Ucraina: l’Accordo con l’UE, le relazioni con Mosca, l’uscita dalla crisi

04/07/2014 di Vincenzo Romano

Ucraina e guerra civile

Le notizie dall’Ucraina continuano ad aggiornare le agende politiche mondiali in maniera tanto veloce quanto puntale. Il motivo è presto detto: la situazione sul campo è diventata imprevedibile e molto spesso contraddittoria, tanto da rendere difficile il passo con gli eventi che devono registrarsi.Questa mattina, su Twitter, il presidente della Commissione Esteri della Duma russa, Aleksei Pushkov, usa un sarcasmo preoccupante: “Colpi di artiglieria a Kramatorsk, bombardamenti a Lugansk. I rapporti dal fronte ucraino sono come negli anni della Seconda Guerra Mondiale. O e’ la vigilia della Terza?”.

Ci siamo occupati in precedenza dell’Accordo storico che è stato stipulato dalla diplomazia europea con i governi di tre fra i paesi appartenenti al Programma di Partenariato Orientale: Ucraina, Moldavia e Georgia. Cercheremo in questa sede di delineare uno scenario possibile delle ricadute che tali Accordi potrebbero avere (e che stanno avendo) nei rapporti bilaterali Russia-Ucraina. Prima di addentrarci nell’analisi ci soffermeremo brevemente sulla cronaca degli eventi della crisi Ucraina.

Ucraina, Poroshenko: “Stop tregua, attaccheremo i ribelli”. Il 1 luglio il Presidente ucraino Poroshenko ha dichiarato concluso il cessate il fuoco unilaterale, accusando la Russia di aver favorito la violenza nella parte orientale del paese e ha respinto il piano di Mosca per un prolungamento dell’instabile tregua andata avanti per 10 giorni. Questo ha dato il via ad una ripresa dell’offensiva da parte delle forze armate ucraine contro i miliziani separatisti nell’est del Paese. La decisione del Capo di Stato ucraino è arrivata dopo un lungo colloquio telefonico con la cancelliera tedesca Angela Merkel edil presidente francese François Hollande. Poroshenko ha poi dichiarato: “Attaccheremo e libereremo la nostra terra. La mancata proroga del cessate il fuoco è la nostra risposta ai terroristi, ai ribelli, ai malfattori, a tutti coloro che torturano i civili, che paralizzano l’economia nazionale, che impediscono il pagamento delle pensioni e dei salari, che fanno esplodere stazioni ferroviarie e distruggono gli acquedotti, coloro che negano alla gente una vita normale”.

Ucraina, il Presidente PorošenkoPutin: “I nostri compatrioti in Ucraina sono minacciati”. Da parte sua, in occasione della cerimonia di incontro con gli ambasciatori della Federazione Russa al Cremlino, Putin ha dichiarato che: “In Ucraina, lo vedete, i nostri compatrioti – russi e di altre nazionalità – la loro lingua, la loro cultura e i loro diritti, sono minacciati. Che reazione si aspettano da noi i nostri partner, dopo quello che è accaduto in Ucraina? Certamente non possiamo lasciare la gente della Crimea e gli abitanti di Sebastopoli in mano ai militanti nazionalisti e ai radicali”.

Putin: “l’Europa è il nostro partner naturale”. Si è poi soffermato sui rapporti tra Russia ed UE: “L’Europa è il nostro partner naturale, ed è anche il più importante. Voglio assicurare che ci saranno nuove opportunità per poter cooperare in campo economico. Ma per questo serve modernizzare le basi legali della cooperazione tra noi, specialmente per quanto riguarda la stabilità e la prevedibilità in settori strategici come quello energetico”. Il presidente russo ha infine confermato che “pur tra le difficoltà” il progetto del gasdotto South Stream, che aggirerà l’Ucraina per raggiungere l’Europa, andrà avanti.

I separatisti filo-russi al tavolo del negoziato. Dalla riunione di mercoledì a Berlino dei ministri degli esteri di Russia, Francia, Ucraina e Germania è emersa la volontà di voler superare la crisi ucraina. Notizia dell’incontro riguarda l’inclusione dei separatisti filo-russi nella discussione tra Mosca e Kiev per cercare una via d’uscita diplomatica all’escalation di violenza nell’est del Paese. In tale direzione sono andate anche le dichiarazioni del capo della diplomazia tedesca Steinmeier: “Siamo soddisfatti del fatto che la Russia sia stata pronta ad acconsentire alle guardie ucraine l’accesso in territorio russo ai posti di frontiera occupati. La nostra richiesta, come menzionato nella bozza di accordo, è di rendere la stessa cosa possibile anche agli osservatori dell’OSCE”.

