Turbonoia Melbourne: vince Rosberg, spettacolo assente

18/03/2014 di Luciano Di Blasio

Melbourne 2014, trionfa la noia

Al termine del primo Gran Premio di Formula 1 del 2014 ci ritroviamo con un Rosberg sul gradino più alto del podio, la prima vittoria con il numero 6 che il papà Keke aveva nel 1982, quando vinse il suo unico mondiale. Dopo di lui, il vuoto. In pista, con distacchi quasi abissali, soprattutto pensando che gli altri lo hanno visto (da dietro) solo in occasione della safety car causata dall’ingenuità di Bottas, che sfiora il muro e lascia un copertone e detriti sulla pista. E nelle teste degli spettatori: dal vivo, gli australiani preferivano girarsi e cercare di mostrarsi a favore di camera piuttosto che guardare la pista, narcisisti annoiati 2.0 forse. Ma da casa, non sapendo dove girarsi, gli occhi stanchi della domenica mattina presto hanno rischiato la chiusura in favore di Morfeo.

Proviamo a capire dove può andare questa stagione esercitandoci nello stilare una pagella dei protagonisti della gara australiana.

Roberg trionfa a MelbourneRosberg: 8 –  fortunato che tra le due la monoposto funzionante sia la sua, ma parte alla grande, forse grazie a un ritrovato tecnologico tutto Mercedes che sfrutta la grande coppia dell’ERS, e domina il gran premio. È un pilota forte, vedremo se ha la stoffa del campione del mondo.

Bottas: 7,5 – la Williams, accusata da tutti di aver bluffato durante i test avendo probabilmente girato con poca benzina, dimostra invece la supremazia delle Power Unit di Stoccarda: Botta prima entra in Q3, poi, partito quindicesimo per la penalità sulla sostituzione del cambio, in pochi giri è sesto e tallona Alonso dopo essersi già sbarazzato di Raikkonen e Button tra gli altri. Commette, però, un errore da esordiente che gli perdoniamo soltanto a causa dell’incontrollabilità in accelerazione di queste nuove monoposto: sfiora il muro uscendo dalla curva Clark, perde la carcassa del pneumatico e una valanga di secondi. Rientra ai box, sostituisce le gomme, approfitta della safety car uscita proprio per rimuovere i suoi detriti e risale la classifica con una serie di splendidi sorpassi: chiude quinto dietro Alonso, confermando la buona forma della sua scuderia.

Ricciardo e Magnussen: 8,5 – Il primo esordisce in Red Bull e fa una qualifica strabiliante, e una gara magnifica davanti al suo pubblico, il cui supporto era evidente persino ai telespettatori, tanto era il rumore degli Aussie sulle tribune. Il secondo esordisce in Formula 1 e va a podio, ripetendo l’impresa di Hamilton, che nel 2007 esordì proprio in McLaren, partendo quarto e tagliando il traguardo terzo (il danese è poi scalato in seconda posizione, dopo la squalifica ex-post di Ricciardo).

Ferrari: 6,5 – Qualifica anonima, con Raikkonen che ci mette del suo per non entrare nei primi 10, partenza poco significativa, quando lo scorso anno era un punto di estrema forza, gara condotta a difendersi, non dagli avversari, ma da se stessa: terribile ansia d’affidabilità a Maranello. Ma le vetture sono arrivate entrambe alla fine, entrambe nei punti, e senza significativi problemi tecnici. Solo che i fortissimi piloti in forza alla Scuderia si aspettano di più, e anche i fan. Una prima verità sulla rossa l’avremo a Kuala Lumpur, a fine marzo.

Red Bull: 5 – sebbene riescano a dimostrare che i problemi sono tutti Renault, e che se i francesi tengono botta loro sono forti abbastanza da andare a podio con Ricciardo, è altresì vero che lo stesso australiano viene squalificato grossolanamente: la regola del flusso carburante massimo di 100 Kg/h è ridicola, ma Horner & Co combinano un disastro diplomatico e passano per furbacchioni della peggior specie. E pensare che fino a fine gara la nota più stonata era la resa incondizionata di Sebastian Vettel, tetracampione del mondo in carica che si ritira alla fine del giro 3 rientrando mestamente ai box, e tentando di convincere se stesso e gli altri tramite la radio che il campionato è lungo.

