TTIP – Tra diatribe e sviluppi

01/05/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

Nonostante i propositi apparentemente benefici, il TTIP risulta oggi essere uno degli argomenti più dibattuti nei due continenti, con risvolti notevoli anche nella sfera accademica: vediamo il perché di queste polemiche, e cerchiamo di capire a che punto siano i negoziati

TTIP

L’obiettivo primario del TTIP è quello di promuovere una sempre più ampia integrazione commerciale tra le due superpotenze economiche mondiali (UE e USA), eliminando le barriere non tariffarie e riducendo le tasse doganali in vari settori dell’esportazione multinazionale. Tale accordo prevedrebbe, inoltre, una standardizzazione dei regolamenti e delle procedure di esportazione tra le quali regole sanitarie e filosanitarie ma anche norme ambientali e fiscali. Eppure, nonostante i propositi apparentemente benefici, il TTIP risulta oggi essere uno degli argomenti più dibattuti nei due continenti, con risvolti notevoli anche nella sfera accademica: vediamo perché.

La Commissione Europea e il governo statunitense continuano a condurre le trattative regolarmente, alternando gli incontri tra Bruxelles e Washington DC. Tuttavia non mancano le visite private delle alte cariche americane nelle principali capitali europee (Londra, Parigi, Berlino e Roma). Sono proprio questi incontri, conseguiti in via segreta, ad aver dato prova di un’assenza intenzionale da ambo le parti di trasparenza, chiarezza e apertura alla critica pubblica, con il rovinoso risultato di seminare il dubbio e l’ambiguità, accendendo un dibattito di portata mondiale. Sicché, nell’arco di soli due anni, diverse personalità di alto rilievo hanno espresso la loro opinione contraria ai negoziati, tra i quali Joseph Stiglitz, premio Nobel dell’economia, che afferma: “L’accordo di libero scambio tra UE e Stati uniti è iniquo. L’Europa non dovrebbe firmarlo”. Ma da cosa deriva questo astio verso il TTIP?

Leggendo l’obbiettivo dichiarato del TTIP sembrerebbero non esserci ragioni per annullare i negoziati, ma è quel che non si è detto che seriamente spaventa. Infatti, il mondo accademico rimane perplesso sugli esiti che tale accordo comporterebbe. In primo luogo, gli USA spingono per la privatizzazione del sistema sanitario nazionale concedendo, così, l’ingresso delle compagnie miliardarie statunitensi.

Si rischierebbe quindi un adattamento comunitario alle politiche di food security e environmental safety degli USA che, senza ombra di dubbio, sono molto più permissive e meno controllate (OGM, pesticidi, ormoni e sostanze potenzialmente tossiche diverrebbero legali). Inoltre, le enormi banche americane potrebbero inserirsi nel mercato europeo con facilità, il che significa non solo che il dollaro otterrebbe più potere ma anche che molte restrizioni finanziarie potrebbero essere abrogate. Ma una possibile conseguenza del TTIP potrebbe mostrarsi anche in ambito occupazionale, perché molte aziende potrebbero essere attirate dal trasferirsi oltreoceano, laddove le regole sindacali e i diritti dei lavoratori risultano più flessibili.

Infine, la critica più importante che si tende a fare, è il possibile intaccamento della democrazia europea, dovuta alla probabile introduzione di un nuovo strumento nel diritto comunitario chiamato ISDS (Investor-State Dispute Settlements) che permetterebbe alle compagnie multinazionali di chiamare in causa gli stati qualora alcune perdite di profitto venissero causate da politiche nazionali interne di qualsiasi genere. In realtà, su questo punto, molti stati europei sembrano contrari, in primis la Germania, ma anche il Parlamento di Bruxelles ha alzato le barricate. Tanto da spingere, negli ultimi mesi, la Commissione a cercare delle strade alternative all’introduzione dell’ISDS, come proposto dalla stessa Cecilia Malmström, Commissario europeo per il Commercio.

Finalmente la scorsa settimana, tra il 20 e il 24 aprile, in concomitanza con la visita del nostro Presidente del Consiglio Mattteo Renzi a Barack Obama, ha avuto luogo a New York City il nono giro di negoziazioni per il TTIP: a moderare Ignacio Garcia Bercero per l’UE e Dan Mullaney per gli Stati Uniti. Il round of negotiations prevedeva anche un forum organizzato dalle autorità americane con lo scopo di fungere da tavolo di dialogo e confronto per gli esperti del settore. Spina nel fianco ancora una volta la mancanza di trasparenza (forse consapevole?) contemplata soprattutto dalla potenza nordamericana, e riconosciuta dalla stessa Jean Halloran, moderatrice dello stakeholder forum nonché Direttrice delle iniziative in ambito di politiche alimentari presso la Consumers Union: “Il fatto che le negoziazioni vengano condotte in segreto questa settimana a NYC rimane un problema fondamentale e profondo, soprattutto alla luce degli obiettivi del trattato”.

Nelle dichiarazioni rilasciate alla Conferenza Stampa ufficiale il 24 aprile, Ignacio Garcia Bercero riassume i tre punti maggiormente dibattuti durante la working session della settimana scorsa: l’accesso al mercato, la regolamentazione di cooperazione e le norme da stipulare, con una particolare enfasi sugli ultimi due. Per quanto riguarda la regulatory cooperation soprattutto nel settore farmaceutico, dei dispositivi medici e di quello automobilistico, essa viene considerata un’area di interesse condiviso tra i cittadini che, per produrre i benefici previsti, necessita di venire rinforzata all’interno di una cornice concreta, ove gli sforzi e gli scopi dell’UE e degli Stati Uniti possano comunemente convergere. Per quanto concerne invece le rules, il loro ruolo non viene marginato semplicemente allo scopo di governare la relazione di scambio bilaterale, ma esse vengono valutate soprattutto come strumento volto a contribuire alle norme e agli standard globali in materia di competitività, materie prime, energia e sviluppo sostenibile.

Nonostante vi siano impedimenti di natura controversa, i negoziati continuano e le opinioni degli esperti non trovano modo di convergere. Il Centro di Ricerca per le Politiche Economiche del Regno Unito afferma che, con la conclusione del trattato (che dovrebbe avvenire a fine 2015), si potrebbe integrare più di un terzo del mercato globale e che i benefici si potrebbero manifestare ben prima del 2020. L’80% della potenziale crescita economica derivante dal TTIP, ammonisce, rimane fortemente legata nella riduzione dei conflitti di duplicazione tra UE e USA. Thomas Bollyky, membro del CFR (Council of Foreign Relations) dichiara, inoltre, che la strategia che l’Europa dovrebbe perseguire nelle negoziazioni sarebbe quella di focalizzarsi sui settori dell’agricoltura, delle automobili e del commercio finanziario.

Non a caso, Bercero ha chiuso l’intervento alla Conferenza Stampa assicurando un nuovo giro di negoziazioni formali prima della pausa estiva, su suggerimento del connubio Malmström-Froman, che in occasione della Dichiarazione comune sui servizi pubblici tenutasi il 20 marzo 2015 a Bruxelles, si è raccomandato di intensificare il dialogo e il confronto tra le parti. La vicenda sembra dunque per ora non essere ancora giunta a conclusioni ufficiali.

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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