Troppi giovani disoccupati: dall’Unione europea una risposta da 6 miliardi di euro

08/05/2015 di Redazione

Un nuovo articolo dalla nostra collaborazione con TIA Formazione Internazionale. Visti i dati allarmanti sulla disoccupazione giovanile in Europa, le istituzioni dell’UE hanno preso seri ed immediati provvedimenti per contrastare il fenomeno: nel 2012 è nato Youth Employment Package e nel 2013 il progetto Youth Employment Initiative.  Anche l’Italia ne fa parte, ma come viene attuata la Garanzia Giovani e a che punto è oggi?

Youth Guarantee

Entrare a pieno regime nel mondo del lavoro (sempre meno inclusivo) e possedere le competenze necessarie per essere competitivi, i cosiddetti skills, è diventato ormai un impiego quasi a tempo pieno per i giovani europei. Chi passa gli anni ad inviare curriculum vitae, chi a studiare per accumulare lauree,  master e riconoscimenti di ogni sorta e chi, invece, non detiene educazione alcuna e ha minori possibilità rispetto ai primi di ambire a figure professionali soddisfacenti e a mansioni durature. Che il lavoro nobiliti l’uomo è cosa ben risaputa anche dall’Unione europea, convinta che generare lavoro e sviluppare consone politiche per l’impiego siano valide armi per combattere le disuguaglianze, l’esclusione sociale ed offrire alle persone indipendenza, sicurezza economica e senso di appartenenza. Questo vale specialmente per tutte quelle categorie sociali notoriamente svantaggiate, come i disabili, gli immigrati, gli abitanti di aree disagiate e tutti coloro che non hanno un’adeguata formazione scolastica e/o professionale per inserirsi nel mercato del lavoro (i NEETs: “Not in Education, Employment or Training“, giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono iscritti a scuola né all’università, che non lavorano e non seguono corsi di formazione o aggiornamento professionale). Dati alla mano (fonte: Eurostat, dicembre 2014) nello scorso anno i giovani disoccupati in Europa erano il 22% (in aumento rispetto al 16% del 2008), ed i NEETs  il 13%. A contendersi il primato tra i Paesi con un tasso di disoccupazione giovanile maggiore si attestano la Spagna con il 54% e la Grecia con il 50%, ben lontani dai rispettivi 25% e 22% del 2008. Numeri sconfortanti imputati alla crisi finanziaria ed economica che, oltre ad incrementare la disoccupazione in tutte le fasce della popolazione, ha notevolmente acuito il dislivello tra i diversi Paesi europei, nonché al loro interno (basta mettere a confronto il 7,2% di disoccupazione giovanile della Germania  con le percentuali sopra riportate, o il 42% dell’Italia, il 34,5% del Portogallo, il 44,8% della Croazia, il 32,8% di Cipro).

Ecco, allora, che molti giovani scoraggiati e in grave difficoltà nella ricerca di un lavoro (che non sia precario) in risposta alla crisi hanno scelto di prolungare gli studi o ricominciare, ritardando ulteriormente il loro ingresso nel mondo degli adulti. Nel 2012, ad esempio, negli EU-28 si contavano circa 5,6 milioni di giovani (tra i 15 ed i 24 anni) inattivi e 7,5 milioni di NEETs. Il mancato inserimento dei giovani nel mercato del lavoro e la disoccupazione a lungo termine ha forti ricadute sociali ed economiche: il costo sostenuto dalle società europee per i NEETs è stato stimato intorno a 162 miliardi di euro nel solo 2013. Inoltre, l’esclusione dal mondo del lavoro può provocare in questi stessi giovani un senso di emarginazione anche dalla società civile, con la conseguenza (non remota) che credenze e valori (personali e collettivi) vengano sconvolti e possano generare comportamenti politici estremisti. A livello individuale, in termini di coinvolgimento e future prospettive di guadagno, le difficoltà riscontrate potrebbero causare ripercussioni sul capitale umano ed effetti di lungo periodo sul rendimento del lavoro.

