UE: Schengen, ma non troppo

29/05/2014 di Iris De Stefano

Schengen, Germania pone limiti

Uno dei capisaldi dell’Unione Europea è la garanzia di libero movimento per persone, capitale e merci. Le elezioni europee hanno individuato – più o meno chiaramente – delle criticità a cui politici ed amministrativi di Bruxelles e degli stati membri dovranno rispondere, ma appare preoccupante la tendenza alla riduzione graduale delle libertà sopra citate.

Germania – Il primo paese dell’Unione Europea per popolazione (80 milioni di persone) è storicamente un importante destinazione per l’immigrazione, non solo europea. L’ultimo censimento, effettuato nel 2011, descriveva una popolazione di 80,523,746 persone di cui 6,640,290 stranieri: l’ 8,2% del totale. Il numero totale è ovviamente andato vertiginosamente aumentando, negli ultimi anni, grazie agli sviluppi politico-economici del continente. Nel 1970 il numero totale di stranieri nel paese era di appena 2,738,000 persone. Nel 1990 invece se ne contavano circa 5,5 milioni fino ad arrivare al picco, nel 1996 di quasi 7,5 milioni.

Secondo il Rapporto sulla Migrazione 2012 (Migrationsbericht), pubblicato il 15 gennaio scorso, gli arrivi nel 2012 sono stati 1,081,000. Rapportati alle 712,000 persone che hanno lasciato il paese nello stesso periodo, si evidenzia un surplus di 369,000, punta massima dal 1995 e in crescita del 32% rispetto all’anno precedente. Spinto dunque soprattutto dalle proposte dell’Unione Cristiano-Sociale (CSU), il governo ha annunciato che i disoccupati non tedeschi potrebbero essere allontanati dal territorio se il periodo di inoccupazione eccederà i 6 mesi.

Gli immigrati – L’ Unione Cristiano Democratica, il partito della Cancelliera Angela Merkel, ha acconsentito alla proposta di sanzionare chi usufruirà del sistema sociale tedesco (con il previsto sussidio di disoccupazione) per un periodo troppo lungo senza essere occupato, rischiando di arrivare all’allontanamento dal paese e al divieto di rientro per un periodo di tempo prefissato. Al sussidio infatti si aggiunge anche il Kindergeld, ovvero un assegno mensile di 180 euro che viene riconosciuto alle famiglie per ogni figlio e per il quale circa 600 milioni di euro si stima siano andati a famiglie straniere solo nel 2013.

Il provvedimento è un tentativo di risposta all’ondata di arrivi registratasi nel 2013 e che ha visto arrivare nel paese 1,22 milioni di immigrati, di cui 787 mila provenienti da paesi interni all’Unione Europea. A preoccupare sarebbero soprattutto gli immigrati provenienti da Bulgaria e Romania (nell’Unione Europea dal 2007), circa 320 mila al momento, ma il cui numero, secondo le autorità, potrebbe quasi duplicarsi nei prossimi anni. La Polonia resta invece, così come dal 1995, il principale bacino di immigrazione tedesca. Va però ricordato che il provvedimento riguarderebbe anche circa 65 mila italiani residenti in Germania e disoccupati e quindi, a rischio di sanzioni.

Gli altri paesi europei – Se l’iniziativa proposta entrasse in vigore (tra il 4 e l’11 giugno è atteso il voto del Bundestag) la Germania andrebbe a conformarsi un processo di deroga alle prescrizioni del Trattato di Schengen che ha coinvolto anche Austria, Paesi Bassi e Belgio.

Germania restrizioni a SchengenBelgio – Il fenomeno si inserisce chiaramente nell’avanzamento delle prerogative di partiti anti-europeisti, generalmente di estrema destra e a favore di un patriottismo esasperato. 2,712 sono i cittadini europei residenti in Belgio a cui sono state recapitate, nello scorso anno, delle lettere di espulsione dal paese a causa di disoccupazione ed inattività. Gli italiani sono i quarti per numero di lettere ricevute, seguiti solo da romeni, bulgari e spagnoli. Nel caso di rifiuto a lasciare il paese non è prevista un’azione di polizia ma bensì la rimozione della possibilità di accedere alla sanità e all’istruzione, impedendo o cancellando la registrazione al Comune e la capacità di firmare un contratto di locazione.

Olanda – Nei Paesi Bassi, tradizionalmente multiculturali, i problemi riguardo l’immigrazione sono nati in seguito al successo del Partito della Libertà (Pvv) di Geert Wilders alle elezioni del 2009, quando fu il secondo partito più votato con un programma anti-europeista ed anti-immigrazione. Alle elezioni europee del 2014 però il Pvv si è fermato al 13,4% delle preferenze. Per quanto solo il 4,5% della popolazione non abbia un passaporto olandese, in realtà esso non viene considerato rilevante nella distinzione tra autoctoni e immigrati, a causa delle favorevolissime politiche degli scorsi anni che hanno portato città come Amsterdam e Rotterdam ad avere la metà della popolazione di discendenza estera. Il tasso di disoccupazione, salito al 7% ha fatto aumentare di molto le velleità di chi propone una regolamentazione più stringente sull’immigrazione ed i timori che tali politiche possano trasformarsi in realtà sono fondati. Nel 2010 fece inoltre grande scalpore il rimpatrio di 700 romeni, nonostante la Romania fosse a tutti gli effetti uno Stato membro dell’Unione da circa tre anni, senza contare le misure restrittive verso Romeni e Bulgari negli anni successivi.

Tra le tante questioni di cui il Parlamento Europeo si dovrà occupare c’è dunque anche quella dell’immigrazione e di Schengen, alla ricerca di un nuovo modello di Europa sociale che includa, più che escludere.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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