Un aggiornamento sulla storia dell’Iva sugli ebook

27/01/2015 di Federico Nascimben

Un paio di dichiarazioni danno adito alla tesi qui avanzata: il timing dell'abbassamento dell'imposta sui libri in formato digitale non era casuale

Torniamo ad occuparci della storia dell’Iva sugli ebook alla luce di alcuni aggiornamenti occorsi in seguito alla pubblicazione del precedente articolo. L’Associazione italiana editori, infatti, in una nota di inizio gennaio, aveva informato che “alla ripresa, dopo la chiusura natalizia, numerosi listini sono stati modificati al ribasso“,  invitando a “confrontare i prezzi dei titoli degli ebook più venduti e scaricati con quelli degli stessi titoli delle scorse settimane”. Il che aveva a sua volta portato il ministro della Cultura, Dario Franceschini, a twittare: “gli editori italiani iniziano ad abbassare i prezzi #unlibroèunlibro”.

Partiamo da due tweet. Il 9 gennaio, l’a.d. di Rcs libri, Laura Donnini, scriveva: “da domani oltre 200 ebook RCS scendono a 9,99€ e prezzo medio novità ebook -40% rispetto alla carta”; mentre Mondadori l’8 gennaio aggiungeva: “#unlibroèunlibro è realtà: abbassamento medio del 12% sulle novità del gruppo Mondadori e prezzo massimo 9,99€”.

Il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.
Il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.

Di particolare interesse è però una dichiarazione dell’8 gennaio dell’a.d. di Mondadori Libri, Riccardo Cavallero, al sito illibraio.it, secondo il quale gli editori, a differenza di quanto gli si contesta, non stanno trattenendo nulla. L’a.d. afferma infatti che “fino al 31 dicembre l’Iva per i servizi si applicava a seconda del Paese. Se, ad esempio, il portale e-commerce di turno ha sede in Lussemburgo, l’Iva era pari al 3%. Paradossalmente, quindi, per i colossi come Amazon, Apple e Kobo l’Iva è aumentata, passando dal 3 al 4%. Al contrario, per i portatali italiani è effettivamente diminuita. Va considerato che, nel mercato e-book italiano, le piattaforme con sede all’estero rappresentano una quota pari a circa il 70% del fatturato totale. Mediamente, dunque, tra piattaforme estere e italiane l’Iva media era pari al 7%. Dunque, per gli editori italiani si è abbassata dal 7 al 4%, di 3 punti percentuali”.

Tale affermazione dà pieno sostegno alle tesi che, assieme a molti altri, avevamo avanzato, mettendo in luce la tempestività dell’intervento governativo, dato che dal 1° gennaio entrava in vigore la nuova disciplina europea. Ciò sembra confermare anche, di conseguenza, l’azione di lobbying svolta dagli editori.

In relazione a quanto sostenuto da Cavallero, il presidente del gruppo editoriale Mauri Sagnol, Stefano Mauri, ha sostenuto che i prezzi degli ebook “li abbiamo abbassati appena possibile. Senza l’Iva al 4% avremmo dovuto alzarli perché l’Iva sarebbe triplicata”. Il presidente fa riferimento al prezzo medio dell’Iva al 7% e a quel 22% che avrebbero dovuto applicare altrimenti, a partire dal primo gennaio.

Ps: un altro esito del provvedimento adottato dalla Ue sull’Iva si è avuto sul mercato delle app. Dal primo gennaio, infatti, Apple ha alzato i prezzi proprio a causa di tale provvedimento, oltre che per un adeguamento (al rialzo) del tasso di cambio dollaro/euro.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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