Un Brasile in piena crisi politica

19/07/2015 di Marvin Seniga

Le conseguenze politiche dell'inchiesta che mette al centro i rapporti tra Lula e l'azienda Odebrecht, rischiano di tradursi in una bomba pronta ad esplodere sul già fragile governo di Dilma Rousseff

Lula, Brasile

In Brasile un nuovo scandalo legato alla commistione di interessi tra il mondo politico e quello economico-imprenditoriale coinvolge, in questi giorni, il Partito dei Lavoratori, che dal 2003 governa il paese più grande dell’America Latina. Questa volta ad essere al centro delle indagini è l’ex-presidente brasiliano, nonché fondatore del partito dei lavoratori nel lontano 1980, Luiz Iniacio Lula Da Silva, che, secondo l’inchiesta avviata dalla procura di Brasilia, avrebbe in più occasioni agevolato la principale azienda di costruzioni brasiliana, la Odebrecht. Il reato ipotizzato è quello di un presunto traffico di influenze illecito, per cui Lula avrebbe aiutato la Odebrecht ad ottenere gli appalti all’estero, e questa in cambio si sarebbe impegnata a finanziare il partito dei lavoratori.

Lo scandalo Odebrecht è profondamente legato a quello della Petrobras, scoppiato la scorsa primavera. Ne è una naturale continuazione perché aiuta a mettere sempre più in evidenza il legame che, nel corso degli ultimi anni, si è andato consolidando tra il mondo della politica e quello imprenditoriale. Inoltre, la comparizione dell’ex presidente nel registro degli indagati è un nuovo durissimo colpo sia per lo stesso Lula, che nel 2018 – una volta scaduto il secondo mandato di Dilma Rousseff – punterebbe a ricandidarsi alla presidenza del Brasile, sia soprattutto per il suo partito, già duramente colpito dalle indagini sull’affare Petrobras.

Se infatti giuridicamente per Lula non ci dovrebbero essere conseguenze – il reato che gli si imputa è difficilmente dimostrabile, tant’è che ancora non è stato chiamato nemmeno a comparire di fronte ai magistrati – politicamente le conseguenze rischiano di essere ben più pesanti, e di avere ripercussioni negative soprattutto sul già fragile governo di Dilma Rousseff. Già in primavera lo scandalo Petrobras ha indebolito l’immagine del governo e del partito di fronte all’opinione pubblica e provocato importanti manifestazioni di piazza a San Paolo e in altre città, nelle quali veniva chiesta la messa in stato d’accusa della neo-rieletta presidentessa per impeachment, con l’accusa di essere a conoscenza del vasto sistema di corruzione creato dalla compagnia petrolifera e di averne inoltre direttamente beneficiato, per finanziare la sua campagna presidenziale. Dopo queste ultime rivelazioni l’opposizione ha già fatto sapere che organizzerà nuove manifestazioni nelle principali città brasiliane.

Secondo gli ultimi sondaggi, a poco meno di 6 mesi dalle ultime elezioni presidenziali vinte di misura al ballottaggio contro il candidato di centrodestra Aecio Neves, l’approvazione per l’operato del governo Rousseff non raggiunge nemmeno la doppia cifra. La crisi che caratterizza l’attuale governo viene ulteriormente aggravata dalle caratteristiche del sistema politico brasiliano. Infatti sebbene il Brasile sia una repubblica presidenziale, esiste un altissimo grado di frammentazione politica nell’assemblea nazionale- soprattutto nella camera bassa eletta con un sistema proporzionale- e il partito dei lavoratori da solo non raggiunge la maggioranza in nessuno dei due rami del parlamento.

Per questo motivo il presidente, sebbene venga eletto direttamente, è sempre stato costretto ad includere nella propria squadra di governo membri provenienti da altri partiti, riprendendo una caratteristica tipica degli instabili sistemi parlamentari consociativi. Fino ad adesso questo elemento non era mai stato un fattore di grande instabilità politica. Negli anni diversi partiti hanno tranquillamente accettato di supportare il partito del presidente in cambio di una poltrona e di un dicastero su cui esercitare il proprio potere, così si spiega perché l’attuale gabinetto dei ministri sia composto da ben 39 personalità, provenienti da più di cinque differenti partiti. Tuttavia oggi le indagini sul sistema corruttivo hanno duramente colpito numerose personalità di primo piano di quei partiti che insieme al partito dei lavoratori compongono la maggioranza di governo, mettendo a nudo il livello di affarismo, clientelismo e corruzione che caratterizzano oggi tutta la politica brasiliana.

Il caso più importante è senza dubbio quello di Eduardo Cunha, presidente della camera bassa del parlamento brasiliano, indagato, nell’ambito dell’affare Petrobras, per aver chiesto una mazzetta di cinque milioni di dollari. Cunha, tra i principali esponenti del PMDB, uno dei più importanti partiti della coalizione di governo, mercoledì scorso è arrivato a minacciare addirittura di chiedere l’impeachment per Dilma Rousseff. La minaccia di chiedere l’impeachment sembra un modo per fare pressioni direttamente su Dilma Rousseff affinché prenda posizione in sua difesa nel caso di corruzione che lo riguarda. Ed è una mossa che, meglio di tutto il resto, testimonia lo stato di profonda crisi che in cui si trovano oggi le istituzioni della Repubblica Brasiliana.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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