UE e alimenti biotech: si può fare?

22/07/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

La Commissione europea, sperando di favorire il raggiungimento di un accordo tra gli stati membri, ha proposto un nuovo regolamento che lascia ai singoli Stati la possibilità di decidere se limitare o proibirne l'uso di prodotti biotech sul proprio territorio, causando reazioni negative da parte dei più

Biotech, Europa

La moderna biotecnologia si riferisce a varie tecniche scientifiche utilizzate per modificare le caratteristiche genetiche di piante, animali o microrganismi. Dalla sua legalizzazione negli USA nei primi anni del 1990, la biotecnologia è stata utilizzata per sviluppare e migliorare la produttività agricola. Nel 2005, sono stati 21 i paesi che hanno piantato colture biotech, arrivando a totalizzare 222 milioni di acri. Queste versioni migliorate di alimenti vegetali (soia, mais, cotone, colza, papaia, e zucca), bisogna ammettere, non sono poi cosi diverse dalle versioni “tradizionali” in qualità e valori nutrizionali.

Tuttavia queste tecniche stanno diventando sempre più sofisticate e sempre più sviluppate e destano l’interesse di moltissime multinazionali coinvolte nella produzione e nello smistamento del cibo. Anche vero è che per i semplici agricoltori hanno incrociato piante o specie animali al fine di creare nuove varietà o ibridi con caratteristiche vantaggiose, come ad esempio un miglior gusto o una più elevata produttività annuale (il che non avverrebbe mai se non vi fossero mutamenti nella composizione genetica delle piante o degli animali).

Insomma, mangiare le castagne anche ad agosto o cogliere le melanzane anche a febbraio non è che sia una cattiva idea. Ma allora qual è il problema? Per qualcuno (vedi USA) problemi non ce ne sono affatto. Per altri (Vedi UE e Stati Membri) problemi ce ne sono e anche più di uno. Nonostante ciò, questione principale rimane esclusivamente una, e cioè quella sul piano della regolamentazione del commercio e controllo. In sintesi, nell’UE il 90% della soia destinata a nutrire le vacche è già biotecnologicamente modificata, ma il Parlamento europeo e gli Stati membri continuano la loro disperata lotta contro l’uso di alimenti e mangimi biotech. Infatti, probabilmente pochi sanno che esiste già una lista di 67 prodotti OGM approvati e che vengono regolarmente consumati, direttamente o indirettamente, da noi cittadini europei. C’è qualcuno che ne vorrebbe di più e c’è qualcuno che ne vorrebbe di meno, ma, numeri a parte, non sono gli OGM il problema ma i motivi che vi girano attorno.

Per questo la Commissione europea, sperando di favorire il raggiungimento di un accordo tra gli stati membri, ha proposto un nuovo regolamento che lascia ai singoli Stati la possibilità di decidere se limitare o proibirne l’uso di prodotti biotech sul proprio territorio, (anche se tale prodotto si trova incluso nella lista degli OGM autorizzati a livello comunitario). Ma una riforma del genere potrà essere votata dal Parlamento europeo (che è composto da eurodeputati di tutti gli Stati UE)? Per ragioni molto ovvie, tale proposta non piace a nessuno in quanto potrebbe causare diverse irregolarità e incompatibilità con  le norme del mercato unico europeo, le regole dell’Organizzazione mondiale per il commercio e accordi internazionali. Intuitivamente, da un giorno all’altro La Spagna potrebbe bloccare l’acquisto di carne bovina dall’Italia in quanto le vacche mangiano alimenti biotech, il che poi potrebbe comportare evoluzioni di qualsiasi genere. Per questo sembra certo che il Parlamento europeo si opporrà a tale relazione.

Il responsabile del dossier, il commissario europeo Vytenis Andriukaitis, nonostante le incertezze generali afferma che “Stati membri e eurodeputati stanno facendo un grosso errore, non ci sono altre alternative percorribili“, riferiscono fonti della Commissione europea dopo l’ultimo Consiglio dei ministri dell’agricoltura Ue e il dibattito in commissione ambiente all’Europarlamento. Mentre il commissario europeo alla salute, Vytenis Andriukaitis ripete che “non c’è un piano B”, alcuni gruppi di eurodeputati (liberali, verdi, sinistra unitaria e quello euroscettico dei Cinque Stelle) hanno cercato di fare pressing perché invece una nuova proposta arrivi, visto che quella attuale non convince nessuno, ma si attende il voto finale della Plenaria di Strasburgo.

È intervenuto nel dibatito tra CE e PE anche il direttore generale della Commissione europea, Ladislao Miko, che ha spiegato come una valutazione d’impatto “possa essere realizzata solo quando si saprà quanti Paesi intendono avvalersi dell’opt out, per quanti dei 67 ogm approvati e per quali territori, cosa che per ora non è chiara. “ La resa dei conti è prevista in autunno, con l’esecutivo dell’Unione Europea che rischia di ritrovarsi, ancora una volta, tutti contro.

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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