Triennale Design Museum: la creatività progettuale ai tempi della crisi

07/04/2014 di Simone Di Dato

Triennale-Depero
Fortunato Depero, Topi, 1938, arazzo

Autarchia, austerità e autoproduzione. E’ da questi tre temi, nonché periodi difformemente critici e poco indagati della storia italiana, che prende il via la settima edizione del Triennale Design Museum di Milano, istituzione mutevole, in costante rinnovamento e primo museo di design nostrano, diretto da Silvana Annichiarico. Tra memorie e ricordi che spiegano il presente e i presupposti per guardare al futuro, la manifestazione giunta ormai alla settima edizione, indagherà sul prolifico scenario del design italiano oltre la crisi, focalizzando la sua attenzione sul tema dell’autosufficienza produttiva, quando per la creatività italiana ostacoli politici ed economici diventano vere opportunità. “L’idea di base – spiegano è che il progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione particolarmente favorevole allo stimolo della creatività progettuale”, e a dare man forte a questa tesi si schierano le opere esemplari dei grandi progettisti degli anni trenta, i distretti produttivi  in piccole aree basati sulle tradizioni locali e la disponibilità diretta di materie prime durante gli anni settanta, per arrivare poi al terzo millennio con gli studi di design volti a etichette personali e progetti di piccole serie, makers alle prese con tecnologie digitali e sperimentazioni. Crisi dunque significa scelta.

La mostra, curata da Beppe Finessi, e visitabile fino al 22 febbraio 2015, fornirà una sorta di storia alternativa del nostro paese in fatto di design, senza dimenticare episodi solo all’apparenza minori, disposti rigorosamente in ordine cronologico. Forte di una selezione ricchissima di oltre 650 opere, l’allestimento a cura del designer francese Philippe Nigro (da poco vincitore del premio Now-Design à vivre di Maison&Objet) si aprirà con una stanza/vetrina, un ampio spazio che permetterà al pubblico di avere una visione d’insieme del progetto, con oggetti magistralmente posizionati in modo da confrontarsi nei diversi periodi di appartenenza, ma anche per dialogare con la linearità architettonica preesistente. Un ordine contrapposto al dinamismo di paesaggi suggestivi, pareti, palazzi, marciapiedi, scale e sentieri. Il tutto con l’impiego di materiali quali il metallo e l’OSB (materiale fatto di trucioli di legno di pioppo) a rievocare il lavoro artigianale e autoprodotto.

Triennale-Sottsass
Ettore Sottsass, Tavolo Redan, 1953

Tutto inizierà da Fortunato Depero, artista e designer d’avanguardia, vero pioniere del campo, al quale è dedicato uno spazio incentrato sulla sua bottega di Casa d’Arte di Rovereto, fucina di quadri, arazzi, mobili e arredamenti, mosaici e pannelli dipinti, manifesti pubblicitari, giocattoli, abiti e allestimenti. Nel mezzo i grandi nomi della scena nostrana: basti pensare allo sguardo eccelso di Ettore Sottsass, che combina architettura e arti visive, tra malinconia e vera esplosione di intrigante ed empatica energia (“Tornano sempre le primavere, no?”), Bice Lazzari, Fausto Melotti scultore di gesso, ceramica e acciaio, Carlo Mollino, Franco Albini, Gio Ponti, Antonia Campi, Renata Bonfanti, Salvatore Ferragamo, Piero Fornasetti, creatore di oltre undicimila oggetti, tra sculture, interni, scenografie e design, ancora Alessandro Mendini, Bruno Munari, Gaetano Pesce, Andrea Branzi, Ugo la Pietra, fino a Martino Gamper, Formafantasma, Nucleo, Lorenzo Damiani, Paolo Ulian, Massimiliano Adami e infine uno dei maestri più pungenti del Made in Italy Enzo Mari, che con la sua “Proposta per un’autoprogettazione”, spinge le persone ad appropriarsi fisicamente del progetto, costruendolo e terminandolo con le proprie mani, realizzando pezzi di arredamento che non siano semplici mobili, ma suggerimenti, laddove l’essere “carpentieri” diventi esercizio catartico, alla costante ricerca dell’essenza e dell’anima della forma. A chiudere il cerchio sarà una stanza curata da Denis Santachiara, dedicata al design autoriale che si autoproduce con le nuove tecnologie.

Indagando sulla straordinaria capacità di dialogare con la società e i suoi strumenti, il Museo e la sua manifestazione dimostrano anche quest’anno di essere sempre in grado di offrire con grande dinamismo percorsi diversificati e aggiornati. Come istituzione viva e coinvolgente, si impegna nel garantire spunti di riflessione e stimoli culturali per giovani creativi e chi si affaccia da naif alla storia del design italiano. Perché, come dice Enzo Mari “il design è design se comunica conoscenza”.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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