Un giorno così bianco, così bianco. Ettore Spalletti in mostra al MADRE

14/04/2014 di Simone Di Dato

Nel silenzio così bianco di Ettore Spalletti, tra lievi vibrazioni e alterate geometrie, si ha subito l’impressione di essere in uno spazio rarefatto, al cospetto di un’arte indissolubilmente legata al tempo presente. Leggendo con cura le sensazioni di opere esaltate da altezze e riflessi abbaglianti, si capisce invece quanto l’arte contemporanea sia sintesi di un passato ancora significativo, al quale aggiungere la contrastante sensibilità moderna. Facendo dialogare passato e presente, Spalletti fa della sua poetica un vero e proprio culto della bellezza ma piuttosto intesa come perfetta misura di spazio e colore, laddove i confini tra pittura, scultura e architettura si annullano in favore di un’esperienza spirituale e catartica  per chiunque abbia modo di vivere i suoi spazi.

MADRE 2A celebrare le alchimie cromatiche dell’artista da sempre orientato verso la percezione del paesaggio italiano, saranno ben tre musei nel corso di tutto il 2014. Dal MADRE di Napoli, alla GAM di Torino, fino al MAXXI di Roma, l’Italia rende omaggio ad un grande testimone della storia dell’arte internazionale, e lo fa con tre percorsi indipendenti ma tutti concepiti in quell’ambizioso progetto che nasce dal desiderio di esplorare la varietà del suo linguaggio artistico e conferendo un’unica grande storia che racconterà scorci e luci del nostro paese.

Curata da Alessandro Rebottini e Andrea Viliani, la mostra partenopea si propone di ripercorrere la storia di Spalletti e della sua ricerca, dagli esordi negli anni Sessanta fino ad oggi, avvalendosi di opere di pittura, scultura, installazioni ambientali, libri e progetti. Il fil rouge dell’esposizione è da ritrovare nel titolo della mostra che affida così nel colore bianco l’essenza di quella luce abbagliante che incornicia un ambiente quasi metafisico, uno spazio fatto di elementi geometrici e plastici, equilibri visivi e spaziali come in una sinfonia musicale limpida e delicatissima. Forte di 40 opere, alcune inedite, mai esposte al pubblico, e pensato dall’artista stesso per gli antichi spazi del Palazzo Donnaregina, l’allestimento si dipana entro le 17 stanze del terzo piano del MADRE, riflettendo un tema centrale dell’intera poetica di Spalletti, ossia “l’annullamento del tempo inteso come linearità e progressione e la sua esplorazione come eterno presente, distillato nelle singole opere”.

Altro elemento centrale pare essere il paesaggio montuoso. In opere come La bella addormentata, espressione utilizzata per indicare il Gran Sasso, è evidente la dialettica in bilico tra astrazione e figurazione cara a Spalletti. “Delle volte entro e sono colpito dalle montagne – dichiara a tal proposito l’artista – che sono intorno al mio studio e allora ho voglia di dipingerle e le dipingo. Mi sembrano così belle che ho voglia di portarle allo studio. Anche nelle superfici, dove non c’è immagine iconografica, sento che la capacità del racconto che è nella superficie di colore, contiene in se quasi un’immagine segreta”. Da pezzi come questi insieme con Montagne riflesse, il connubio di masse e luce impregna di temporalità forme che apparirebbero altrimenti ferme.

Si giunge dunque a Contatti, un’opera che riprende e articola ulteriormente quel rapporto di natura atmosferica tra pigmento in polvere e architettura. Osservando attentamente si può notare quanto permanenza e aleatorietà, solidità e impalpabilità, vengano riprese come “metafora del rapporto tra natura estemporanea dell’esperienza umana e la sua declinazione nel tempo eterno dell’arte”.
In Foglie, invece, grande istallazione-scultura mai esposta al pubblico, si alternano libertà compositiva e cromie piuttosto insolite. Per Spalletti infatti, i colori fondamentali sono l’azzurro dell’atmosfera in cui viviamo e respiriamo; il rosa dell’incarnato dei volti e dei corpi; il grigio come colore della percezione e chiaramente il bianco.MADRE 3

A chiudere la mostra è l’insieme di più elementi che fanno capo ad un progetto particolarmente ambizioso per l’autore. Questi Modelli, sintetizzano perfettamente l’unione di colore, forma, spazio e architettura che mostrano la concezione dell’opera d’arte come luogo ideale. Accanto a questi, si alternano libri realizzati in esemplari unici, multipli che traducono gli oggetti della vita quotidiana (ago, portacipria, sapone) in preziose presenze realizzate in oro, onice e bronzo dorato, a testimonianza della complessa varietà di materiali utilizzati. Si conclude così un percorso meditativo e luminosissimo, un viaggio in paesaggi insoliti e luci in grado di assorbire il tempo, come solo Spalletti sa fare, in straordinario contrasto con il più vividi e frenetici scorci dei vicoli di Napoli.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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