Ual Ual: 80 anni dalla miccia che scatenò la Guerra d’Etiopia

04/12/2014 di Andrea Viscardi

L'aumento delle tensioni intorno al complesso di pozzi etiope fu essenziale per le ambizioni colonialiste italiane: storia di un'evento che ha segnato la politica dell'Italia fascista in Africa

Etiopia, Ual Ual

Sul finire del 1888, mentre l’Europa vive gli ultimi ruggiti dell’era coloniale, la giovane italia di Francesco Crispi cercava di conquistarsi uno degli ultimi spazi d’intervento possibile in Africa. Dall’Eritrea alla Somalia, il neonato stato italiano riuscì a creare il proprio dominio coloniale con successo, per lo meno sino al 1896, anno della prima guerra di Abissinia, quando le truppe del Regno vennero umiliate dall’esercito del negus Menelik II, ponendo fine ai sogni di espansionismo di Roma, che ripresero solamente nel 1911, con la conquista della Libia.

L’ascesa al potere di Mussolini, però, cambiò decisamente le carte in tavola. Nel 1932, la prospettiva di annettere l’Etiopia ai domini fascisti invadeva, giorno dopo giorno, i pensieri del Duce. A rinforzare le idee di Mussolini, ci pensò Raffaele Guariglia, competente del Ministero degli Affari Esteri per l’Africa orientale, a presentare un decisivo rapporto, nel quale sanciva il fallimento della politica di avvicinamento verso il Negus Neghesti Hailé Selassié, e suggeriva di rinforzare le milizie coloniali in Somalia ed Eritrea, indicando proprio nello stato etiope l’unico sbocco naturale delle mire espansionistiche in Africa, poiché “i posti al sole e specialmente al sole africano (che sono quelli che più ci interessano), sono tutti accaparrati”. De Bono, ministro delle Colonie, mise in guarda il Duce dall’aumento della potenza militare etiope e della minaccia che questa poteva rappresentare per l’Eritrea, sostenendo un’azione militare, previo il consenso di Parigi e Londra. Azione verso il quale pare il Duce si fosse detto disponibile, non prima del 1935, e che sarebbe stata guidata – nonostante le critiche di Badoglio – proprio dal Ministro delle Colonie.

Nel frattempo, però, mentre la guerra risultava ancora distante, i rapporti tra Etiopia ed Italia apparvero mese dopo mese sempre peggiori. Il culmine di queste tensioni fu rappresentato proprio da quanto accadde nell’Ogaden (regione a maggioranza somala), il 5 dicembre del 1934. Nel 1930, i dubat, le forze coloniali della Somalia italiana, occuparono Ual Ual, un complesso di pozzi al confine tra Etiopia e Somalia, sostenendo come il territorio in questione fosse tra quelli facenti parte dei possedimenti del Sultano di Obbia, Yusuf Ali Kenadid, lasciati in eredità a Roma ai tempi di Crispi. In realtà il territorio era anche allora da considerarsi conteso, e la sua localizzazione sulle mappe politiche africane tutt’altro che chiara. Sicuramente certo è che, sebbene gli italiani non impedirono l’accesso alle popolazioni etiopi che ivi si rifornivano di acqua, la costruzione di un fortino somalo rappresentava un grande vantaggio strategico in caso di future operazioni militari.

Per alcuni anni la tensione crebbe, sino a che, il 22 novembre 1934, il Negus – che nel frattempo aveva stanziato grossi reggimenti nell’area e stava negoziando con gli inglesi la cessione di Ual Ual – intimò agli occupanti, senza successo, di abbandonare immediatamente il fortino. Nonostante la situazione di stallo, Roberto Cimmaruta – capo del dispiegamento italiano a Uarder – chiese un colloquio alla commissione anglo-etiopica, per discutere di quanto accaduto, e di una nota ufficiale di protesta rilasciata dalla stessa, che considerava il territorio occupato come suolo etiope.

Durante le trattative, però, il Regime mise in atto una provocazione che ottenne, probabilmente, l’effetto sperato: due aerei italiani sorvolarono l’area, sparando anche alcuni colpi di mitraglia: l’ufficiale inglese fuggì per paura di essere coinvolto: cadde così una pietra enorme sulla possibilità di trovare un ipotetico (e difficile) accordo, per il momento. Probabilmente, però, gli ufficiali italiani credevano che la mossa avrebbe potuto far guadagnare tempo, rendendo possibile altresì la ricerca di un sostegno francese sulla questione.

Invece, mentre da una parte e dall’altra affluivano milizie, il 5 dicembre il Negus etiope – nonostante per anni non vi sia stata chiarezza su chi abbia lanciato il primo colpo – ordinò di riconquistare Ual Ual: i 400 somali-italiani, dapprima, sembrarono soccombere: già un quarto di loro erano morti o feriti, e le munizioni erano esaurite. Quando le forze etiopi sembravano poter avere la meglio, la situazione si ribaltò, grazie al sopraggiungere di aiuti aerei e di alcuni autoblindati provenienti dallo stanziamento di Uarder.

Per quanto si possa serenamente affermare il ruolo che ebbero nell’aumento della tensione tra Etiopia ed Italia, l’intensificarsi, in quegli anni, delle azioni di spionaggio, e i tentativi di conquistare i favori dei capitribù locali da parte del regime, difficilmente avevano come intenzione originale quella di provocare una reazione armata da parte del Negus Selassié. Specialmente, se fosse avvenuta immediatamente nel 1930, anno dell’effettiva occupazione della zona: nei piani fascisti la guerra non sarebbe dovuta scoppiare prima del ’35, e le forze armate italiane non sarebbero state sufficienti, cinque anni prima, a compiere un’azione militare di successo. Domenico Quirico, autore de “Lo squadrone Bianco”, sostiene anzi che fu lo stesso Negus etiope a cercare in tutti i modi di giungere allo scontro, contando che l’escalation avrebbe suscitato una reazione di sostegno da parte degli inglesi e, soprattutto, della Società delle Nazioni (di cui l’Etiopia era membro), obbligando l’Italia a compiere un passo indietro; il Regime, invece, colse l’occasione al balzo per mettere in pratica le proprie mire espansionistiche, piegando in pochi mesi l’ultimo stato indipendente d’Africa e completando cosí la parabola iniziata nel lontano 1882, quando la prima pietra “coloniale” venne posta da Agostino Depretis.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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