Un bilancio del Semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione

17/12/2014 di Redazione

Presentiamo un articolo di Maria Francesca Amodeo, frequentatrice del corso in Giornalismo e Politiche Europee di TIA Formazione, che tira le fila dell’azione del governo durante l’oramai famigerato Semestre

Presidenza Italiana del Consiglio dell'Unione Europea

Si chiuderà ufficialmente il 31 dicembre il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea: un evento importante per il paese ospitante, sia per la visibilità che ne ottiene, sia per la possibilità di indirizzare, con alcuni limiti, l’agenda dell’Unione. Fatto, quest’ultimo, particolarmente importante nel contesto di crisi in cui viviamo. Il governo italiano, guidato dal premier Matteo Renzi, ha dato fin da subito un’importanza enorme all’evento: in questi sei mesi tra l’altro sono state effettuate alcune scelte importanti, come il rinnovo della Commissione Europea (che ha portato Federica Mogherini al ruolo di Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione).

TIA Formazione ha dedicato il suo ultimo corso in Giornalismo e Politiche Europee proprio al semestre europeo. A Gennaio avrà inizio la Quinta Edizione del Corso, che si terrà a Roma in 5 date, da gennaio a maggio, una per mese. Un modo efficace per comprendere meglio come funzionano le istituzioni europee dal punto di vista sia tecnico che dei rapporti istituzionali. Il bando del corso è consultabile cliccando qui Come media partner di TIA, pubblichiamo uno degli articoli scritti dagli alunni del corso appena terminato, che da un bilancio finale del Semestre di Presidenza dal punto di vista dell’Italia. L’articolo è stato scelto personalmente da Giampiero Gramaglia, docente TIA, direttore di EurActiv e per trent’anni all’ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. L’autrice è Maria Francesca Amodeo.

Il Primo Ministro Matteo Renzi durante il discorso di presentazione del programma italiano del Semestre di Presidenza del Consiglio dell'Unione
Il Primo Ministro Matteo Renzi durante il discorso di presentazione del programma italiano del Semestre di Presidenza del Consiglio dell’Unione

A meno di un mese dalla fine del semestre italiano di presidenza del Consiglio europeo, il bilancio dell’operato del nostro Presidente Matteo Renzi, non può considerarsi del tutto positivo. Le dichiarazioni del Premier erano state chiare, schiette e dirette sin dall’inizio: si sarebbe occupato di smussare il dogma del 3% del deficit e il Fiscal Compact e di flessibilità economica in genere; avrebbe lavorato a fondo per riuscire finalmente a costruire un’Europa più democratica e sentita, vicina ai cittadini e soprattutto si sarebbe dedicato ad una rinnovata e attenta politica sull’immigrazione solidale concentrandosi in maniera particolare sulla complessa e delicata zona del Mediterraneo che nell’ultimo anno ha visto innumerevoli vite spegnersi in mare.

Crescita sarebbe dovuta essere la parola d’ordine; cambiamento, sviluppo e progresso le linee direttive su cui correre e costruire la nuova Europa. Forte del quasi 42% dei voti raccolti dal suo PD lo scorso maggio e incoraggiato dalla scelta di Juncker che ha voluto l’italiana Federica Mogherini come lady Pesc; Matteo Renzi si apprestava a Luglio, all’inizio del suo semestre di presidenza, a compiere importanti manovre.

Ma il grande problema del nostro Premier è stato, forse, – ancora una volta – quello di aver sognato troppo in grande compiendo voli pindarici che hanno influenzato in maniera errata le idee dei cittadini, soprattutto di quegli italiani che vedevano questa importante occasione come un toccasana per l’economia del Belpaese.

Se si da uno sguardo al programma per i sei mesi di Presidenza si può facilmente notare che ogni punto – dalle riforme fiscali alla necessità di ricostruire un pathos tipicamente europeista, dal turismo all’Expo2015, passando per l’occupazione giovanile – è trattato come una priorità ed una necessaria manovra a cui prestar particolare attenzione, ed è semplice capire che quando tutto è una priorità nulla diventa una priorità.

Un ruolo di grande responsabilità come la Presidenza del Consiglio europeo comporta una visione imparziale e neutrale da parte di chi la esercita e deve svolgere il difficile compito di mediatore tra idee contrastanti e differenti; in molti hanno invece, negli scorsi mesi, sopravvalutato questo ruolo e riposto in esso false speranze, immaginando che d’un tratto Matteo Renzi avrebbe potuto da Bruxelles risolvere i problemi economici dell’Italia e dell’intero continente.

Aspettative troppo alte e poca concentrazione sugli obiettivi realmente raggiungibili e costantemente messi da parte per far spazio alle discussioni su moneta unica e recessione, hanno caratterizzato questo semestre: la ricostruzione di un sentimento realmente europeo e solidale, la rinascita di un vero sogno europeo ed una reale e corretta politica sull’immigrazione che poneva come primo interesse la tutela e la salvaguardia dei diritti dell’uomo, dovevano essere al centro di un’agenda italiana che si è invece dimostrata – nel suo semestre di presidenza – troppo ambiziosa ed approssimativa.

 Maria Francesca Amodeo

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