Un fiume di cocaina su Roma

14/06/2013 di Luca Tritto

Il monopolio gestito da romani affiliati ai clan calabresi

Arresti, a Roma un mare di cocaina

Roma è sempre stata una città “aperta”, dal punto di vista della criminalità. Sin dagli anni 60 ha visto numerose organizzazioni attive: dal Clan dei Marsigliesi ai camorristi napoletani, dai calabresi ai mafiosi siciliani. L’unico momento di “orgoglio” autoctono, fu l’ascesa e il dominio della Banda della Magliana, dagli anni 70 ai primi anni 90, alla quale tutti si inchinarono. Romani di Roma, padroni a casa propria. Nonostante gli arresti, i pentiti e le vicende ormai note, la Banda sembra aver mutato pelle, con i membri storici in galera o morti. E oggi?

Gli arresti  – Sono 23 le persone tratte in arresto dalla Squadra Mobile di Roma, guidata da Renato Cortese, il superpoliziotto cacciatore di latitanti. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al traffico – anche internazionale – di stupefacenti e allo spaccio. L’organizzazione criminale era attiva nelle zone di San Basilio, Casilino-Torre Maura, Prenestino, Magliana-Portuense, Acilia, Velletri. Sono state rilevate anche attività sul litorale laziale. La gang poteva contare su appoggi nell’aeroporto di Fiumicino, per quanto riguarda l’approvvigionamento della cocaina, proveniente dalla Spagna e dal Sud America, con l’avallo dei calabresi. I soggetti sono tutti riconducibili al clan Romagnoli, storica famiglia romana, formalmente alleata e affiliata alla famiglia Gallace di Guardavalle, Catanzaro. Una cosca vera e propria, come rilevato dalla disponibilità di armi e dall’atteggiamento aggressivo ed intimidatorio verso i sodali inadempienti ai propri compiti.

Le connessioni – Già lo scorso 26 marzo, la Mobile arrestò una decina di persone per traffico di droga. In particolare, finirono dentro Umberto Romagnoli, storico capofamiglia, insieme ai suoi figli e ad altri fiancheggiatori. Inoltre, fu arrestata anche la figlia, Francesca, compagna di Bruno Gallace, esponente di spicco del clan calabrese. E non è un clan da poco, quello di Vincenzo Gallace. Dalla faida di Guardavalle, passando per le ramificazioni in Lombardia e Lazio, fu lo storico avversario di Carmelo “Nuzzo” Novella, il boss ucciso in Lombardia perché voleva scindersi dalla Calabria, come già documentato dall’operazione “Infinito” della DDA di Milano. Ma di questo ne abbiamo già parlato. Ovviamente non è l’unico clan ‘ndranghetistico presente nella capitale, per non parlare delle ramificazioni della criminalità campana e di Cosa Nostra.

Roma, terra di conquista – I clan calabresi hanno sempre avuto interessi nella capitale. Fece clamore il sequestro del Café de Paris, lo storico locale di Via Vittorio Veneto, di fatto proprietà del clan Alvaro di Sinopoli. Immobili, ristoranti, bar e, soprattutto, droga. Perché se la ‘Ndrangheta ha il monopolio del traffico di cocaina in Europa, in Italia è inevitabile rivolgersi ad essa per procurarla. Roma, come già detto, è caratterizzata dalla presenza di numerose filiali di svariate organizzazioni criminali, italiane e non. Nell’autunno-inverno del 2010-2011, si è avuta una escalation di violenza nelle strade. Tra tutti gli episodi delittuosi, i più importanti furono l’omicidio di Flavio Simmi, ucciso in pieno giorno nel quartiere Prati, e il duplice omicidio di Ostia, nel quale morirono Francesco Antonini e Giovanni Galleoni. Entrambi erano legati a Paolo Frau, storico braccio destro di Enrico “Renatino” de Pedis, il superboss della Banda della Magliana. Forse era in atto una ridefinizione degli equilibri criminali, o forse altri volevano prendere il sopravvento. Ciò che emerge da quest’ultima operazione antidroga è l’esistenza di connessioni fortissime tra criminalità locale e organizzazioni mafiose di alto livello, le quali, spesso, utilizzano la manovalanza locale preferendo concentrarsi sulle attività di riciclaggio e fornitura di stupefacenti. Esclusa la presenza della Banda della Magliana, la criminalità romana non ha mai avuto una struttura organizzata e verticistica. Da qui la difficile definizione dei territori e delle zone di attività. Per fortuna, in tutto questo, lo Stato non ha mancato di dare le sue risposte, come l’istituzione di una task force per la repressione della criminalità. Il lavoro sarà lungo, ma saranno necessari grandi sforzi per tentare di arginare questo tipo di fenomeni.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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