Da tale premessa nel dicembre 2012 è nato il progetto Youth Employment Package all’interno della Europe 2020 Strategy, con l’obiettivo precipuo di incoraggiare la partecipazione e l’inclusione dei giovani attraverso politiche volte alla formazione professionale, all’educazione e all’ingresso (o al ritorno) nel mercato del lavoro. Per rinforzare le misure precedentemente prese, nel 2013  il Consiglio europeo ha proposto la Youth Employment Initiative per cui sono stati stanziati 6 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 (3 miliardi provenienti da un budget dedicato  e 3 miliardi dal European Social Fund) destinati a tutte le regioni con un tasso di disoccupazione giovanile oltre il 25%. Per accelerare i tempi, ha inoltre emanato una Raccomandazione istituiva della Youth Guarantee (2013/C 120/01), fatta propria dagli Stati membri il 22 aprile dello stesso anno. Per implementare questa Garanzia Giovani ed attuarne i relativi investimenti, la Commissione ha successivamente lanciato la Comunicazione (COM/2013/0447) “Working together for Europe’s  young people – A call to action on youth unemployment”.  L’obiettivo dell’intero progetto è chiaro e la sua natura principalmente preventiva: offrire una risposta qualitativamente valida di lavoro, il proseguimento degli studi, l’apprendistato, il tirocinio o altra misura di formazione, entro 4 mesi dall’uscita dal sistema di istruzione formale o dall’inizio della disoccupazione. Si parla, dunque, di cifre importanti: un iniziale prefinanziamento della YEI di 33 milioni di euro (che raggiungerà il miliardo) nel 2015 a supporto di 22 mila NEETs, che saliranno a quota 650 mila. Sembrano tanti soldi, eppure Youth Guarantee conviene. Perché? Bilanciando costi e benefici, è stato stimato che la Youth Guarantee costerebbe all’Eurozona 21 miliardi di euro all’anno  (fonte: ILO report – eurozone job crisis) a fronte dei 153 miliardi spesi per mantenere i sussidi dei NEETs (fonte: Eurofound report on youth unemployment).

A dare il buon esempio per l’attuazione di  questo programma fu (tra le altre best practices) il riscontro positivo della Finlandia, ove l’iniziativa ha riscosso successo già dal 2011, tanto che, secondo una valutazione dell’Eurofound, l’83,5% dei giovani in cerca di lavoro ha ricevuto valide offerte entro tre mesi dallo stato di disoccupazione.

In Italia, a partire dal 2014, per la YEI sono stati stanziati 567,511,248 milioni di euro, provenienti dal ESF (European Social Fund) e corrispondenti al 60% dell’intera somma destinata al Programma italiano “Garanzia Giovani”, che sarà integrata per il 40% da Fondi nazionali. Il Piano Nazionale Garanzia Giovani, quindi, con l’allocazione di 1,5 miliardi di euro persegue gli obiettivi propugnati dall’UE:  garantire ai ragazzi tra i 15 ed i 29 anni, disoccupati o NEETs una valida offerta di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato, tirocinio o altra misura di formazione o inserimento nel servizio civile. È bene ribadirlo, i giovani potranno aderire all’iniziativa fino al 31 dicembre 2015, attraverso il sito www.garanziagiovani.gov.it , o attraverso i siti regionali collegati in rete tra loro.

Dal 2007 la disoccupazione italiana ha continuato a salire senza arresto, coinvolgendo diverse fasce d’età in tutta la popolazione. Alla fine del 2012 il tasso di disoccupazione aveva superato il 52,5% contro il  46,8% di 5 anni prima. Le persone maggiormente colpite sono state, senza sorpresa, quelle giovani e con un grado d’istruzione meno elevato: nel dicembre 2012 i disoccupati tra i 15 ed i 24 anni erano il 35,3%, e nel 2014 il 42% (circa 664.000 persone); i NEETs sono stimati attorno a 1,27 milioni (di cui 181 mila cittadini stranieri). Oltre il 30% di questi, altro dato che non stupisce, appartiene alle regioni meridionali (Campania, Calabria, Sicilia).

Sulla carta il Piano Nazionale Garanzia Giovani prevede la stretta collaborazione tra Stato, Regioni ed enti pubblici e privati, ma sono le Regioni in particolar modo ad avere la responsabilità di implementare il piano in qualità di intermediari del Programma Operativo Nazionale del Ministero del Lavoro. Insieme identificano i potenziali beneficiari a livello locale e gestiscono le risorse da ripartire, monitorano e valutano il sistema di informazione/comunicazione delle attività (il cui costo, nel periodo 2014-2018, ammonterebbe a 5 milioni di euro). Informazione e comunicazione che, però, non sembra aver convinto i  giovani italiani: da un report stilato a luglio scorso a cura dell’Ipsos e dell’Istituto Giuseppe Toniolo su un campione di 1.727 giovani considerati rappresentativi, è emersa una scarsa conoscenza del Piano messo in atto dal Governo italiano e una bassa fiducia sull’impatto generale che potrà avere. Il 45% dichiara di non saperne nulla e il 35% di averne sentito vagamente parlare. Meno di un giovane su cinque conosce la Youth Guarantee. Anche tra i NEETs, la categoria su cui il Piano dovrebbe intervenire, la percentuale di chi ne è a conoscenza risulta piuttosto bassa (attorno al 22%). Per quanto riguarda l’efficacia del programma molti sono gli scettici e gli scoraggiati: tutti quelli che ancora rincorrono il sogno di un lavoro all’estero, in cerca di maggiori e migliori possibilità.

