Anche l’Ucraina aveva un problema di debito

27/07/2015 di Federico Nascimben

La scorsa settimana l'Ucraina è riuscita a saldare il pagamento di una rata in scadenza. Ora l'attende un piano di rinegoziazione del debito coi creditori, mentre l'Europa deve recuperare il terreno perso

Venerdì scorso l’Ucraina è riuscita a pagare la rata da 120 milioni di dollari in scadenza su un eurobond, evitando il default tecnico e la conseguente impossibilità di rifinanziamento sui mercati internazionali. Nei prossimi due mesi il Paese dovrà trovare un accordo coi creditori per ristrutturare il proprio debito.

Come si è arrivati a questa situazione

Come riporta il Financial Times, l’Ucraina si trovava già in una situazione economicamente difficile prima dello scoppio della c.d. rivoluzione di Maidan tra fine 2013/inizio 2014.

Gli eventi che si sono succeduti da allora non hanno fatto altro che peggiorare profondamente la situazione: il debito pubblico è passato dal 40% del Pil del 2013 al 100% del 2015 (secondo le previsioni del Fmi); la moneta nazionale (hryvnia) solamente nel 2014 ha perso oltre i due terzi del proprio valore nei confronti del dollaro; il Pil si è ridotto del 7% l’anno scorso ed è previsto in calo del 9% quest’anno; l’inflazione ha raggiunto decine di decimali di punto nel 2014 e lo stesso farà quest’anno; le riserve di valuta estera sono crollate, raggiungendo il punto più basso in febbraio, pari a 5,6 miliardi di dollari, al tempo necessarie a coprire solo cinque settimane di importazioni (quando gli economisti in genere sostengono che “un’economia in salute necessita di riserve che coprano almeno sei mesi di importazioni, e che già una copertura di tre mesi dovrebbe essere un segnale di crisi”).

L’intervento del Fondo monetario internazionale

A fine febbraio però è stato trovato un primo accordo (“Extended Arrangement” quadriennale) con il Fondo monetario internazionale da 17,5 miliardi di dollari. Le necessità finanziarie di Kiev stimate dallo stesso Fmi – facenti parte del piano di salvataggio – sono pari a 40 miliardi di dollari nel periodo 2015-2018 (pari al 31% del Pil al 2014): fondi che per essere interamente sbloccati necessitano di una cooperazione dei creditori privati, dato che lo stesso Fondo chiede prima di ristrutturare 15,3 miliardi di dollari per ridurne l’onere; a ciò l’Ucraina aggiunge una richiesta di taglio del 40% del valore nominale del debito detenuto dagli investitori internazionali (pari a una ventina di miliardi di dollari sui 70 complessivi).

Secondo il Fondo basato a Washington, infine, la ristrutturazione dovrebbe portare il debito al di sotto del 71% entro il 2020 e portare il fabbisogno di finanziamento lordo ad una media del 10% del prodotto dal 2019 al 2025. Per mesi però non è stato trovato alcun accordo.

La scorsa settimana, invece, Kiev è riuscita finalmente a sbloccare la tranche da 17,5 miliardi di dollari, dopo aver approvato un pacchetto di leggi richiesto dal Fmi contente misure sui prezzi dei servizi pubblici, sforzi per contrastare la corruzione, garanzie sui depositi e miglioramenti nella capacità di riscossione crediti da parte della società energetica statale; e dopo che sono stati registrati progressi sulla ristrutturazione del debito con i creditori.

Perché l’Ucraina è importante

Se consideriamo che in buona sostanza la crisi che sta sconvolgendo il Paese da oltre un anno e mezzo è dovuta alla collocazione geopolitica, da sempre a metà tra posizioni filoeuropee e filorusse, risulta evidente l’interesse dell’Unione europea nel recuperare quel ritardo che l’ha vista firmare l’accordo di associazione e libero scambio con l’Ucraina solamente il 27 giugno 2014, quando le proteste di piazza scoppiarono nel novembre dell’anno precedente.

L’iniziale cecità di Bruxelles dinanzi alle proteste di piazza Maidan deve portare la Ue ad assumere ora un ruolo chiave nella risoluzione della vicenda.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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