Lotus: 0 – un muso che definire ardito è riduttivo, una macchina “storta” che sciocca per inefficienza meccanica, aerodinamica, e progettuale in genere. Entrambi i piloti parcheggiati a bordo pista quando viaggiavano ultimi e staccati dal gruppo. Chissà che Maldonado abbia adesso imparato che parlare troppo d’inverno non è una buona idea, quando diceva che avrebbe lottato per il Mondiale e che il passaggio in Lotus era stata la sua miglior decisione. Il dubbio sorge spontaneo: che tipo di decisioni prende, Maldonado, di solito?

Renault: 0 – mezzo disastro in casa Red Bull, per la Lotus – che ci mette del suo  – il dramma sportivo è invece completo. Le Power Unit francesi non sono ancora al massimo della forma? Arriverà la grazia della FIA come ai tempi dei motori V8? Facile, e ingiusto.

Vettel: 7 – un po’ frustrato in qualifica, dopo il ritiro dalla gara mostra invece la stoffa del campione: si cambia e torna in garage per mettersi davanti ai computer con il suo ingegnere e iniziare subito ad analizzare i problemi. È la strada giusta per diventare il vero erede di un altro grande tedesco che ha riscritto la storia della Formula 1.

Mercedes: 8 – certo, la Power Unit va affinata in termini di affidabilità – chiedere ad Hamilton per avere conferma – ma la monoposto tedesca è di gran lunga la più forte e performante in questo inizio stagione. Vediamo come gestiranno due piloti forti e se qualcuno riuscirà a raggiungerli in termini di prestazione prima che sia troppo tardi.

FIA: 3 – tante, tantissime regole nuove, alcune palesemente ridondanti o addirittura deleterie, e forse poco tempo per metterle in pratica in maniera seria: serve un approccio diverso e più lineare da parte della Federazione.

Alonso: 6,5 – è bravissimo a difendere la posizione su Hulkenberg dopo il secondo pit-stop, e oggettivamente porta a casa il massimo possibile: nel post gara è sempre il solito Fernando, il samurai zen vestito di rosso, ma la sua pazienza potrebbe avere un limite. La Ferrari si svegli.

Raikkonen: 5 – talento purissimo, non capisce la presenza dell’ERS e ha serie difficoltà a gestirlo: vorrebbe 4 ruote, un cambio, 2 pedali, ma gli tocca un ritrovato tecnologico complicatissimo da gestire. Che le nuove regole siano un po’ l’anti-corsa lo si vede sulle mediocri prestazioni del più talentuoso pilota dell’era moderna. Per lo spettacolo speriamo trovi il bandolo di una matassa che, oggettivamente, non dovrebbe proprio competergli.

Kobayashi: 4 con la condizionale – rientra in F1 e ritrova il suo caro amico incidente: travolge Massa a trecento metri dalla partenza, gara finita per entrambi. E con le nuove regole sulla patente “a punti” rischia di essere squalificato per le gare successive. A sua discolpa? Il fatto che, in totale, durante tutto il weekend aveva percorso la bellezza di soli 32 giri, e le nuove monoposto vanno imparate.

Le nuove regole: 5,5 (per ora) – l’affascinante rumore delle nuove Power Unit e quello più evidente delle sgommate in frenate al limite non basta a promuovere la marea di nuove regole introdotte per il 2014: la prima gara della stagione è stata particolarmente noiosa, anche a causa di un tracciato cittadino che annulla la presenza scenica del DRS e non favorisce sorpassi di sorta. Probabilmente le cose miglioreranno nei prossimi 3-5 Gran Premi, anche perché, peggio di così, difficilmente potranno fare.

E allora non resta che spostare il baraccone del Circus a Kuala Lumpur, lasciando Melbourne con un’insufficienza interlocutoria e con la speranza, per tifosi e stakeholder del settore, che la lancinante noia australiana venga presto spazzata via con un padroneggiamento migliore della labirinto regolamentare. Buon viaggio.

 

 

 

 

The following two tabs change content below.

Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
blog comments powered by Disqus