La farsa del cessate il fuoco. Per molti analisti, invece, le dichiarazioni di Putin che invocano il cessate il fuoco come precondizione per la risoluzione della crisi rappresentano una vera e propria farsa. Secondo Volodymyr Fesenko, analista ucraino, Putin cercherebbe soltanto di salvare le apparenze dimostrandosi incline ad una tregua benché lo scopo sia invece sfruttarla per guadagnare terreno nel Donbass. “Si tratta a tutti gli effetti di un ricatto nei confronti dell’Ucraina, è la tattica della Russia” sostiene Volodymyr Fesenko. “La pace non è lo scopo né della Russia né dei separatisti. La scusa del cessate il fuoco è una tattica”.

Le ripercussioni del DCFTA. Per ciò che riguarda più propriamente le ripercussioni dell’Accordo UE-Ucraina sulle relazioni Russia-Ucraina vi sono alcune considerazioni da fare. L’Accordo in questione è il c.d. DCFTA (Deep and Comprehensive Free Trade Area) che completa il quadro normativo di cooperazione iniziato dall’ex presidente Yatsenyuk. Accanto alla cooperazione in ambito legislativo e all’impegno a lavorare per la libera circolazione delle persone, nell’accordo sono presenti anche clausole riguardanti il settore della sicurezza, della non proliferazione e prevenzione dei conflitti, settori che sono evidentemente fonti di nervosismo per Mosca.

Il settore commerciale. Per ciò che concerne il settore commerciale, l’Ucraina si muove sostanzialmente verso due direttrici: a est, l’Unione doganale, di cui fanno parte Russia, Bielorussia e Kazakhstan; a ovest, l’Unione Europea, che pesa per una percentuale del 28% delle esportazioni ucraine. Anche se una parziale liberalizzazione si era già avuta con il sistema generale delle preferenze (vigente dal 1993), l’Accordo DCFTA rappresenta un’ulteriore fonte di stimolo per lo spostamento del commercio ucraino verso il partner europeo. Lo scambio di merci UE-Ucraina ha però anche una natura asimmetrica: potranno essere venduti sul mercato ucraino beni ad alto valore aggiunto come macchinari, mezzi di trasporto ad un prezzo modico, ma saranno fortemente svantaggiati i prodotti agricoli provenienti dall’Ucraina, i quali avranno maggiori difficoltà ad entrare nel mercato europeo già abbondantemente saturo.

La dipendenza da Mosca. Ma i vantaggi derivanti dall’Accordo si temperano se si vanno a considerare i fattori intrinseci del sistema produttivo di Kiev. Nella parte orientale del Paese, l’industria manifatturiera è fortemente dipendente dalle commesse russe: questo a causa del basso contenuto tecnologico e della sostanziale inefficienza delle strutture produttive. Gli stabilimenti del Donbass, in particolare, sono nati e fioriti durante l’epoca sovietica, quando l’industria ucraina si inseriva in un contesto economico unico e ricco di fonti energetiche, le cui rendite (petrolio e gas) ne garantivano la sopravvivenza. Il comparto della difesa era quello più fiorente, e si concentrava soprattutto nei centri di Kiev, Kharkov, Dnepropetrovsk e Nikolayev. Da qui l’esigenza (spinta in primis da Putin) di intensificare la produzione bellica proveniente dalla regione e ridurre le importazioni. Il calo della domanda russa per il settore bellico costa attualmente all’Ucraina circa tre miliardi di dollari l’anno.

Una soluzione possibile. La questione fondamentale che dovrebbe essere posta ai governi europei è quella riguardante il pagamento del costo che scaturisce dall’entrata dell’Ucraina nella sfera d’influenza europea. La sostituzione dell’Unione alla Russia non sarebbe, infatti, senza costo. D’altra parte questo vale anche per la Russia stessa: se dovesse far rientrare l’Ucraina nella propria sfera d’influenza, dovrebbe farsi carico dei costi della crisi economica che sta mordendo Kiev. La soluzione auspicabile sarebbe soltanto quella di un partenariato congiunto Mosca-Bruxelles per cercare di canalizzare le risorse necessarie per far uscire l’Ucraina dal pantano nel quale si è ritrovata. La condivisione dei costi di un tale salvataggio sarebbe, in definitiva, l’unica speranza di riscatto per il popolo ucraino.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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