Da un trilemma all’altro: le difficolta dell’economia

22/05/2014 di Giovanni Caccavello

All’inizio degli anni '60 Mundell e Fleming proposero un'estensione del modello Keynesiano del modello IS-LM ed introdussero il concetto di "Impossible Trinity". Oggi, si inizia a parlare anche di un altro "trilemma"

Dall’ trilemma di Mundell – Fleming… – Tra il 1961 ed il 1962 Robert Mundell e Marcus Fleming estesero il modello IS-LM (Intestment/Savings – Liquidity/Money) introdotto da John Maynard Keynes nel suo saggio La Teoria Generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta del 1936. Mundell e Fleming svilupparono un modello più moderno, utilizzato ancora oggi poiché alla base dell’economia internazionale, ed introdussero in modo indiretto il concetto di “trilemma impossibile“.

Nel corso di questi ultimi tempi, infatti, il modello Mundell – Fleming è stato usato da moltissimi economisti e pensatori per argomentare il fatto che una qualsiasi economia non può simultaneamente mantenere un tasso di cambio fisso, la sovranità monetaria ed un libero movimento di capitale.

Trilemmaok

La spiegazione – Il concetto, di fondamentale importanza a livello accademico, nascosto dietro l’espressione teorica di “Impossible Trilemma” è il seguente: se un paese, come per esempio la Cina al giorno d’oggi, decide di avere un tasso di cambio pressoché fisso nei confronti del dollaro – moneta cardine del sistema valutario mondiale – e delle altre valute principali (Euro, Sterlina, Yen) e decide di aprire alla libera circolazione dei capitali – lavoro, merci, servizi e capitale – , esso non potrà sviluppare una politica monetaria autonoma. Viceversa, se un paese, come il Regno Unito, decide di mantere una politica monetaria autonoma e una completa libertà dei capitali, esso sarà costretto a lasciar fluttuare il cambio. In questo caso, risulta di estrema importanza avere un istituto centrale che sia ben rispettato a livello mondiale e che possa rassicurare il mercato in qualsiasi circostanza. Nell’ultimo caso, la peggior decisione che uno stato possa conseguire è quella di perseguire una politica monetaria autonoma e un cambio di tasso fisso. Ciò significherebbe l’abbandono del libero mercato e la creazione di un sistema autarchico, cioè di un sistema economico non influenzato dalle tendenze internazionali.

…al trilemma di Rodrik – Proprio in un contesto sempre più globalizzato, il docente di economia politica, Dani Rodrik, attuale professore a Princeton e precedentemente ad Harvard, nel 2002 spiegò che l’economia internazionale si trova in un altro grande trilemma, difficile da interpretare e che presenta molte sfide. Questo trilemma, denominato per l’appunto il Trilemma di Rodrik, mette in relazione tra di loro tre aspetti essenziali: la democrazia, la sovranità nazionale e la globalizzazione.

Come nel precedente trilemma di Mundell – Fleming, anche in questo caso noi, Stato, possiamo decidere quali di questi tre aspetti tenere in considerazione. Impossibile quindi integrare queste tre sfere tutte insieme.

Trilemma2

La conclusione – Rodrik spiega cosa si può fare in ogni situazione, e quale sarebbe, vista la situazione attuale, la strada migliore da seguire. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le nazioni più sviluppate decisero di implementare il cosiddetto “compromesso di Bretton Woods“. Il Dollaro Americano divenne la valuta attorno alla quale tutte le altre ruotavano. Lira Italiana, Marco tedesco, Franco Francese, Sterlina Britannica, Yen Giapponese e altre valute erano tutte ancorate al Dollaro. L’integrazione economica globale fu accantonata per favorire gli stati nazionali. A partire però dagli anni ’70, con la fine dell’accordo di Bretton Woods, qualcosa cambiò.

Le tre possibilità – La globalizzazione iniziò il suo corso, ad oggi inarrestabile, e con l’avvento degli anni ’80, padri del liberismo, produsse nuove e grandi ricchezze in tutto il mondo, dando la possibilità a paesi come Cina, India, Russia, Brasile, Sud Africa, Indonesia, Turchia, Malesia e Messico, assieme a molti altri, di avviarsi verso una crescita economica senza precedenti. Il processo di intensa integrazione economica è ancora ad oggi in corso. Il compromesso di Bretton Woods risulta quindi essere di difficile attuazione.

La seconda soluzione è quella di limitare il livello di integrazione internazionale mantenendo gli stati-nazione. Questo però metterebbe a serio rischio alcuni obiettivi economici e politici domestici, tra cui la democrazia stessa. La terza opzione sarebbe quella di raggiungere un livello di integrazione economica sempre maggiore, mantenendo la democrazia diretta ma abbandonando l’idea degli stati-nazione come immaginati nel corso del XIX e XX secolo. Questa soluzione, ad oggi, risulta essere quella di più facile attuazione, nonostante la pesante recessione iniziata nel 2009 in numerose nazioni avanzate e dalla quale solamente da pochi mesi si sta lentamente incominciando ad emergere.

Se si vuole proseguire sulla via di una sempre maggiore ricchezza, e quindi di una maggiore integrazione economica con meno barriere, meno tariffe e meno costi di transazione sarà quindi necessario decidere se mantenere la democrazia o gli stati-nazione.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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