la potenza del suo silenzio, spesso quasi innaturale, e questo riesce a far emergere alla perfezione il senso del disagio e del dolore provato da Augusta, una donna impossibilitata ad avere figli che in quello stesso silenzio ricerca se stessa, la propria identità di donna e di essere umano.

Il percorso di Augusta, non privo di ostacoli, risulta a tratti però colmo di speranza, come se la consapevolezza del suo disagio lasciasse finalmente posto alla serenita di sapere che non è necessario dover risolvere ogni difficoltà immediatamente. Questo senso di procrastinazione accompagna lo spettatore attraverso gli occhi della madre della protagonista, un personaggio totalmente prostrato dalla lontananza che la figlia ha deciso di interporre tra se stessa e la realtà del suo dolore.

Le grandi domande della vita che presto o tardi si presentano dinanzi alla porta di ognuno di noi – chi siamo, dove andiamo, da dove veniamo –  alla fine lasciano sempre una grande quiete alle  nostre spalle, quasi come se non fosse importante udirne l’eco della risposta, poichè attraverso la domanda stessa noi possiamo già comprendere profondamente il senso di quello che ci stiamo domandando.

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Monica Merola

Dopo aver conseguito la maturità classica ottiene la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso "La Sapienza", con una tesi su Anna Politkovskaja. Giornalista pubblicista da marzo 2012 , non scrive per vivere ma vive per scrivere.
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