Truanderie: e voi, quanto siete colpevoli?

16/12/2015 di Isabella Iagrosso

L'opera prima di Francesca R. Cicetti, Truanderie, è chiaramente ispirata da autori quali Orwell e Huxley, ma è anche un'interessante sintesi di filosofia politica. Un thriller, un romanzo distopico, fantascientifico, una mescolanza di elementi capaci di renderlo appetibile ad un pubblico vasto

Truanderie

Dipartimento Est, anno 2099.  L’ufficiale di polizia Demya Gaart è stato assassinato, a condurre le indagini viene richiamato al servizio Davon Kane, l’ultimo degli Scrutatori ancora in vita. Questi sono coloro che guardandoti negli occhi possono leggere un numero, il numero con cui ti identificheranno sempre. Il numero che impedirà loro, pur inconsciamente, di considerare qualsiasi altro aspetto della tua persona al di fuori di quella cifra. È l’Indice di Colpevolezza. Una percentuale precisa della propensione al Male di ognuno di noi. Ecco l’inquietante, ma allo stesso tempo magnetica, idea di Francesca R. Cicetti nel suo romanzo d’esordio, Truanderie”.

Il libro inizia come puro thriller: un assassinio, un vecchio capitano della polizia chiamato a risolverlo. Si rivela molto più di questo, unendo Orwell con Huxley, la statistica con la filosofia politica, il mistero, la tensione, con una sottotrama romantica, rendendo difficile, nel corso della lettura, trovargli un unico genere. È rappresentato un mondo distopico, nel futuro, vediamo dunque un elemento fantascientifico. Non è dotato però di quell’esattezza matematica dei grandi romanzi di fantascienza. Ma non rimane solo un thriller, perché dall’omicidio iniziale scaturisce una trama articolata, complessa, interessante, che tiene completamente incollato il lettore alle pagine. Ed è proprio questa mescolanza di generi a renderlo appetibile a un pubblico vasto.

Il merito però è dovuto soprattutto alle immagini potenti attraverso cui è raccontato il mondo di “Truanderie”, dai bassifondi, al dipartimento di polizia, ogni dettaglio sembra fuoriuscire dalle pagine e materializzarsi nella realtà, quasi ci trovassimo di fronte a una pellicola cinematografica. La narrazione è vivida e lineare, la mano della scrittrice si tiene completamente fuori dal racconto, per lasciare liberi i suoi protagonisti di muoversi all’interno della loro stessa realtà. Scorrendo le pagine, si sente la folla della Truanderie, si vede Davon Kane, il protagonista, camminare per strada, lottare, si visualizza Reisa, la sua compagna, si sente il rumore dei suoi arti metallici che sbattono sul pavimento o sul tavolo, si immagina il Legislatore, chiuso nel suo palazzo, si sente la sua inadeguatezza, quella tipica di chi conosce tutto, ma non ha potuto provare nulla sulla sua pelle. Ecco infatti l’altra originalità dell’opera, l’elemento filosofico in più, nonché un richiamo evidente a John Rawls. L’innocenza del Legislatore, un bambino nato per vivere isolato da tutti e legiferare, appunto, senza essere influenzato da nessun background personale, rappresenta nettamente un’applicazione del famoso “velo” del filosofo statunitense.

Molteplici sono i personaggi che si susseguono nel corso della narrazione. Nessuno di essi rimane una macchietta stereotipata nell’universo di “Truanderie”, così come nessuno di essi viene dotato dall’autrice di una caratterizzazione superiore agli altri, ad eccezione forse del protagonista, che rimane il fulcro del romanzo. La moralità, lo spessore di ciascuno, si evincono principalmente dalle loro azioni e dal ruolo che assumono nel corso della storia. Il mondo di “Truanderie” è un affascinante paradosso. Il paradosso di una società che pensa di aver risolto il problema dell’ingiustizia sociale tramite la figura del Legislatore, una società che dall’altra parte però non si rende conto che vi è un cancro interno che la sta corrodendo, e non accetta che il sistema su cui aveva fatto cieco affidamento, si stia rivelando instabile e marcio.

Non ci resta che scoprire dunque i risvolti dell’interessante vicenda del Dipartimento Est, di  Davon Kane e della sua compagna, in libreria. Appuntamento a domani, quando l’autrice, Francesca R. Cicetti presenterà il suo romanzo a Roma, alla libreria Cultora (Via Ughelli 39, Furio Camillo) alle ore 18.30.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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