Triton è già un fallimento?

29/12/2014 di Ludovico Martocchia

Gli sbarchi non si fermano, sono 16 mila da quando è entrata in vigore Triton. Intanto Mare Nostrum continua a lavorare. Le due operazioni si sovrappongono e in parte si ostacolano, aggiungendo nuovi problemi ad una situazione europea ed internazionale veramente delicata. È tempo di valutazioni alla fine di questo 2014.

Triton e Mare Nostrum

Il Mar Mediterraneo, quel pezzo di mondo che ha visto nascere la civiltà occidentale, oggi è una distesa d’acqua tra le più pericolose del pianeta. È un abisso in cui solo nel 2014 sono morte 3419 persone: un numero inaccettabile se solo si pensa all’Unione Europea come allo stato sovranazionale che riunisce i paesi più ricchi. Anche l’altro dato è immenso, frutto di una situazione internazionale delicata. È la cifra degli sbarchi sulle coste italiane, ovvero quasi 170 mila uomini, donne e bambini in cerca di un futuro dignitoso nel nostro continente. Questa gravità non risiede solamente nei numeri, ma nell’incapacità dell’Italia e degli altri paesi europei a farvi fronte, di gestire equamente la difficile ripartizione dei compiti e dei doveri. Sì è proprio un dovere, perché rispetto a coloro che vivono nel “terzo mondo”, un mondo che noi abbiamo contribuito a creare, abbiamo dei doveri e delle responsabilità.

Secondo molte fonti autorevoli – prima fra tutti l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati – i migranti pronti a partire sarebbero milioni, un’infinità di profughi in fuga dall’Africa subsahariana, da una parte del Maghreb, ma soprattutto dal Medioriente. Quest’ultima zona vive ogni anno crisi di instabilità politica e sociale: dalle guerre in Iraq e in Afghanistan al conflitto israelo-palestinese, dalle Primavere Arabe all’avanzata dello Stato Islamico. Eppure le complicazioni che fanno aumentare drasticamente gli sbarchi sono due: la guerra civile in Siria, la cui conclusione sembra ancora più lontana (basti pensare ai territori conquistati dal Califfato) e quella in Libia. Non è un caso che 140 mila delle persone approdate in Italia siano salpate proprio da lì, un paese collassato con uno o più governi privi di legittimità.

Quindi se spesso si dimentica quali turbamenti sono costretti ad affrontare le popolazioni al di là del nostro mare, si ricordano alla perfezione i costi e l’amministrazione delle operazioni di soccorso e di frontiera. Mare Nostrum, nata dopo la catastrofe di Lampedusa sotto il governo Letta, probabilmente chiuderà i battenti dal 31 Dicembre. Attualmente si sovrappone all’operazione di polizia dell’agenzia europea Frontex, denominata Triton. Il fatto che porta a più discussioni è che le due iniziative nate per motivi diversi, al momento purtroppo causano un’accumulazione di compiti, se non addirittura un ostacolo da parte della prima sulla seconda. Vediamo più nel dettaglio.

L’operazione Triton è venuta alla luce per cercare di coordinare gli interventi nel Mar Mediterraneo da parte di 17 paesi europei, con 25 mezzi navali e 9 mezzi aerei, con un costo mensile di quasi 3 milioni di euro. È qui che bisogna porre l’attenzione. Triton non è un servizio di soccorso per i migranti in mare, come è ancora Mare Nostrum, ma è un’operazione di polizia, che solamente in caso di emergenza può assistere i profughi in acqua. Infatti, le navi in stazionamento sono poste a 30 miglia dalla costa italiana, mentre Mare Nostrum opera oltre questo limite, attualmente con sei mezzi navali e due aerei. Da qui arriva la critica del Viminale, secondo il quale le manovre della Marina italiana rischiano di annullare la ragione per cui è nata Triton: la deterrenza. Ovviamente le azioni della Marina sono tutt’ora necessarie perché permettono il salvataggio di altre migliaia di persone, anche da quando è entrata in vigore la campagna di Frontex (16 mila sbarchi da novembre). In più i casi di emergenza per il recupero dei migranti in mare da parte della navi europee sono stati innumerevoli, in questo modo il compito delle due operazioni si è sovrapposto (comunque è stato un lavoro vitale per evitare ulteriori tragedie in acqua). Così nascono nuove disappunti da una certa parte politica.

Data la criticità della situazione, dichiarare l’operazione Triton immediatamente fallimentare – come hanno fatto numerosi giornali ed esponenti politici italiani – sembra inadeguato. Frontex e specialmente Mare Nostrum sono un successo senza appelli per il salvataggio delle vite umane. È vero che i decessi sono stati 3400 quest’anno, ma è anche vero che la cifra poteva essere estremamente maggiore. Se invece si vuole affrontare un discorso più generale, l’insuccesso si trova proprio nel problema della deterrenza. Purtroppo in questo modo si dà ragione a chi sfrutta l’immigrazione per scopi politici, tuttavia più le navi italiane ed europee si avvicineranno alle coste libiche e più gli scafisti riuniranno centinaia di persone in imbarcazioni instabili e fatiscenti, a rischio collasso. In effetti bisogna anche aggiungere che la valutazione delle manovre di Frontex è impossibile solamente dopo due mesi, in cui è convissuto con Mare Nostrum. Nel momento in cui cesserà di esistere quest’ultima, si potrà capire quali siano realmente le intenzioni dei paesi europei, e se si potrà procedere verso la creazione di un contesto più sicuro. Ci si troverà di fronte ad una scelta: o rimanere vicino le coste e non rispondere ai messaggi di emergenza – un’ipotesi crudele, ma ricercata da una parte della destra italiana -, oppure spendere ancora di più e salvare altre vite – quest’altra criticata per l’eccessivo buonismo della sinistra italiana.

Senza ombra di dubbio la prima scelta è impraticabile nella situazione attuale, il costo delle vite umane non è paragonabile nè barattabile con qualche milione di euro. Il vero insuccesso della politica italiana ed europea risiede nel passo successivo al soccorso: nell’accoglienza e nell’integrazione. L’Europa non possiede una normativa adeguata, anche perché è pressoché impossibile distinguere tra chi è richiedente asilo e chi no. Mentre l’Italia non è in grado di dare ospitalità ad altri migliaia di immigrati, sia per una questione di risorse, sia per una costante incapacità dovuta alla gestione amministrativa, anche collusa con la criminalità organizzata – guardare i recenti casi di Salvatore Buzzi e di Massimo Carminati. Una situazione talmente bollente che ha permesso a Salvini e la Lega di cavalcare un malessere intrinseco nella popolazione italiana, per certi versi giustificabile, per altri assurdo.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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