Turchia vs Curdi vs IS: matassa mediorientale

20/08/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

I curdi sono i principali avversari dell'IS, e collaborano con gli Stati Uniti. Ma sono un nemico storico del governo di Erdogan. Intanto gli Stati Uniti considerano essenziale l'appoggio della Turchia per combattere lo Stato Islamico in Siria: storia di una situazione decisamente ingarbugliata, ma decisiva per le sorti del Medio-Oriente

Lo stesso giorno in cui il Governo di Ankara ha annunciato di voler aiutare a combattere lo Stato Islamico, le forze militari turche hanno iniziato una campagna di attacco aereo contro uno dei più importanti gruppi curdi che ha avuto un ruolo cruciale per fermare l’avanzata delle truppe jihadiste in Siria: il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan). Perché?

Per rispondere a questa domanda bisogna aver chiaro dove e quando iniziano i risentimenti e i contrasti tra la Turchia e la minoranza curda. I Curdi rappresentano circa il 15-20% della popolazione turca, e vivono prevalentemente nelle aree meno sviluppate della Turchia sud-orientale. Circa nella metà degli anni 1980, il PKK ha lanciato una rivolta armata con l’obiettivo di creare uno stato curdo indipendente. La rivolta è stata prontamente soffocata dalle forze militari turche ma la popolazione curda ancora lamenta discriminazione e disinteresse dallo Stato centrale e accusa il Governo di Ankara di aver più volte violato i diritti umani durante la rivalsa. Da quel momento in poi, il PKK ha adottato tattiche tipiche dei movimenti terroristici: assassinii mirati, uccisioni per rappresaglia e attentati in luoghi pubblici. Numerosi curdi sospettati di essere spie o appartenenti ad organizzazioni rivali del PKK sono stati uccisi.

La situazione, già aspra , si è prima complicata con l’emergere della forza militare dell’IS e poi con l’ultimo risultato elettorale. Infatti, alle ultime elezioni, il partito dell’attuale presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha subito una grossa sconfitta e ha perso la maggioranza parlamentare a causa dell’ottima percentuale ottenuta dai curdi dell’HDP (Partito politico curdo di sinistra radicale).

Ma cosa c’entra tutto questo con la guerra all’IS? Gli Stati Uniti hanno cercato l’aiuto della Turchia nella lotta contro il IS dallo scorso anno. La Turchia, che è membro della NATO dal 1952 ed che è considerata da importanti funzionari americani come realtà fondamentale per indebolire lo Stato Islamico in Siria, è da sempre riluttante nel partecipare direttamente alla guerra allo Stato Islamico. Così, gli eventi e gli ultimi sviluppi lasciano intravedere quanto il conflitto d’interessi influenzi le politiche militari e regionali nel Medio Oriente.

I combattenti curdi, si ricorda, hanno coordinato operazioni militari con le truppe americane sin dallo scorso ottobre. Tra iniziative di intelligence, rilevamenti di coordinate dei bersagli dei bombardamenti USA e manovre di contrattacco e riconquista del territorio, i gruppi curdi hanno più volte dimostrato quali sono le loro intenzioni e quali i loro nemici da combattere. La Turchia invece, come sovente accade a coloro che non sanno bene dove schierarsi e per quale motivo schierarsi, continua a dire X ma purtroppo poi fa Y.

E quali sono i motivi di fondo? Come si può immaginare i motivi sono gli stessi già precedentemente citati. Le rapidi conquiste territoriali del YPG (Forze di Difesa del Popolo Curdo) all’interno della Siria costituiscono una seria minaccia per il futuro territoriale della Turchia. I Curdi, infatti, come già detto, avendo storicamente cercato uno Stato indipendente su cui insidiarsi stabilmente che, solamente a parole, dovesse confinare con la Turchia, potrebbero ora volerlo costituire grazie alle conquiste territoriali dell’ YPG. Ovviamente ad Ankara vi è sempre stata ferma opposizione e riluttanza a questo progetto curdo. Erdogan stesso ha affermato pubblicamente che la Turchia “non permetterà mai la creazione di un nuovo stato sulla frontiera meridionale, nel nord della Siria.” Ovviamente, però, La Turchia non può dichiarare esplicitamente guerra ai curdi in quanto oppositori diretti dell’IS.

Lo stesso vale per il contrario. Siccome combattendo l’IS si potrebbe aiutare indirettamente i curdi a realizzare questo progetto, Erdogan sembra titubare ancora un po’. Allora, prima di muoversi contro l’IS, Da Ankara è arrivata la decisione di procedere con il bombardamento aereo sulle zone del PKK, cosa che in questo preciso istante sta riportando consenso elettorale dalla parte di Erdogan.

Il PKK può essere attaccato, cosi confermato anche da Washington. Ma i problemi per Erdogan rimangono ancora insoluti. Infatti sia lo YPG che HDP sono politicamente (e militarmente) inattaccabili. Il primo costituisce forse l’alleato più efficace dell’America in Siria contro lo Stato Islamico negli ultimi mesi, il secondo invece ha più del 13% del consenso elettorale e ha anche dichiarato pubblicamente di non difendere gli attacchi terroristici compiuti in passato dall’ PKK.

Aver potuto attaccare il PKK, comunque, per ora è già un risultato per Erdogan e il suo governo. Non a caso, le forze armate turche sono più attivamente coinvolte nella lotta contro i ribelli curdi del PKK che in quella contro lo Stato Islamico. Nella recente carrellata di 1.300 persone arrivate in Turchia per scappare dalla Siria, 137 sono state subito arrestate oltreconfine come sospetti terroristi considerati legati allo Stato Islamico, così come 847 persone accusate di essere legate al PKK. I questi stessi giorni la Turchia bombarda il PKK nelle sue posizioni appena a sud del confine e nel nord dell’Iraq, sostenendo che i militanti curdi hanno intenzione di attaccare province turche da oltreconfine. Nel frattempo, le operazioni turche contro lo Stato islamico tardano a svilupparsi, l’YPG continua ad essere sostenuto dagli USA e dall’Occidente in generale, e l’HDP manifesta contro la violenza e le politiche dittatoriali che si redigono ad Ankara.

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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