UE e Stati membri calpestano i diritti dei migranti: MSF rinuncia ai fondi

23/06/2016 di Michele Pentorieri

“Tutto ciò che l’Europa ha da offrire ai rifugiati è costringerli a restare nei Paesi da cui cercano disperatamente di fuggire. Ancora una volta, l'obiettivo principale non è proteggere le persone, ma tenerle lontane nel modo più efficace”.

Migranti

L’accusa arriva dal Segretario Generale Internazionale di Medici Senza Frontiere, Jerome Oberreit. In allegato a queste parole, l’annuncio che l’organizzazione – le cui risorse provengono per più del 90% da donazioni private – non accetterà più fondi provenienti dall’UE e dai suoi Stati membri. L’esemplificazione dell’approccio dell’UE, preoccupata secondo Oberreit di tenere lontani i migranti dai suoi confini piuttosto che di garantire loro adeguate condizioni di accoglienza ed un appropriato esame delle richieste di asilo, è rappresentato dall’accordo raggiunto qualche mese fa con la Turchia. Come già sottolineato qui, l’intesa prevede il ritorno forzato in Turchia dei migranti entrati illegalmente in Grecia, fino ad un massimo di 72mila. In cambio, la Turchia riceve dall’UE 3 miliardi destinati alla costruzione di campi profughi adeguati ed in generale di un sistema di accoglienza dei migranti accettabile. I dubbi di MSF e di decine di altre organizzazioni riguardano gli standard tutt’altro che elevati della Turchia in materia di accoglienza e di esame delle domande di asilo. Nel frattempo, a 3 mesi dall’accordo più di 8.000 persone, tra cui minori non accompagnati, si trovano a dover sopravvivere nei disastrati campi greci, e con la spada di Damocle di un ritorno in Turchia a pendere minacciosa sulle loro teste.

Ma l’accordo incriminato è solo una parte del problema. E’ al contempo parte di un modello adottato già in precedenza dall’Unione ed il preludio ad accordi futuri con altri Paesi. Ed è forse questa la critica maggiore di MSF nei confronti dell’UE: la volontà di replicare un accordo già pessimo in contesti ancora peggiori. A tal proposito, vale la pena segnalare il cosiddetto processo di Khartoum, che vede l’UE sottoscrivere accordi di dubbia natura con Djibouti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Tunisia. Lo scheletro di queste intese bilaterali (anche se inserite all’interno di un processo multilaterale) prevede lo stanziamento di diversi milioni di euro a favore dei contesti più disastrati per favorirne lo sviluppo e risolvere così il problema migratorio a monte. Il rischio, tuttavia, è di risolvere sì il problema migratorio a monte, ma con ben altre modalità rispetto allo sviluppo locale. Soprattutto nei casi in cui le violazioni di diritti umani ai danni della popolazione sono più eclatanti (come in Eritrea) gli aiuti provenienti dall’UE dovrebbero essere maggiormente “legati” ad effettivi progetti di sviluppo ed il livello di monitoraggio del flusso di danaro molto alto. Flusso di danaro che potrebbe altrimenti finire nelle mani delle élite politiche, che a loro volta potrebbero decidere di usare tali risorse per aumentare l’efficienza dei propri sistemi di deterrenza delle migrazioni.

Ed è proprio sulla dicotomia deterrenza-accoglienza che si concentrano le parole di Oberreit. Il fine ultimo delle politiche europee sarebbe non tanto quello di favorire lo sviluppo socio-economico dei Paesi di origine in modo da eliminare la radice dei flussi migratori, ma piuttosto quello di fare affluire denaro nelle casse di chi quei Paesi li governa -spesso in maniera dittatoriale- in cambio di un blocco -non importa come- delle migrazioni. E’ l’intera logica degli accordi bilaterali, quella cioè secondo la quale esiste un’alternativa alla valutazione delle domande di asilo, a preoccupare particolarmente Oberreit. Che teme una sorta di effetto domino sui Paesi contigui alla Siria, che potrebbero non essere più disponibili ad accettare il flusso migratorio. Peraltro, le politiche europee riguardanti le migrazioni sono state già citate dal Governo keniota come una sorta di attenuante per la chiusura del campo profughi di Dadaab, che ospita perlopiù rifugiati somali.

Il gesto di MSF non avrà un forte impatto sulle risorse dell’organizzazione, visto che i fondi destinati dalla Commissione Europea all’organizzazione nello scorso anno sono ammontati a 15 milioni (l’1% dell’intero budget per gli ad aiuti umanitari, 1,5 miliardi). La posizione ha semmai una forte valenza simbolica, poiché rappresenta una dura condanna alle politiche europee da parte di una voce autorevole. Che chiede ai governi europei di massimizzare il numero di persone da accogliere e proteggere, non quello dei respingimenti.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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