Secondo i dati diffusi dal Ministero del Lavoro, a settembre 2014 erano quasi 180 mila i giovani iscritti; 41.989 erano stati convocati dai servizi per il lavoro e 26.668 avevano già ricevuto il primo colloquio di orientamento; 10.369 le occasioni di impiego, per un totale di posti disponibili pari a 15.165.  Le regioni con il maggior numero di registrazioni sono state la Sicilia (31.879 unità, pari al 18% del totale), la Campania (25.713 unità, pari al 14%) ed il Lazio (12.439 unità, pari al 7%). Tra i giovani iscritti la maggioranza sono uomini, per lo più diplomati e con la terza media; seguono marginalmente i laureati.

C’è chi parla di flop, chi ci crede: le versioni ed i pareri sono discordanti ed ambigui. Secondo il Ministro del Lavoro Paoletti, fino a marzo 2015: «Su un totale di 250.156 giovani presi in carico sono 69.811 quelli cui è stata proposta una misura del programma: un valore in crescita, nell’ultimo mese, del 65,1%».  Fa da contraltare il Segretario Generale lombardo della Fiom-Cgil, Mirco Rota (la Lombardia è stata considerata la regione più rappresentativa della Garanzia Giovani, eppure solo l’ 1,2% dei 43 mila iscritti è riuscito a firmare un contratto a tempo indeterminato) che considera di scarso valore i dati divulgati dal Ministero del Lavoro, poiché “presi in carico” intenderebbe  semplicemente giovani di cui si è stata registrata l’iscrizione, ma in pochi hanno beneficiato di una reale opportunità di lavoro. Sempre secondo il parere di Rota: «Lo strumento è troppo debole ed è di efficacia limitata contro la disoccupazione giovanile. I risultati ottenuti sono scarsi, soprattutto rispetto alle risorse impiegate». Risorse che a metà marzo 2015 hanno superato a livello nazionale i 950 milioni di euro, pari al 63% della disponibilità complessiva del programma. Il Ministero del Lavoro, invece, sostiene che ai primi di aprile i giovani accreditati erano 501.779 (10 mila in più della settimana precedente), pari all’89,6% del bacino di riferimento rappresentato da 560 mila NEETs, che potranno essere raggiunti dal programma sulla base delle risorse disponibili e della spesa massima assegnata a ciascuna misura ammissibile. Eppure, nonostante l’abbondanza di deliberazioni, decreti, avvisi e bandi, al momento l’attività delle Regioni non sembra essere del tutto incisiva: solo per pochi territori è stato possibile rinvenire un vero e proprio monitoraggio (attività dal valore di 6 milioni di euro stanziati a tal fine) sul reale impatto delle misure implementate. In alcune regioni (tra cui Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna e Toscana) nel 2015 il piano di attuazione regionale è stato modificato per ridefinire lo stanziamento delle risorse, che ancora non sembra essere definitivo.

Apocalittici ed integrati in rotta di collisione su un tema delicato che riguarda il futuro di un’intera generazione:  giovani sopra i 15 anni, studenti e/o lavoratori, precari, incerti, pronti a diventare grandi. Intanto, mentre si discute, secondo i dati Istat il tasso di disoccupazione giovanile a marzo 2015 ammontava al 43,1 % (ancora in aumento rispetto ai mesi precedenti).

Piera Feduzi


Fonti:

Eurofound (2015) – Youth entrepreneurship in Europe: Values, attitudes, policies

Eurostat regional yearbook 2014 – Labour Market

European Commission – Employment, Social Affairs & Inclusion

ISFOL, Euroguidance Italy (2015) – Italian Youth Guarantee Implementation Plan

ILO – Eurozone job crisis

Istat

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