Tutti gli “tsiprioti” d’Italia

08/07/2015 di Ludovico Martocchia

Erano partiti da sinistra, ora sfondano anche a destra. L’ammirazione per Tsipras è bipartisan, anzi “tripartisan”. Da parte di partiti residuali senza leadership, di movimenti radicali anti-europeisti e di formazioni incollocabili sugli assi tradizionali della politica.

Tutti tifano Tsipras. Da Casa Pound a Rifondazione Comunista, passando per la Lega Nord, Fratelli D’Italia e parte di Forza Italia, fino ad arrivare a Sel, ai fuoriusciti del Pd e tutto l’universo dell’Altra Europa, compresi i sindacati e i centri sociali. E ovviamente anche il Movimento 5 Stelle. Tutti lodano Alexis Tsipras, il leader non-italiano, colui che ha sconfitto l’austerità e la Troika, schiaffeggiando la Merkel, Djisselbloem e Schäuble. Almeno così vorrebbero farci credere gli tsiprioti d’Italia, che sono saliti in fretta e furia sul carro dell’Oxi al referendum di domenica. È seguita la grande festa nelle piazze e nelle vie di Atene, in migliaia a festeggiare la vittoria della democrazia e la rivolta dei popoli contro gli euro-burocrati. Ma si sa, la battaglia è appena cominciata, le trattative continuano nel grigiore di Bruxelles e Strasburgo, con la Grecia e le banche elleniche che chiedono nuovo denaro per evitare il rischio del doppio fallimento, pubblico e privato. Le casse greche sono vuote e i prelievi ai bancomat proseguono per 300 milioni di euro al giorno. Si può festeggiare per il voto, eppure il default è dietro l’angolo, un’eventualità che sia in Germania che nel resto d’Europa si vuole (assolutamente?) scongiurare. Porterebbe ad una crisi senza precedenti nell’Eurozona.

A sinistra. I risultati di Tsipras alle elezioni europee dell’anno scorso e alle politiche in Grecia, hanno fatto sperare la sinistra italiana, che lo ha sempre seguito sin dal suo esordio. Non si scoprono ora. Si sono presentati insieme nel cartello elettorale nel 2014 “L’altra Europa con Tsipras”, ottenendo un discreto 4 per cento. Al momento si sono aggiunti i “dissociati” dal Partito democratico, come Stefano Fassina e Pippo Civati che ha da poco creato il nuovo movimento Possibile, proprio sulle orma di Syriza e di Podemos dello spagnolo Pablo Iglesias. Il problema maggiore dell’estrema sinistra non è tanto l’unità a livello ideologico, ma l’assenza di un contenitore univoco ed originale che possa riaccendere le speranze a coloro che oggi preferirebbero non votare. Da aggiungere anche il dilemma della leadership, difficile da trovare in una lista di tanti capetti, sia a livello partitico che sindacale. Mentre su Tsipras c’è un consenso unanime. Così come è accaduto spesso nella storia, già dai tempi della rivoluzione bolscevica del 1917, si mostra una tendenza tipica della sinistra italiana ad esultare per i successi che riguardano paesi vicini e lontani.

A destra. Stavolta i fanatici di Tsipras però sono stati in buona compagnia. A schierarsi con loro si è vista anche una numerosa schiera di anti-europeisti della prima ora. Come per esempio Giorgia Meloni e Matteo Salvini – che come al solito dimenticano di aver appoggiato il fiscal compact del 2011, trattato alla base dell’austerity targata Ue. Per il Sì al referendum, il sostegno è giunto addirittura da Casa Pound. «Anche i parlamentari di Alba dorata approvano la scelta di Tsipras, e da noi si nota una certa convergenza trasversale sull’idea dell’uscita dall’euro», ha detto il vicepresidente Simone Di Stefano, anche lui scordandosi che il voto greco non era per l’uscita dall’euro, opzione da evitare secondo Tsipras e l’ex ministro Yanis Varoufakis. La posizione più incoerente è sicuramente quella di Forza Italia, per cui non mancano mai le dichiarazioni del capogruppo Renato Brunetta ormai convinto sostenitore del greco. Manca una linea chiara. Per esempio: qual è la posizione di Silvio Berlusconi? La cosa migliore è che gli azzurri fanno parte del gruppo dei popolari al parlamento europeo, lo stesso della Merkel: altro paradosso non di poco conto.

Nuovi assi e Nazareno europeo. D’altronde non c’è da stupirsi. In Europa la politica successiva alla crisi presenta delle caratteristiche completamente nuove. Lo scenario non è tripolare come qualcuno potrebbe credere (ovvero destra, sinistra e anti-europeisti). La situazione è più complicata: all’asse tradizionale su cui si possono disporre i partiti, da sinistra a destra, dal socialismo al liberismo, se ne più aggiungere un altro. Quest’ultimo potrebbe riguardare l’europeismo e l’anti-europeismo. È un ragionamento che interessa più i politologi che l’opinione pubblica, e sicuramente dovrà essere studiato nei dettagli per capire il prossimo collocamento dei partiti in Europa. Così ci troviamo di fronte ad uno scenario capovolto in cui Syriza è, su questi temi, più vicina ad Alba Dorata che non ai socialisti. Lo dimostra anche il panorama nelle istituzioni europee, che presenta un’alleanza inedita tra il Pse e i Popolari, un Nazareno europeo, estremo antagonista della sinistra radicale e degli antieuropeisti in generale. Fuori dagli assi, ancora da interpretare, è situato il M5S, probabilmente la formazione politica più originale che non ammette eredità con il passato.

The following two tabs change content below.

Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
blog comments powered by Disqus