Tre appunti su legge di stabilità e occupazione

02/11/2015 di Federico Nascimben

Bozze presentate come testi definitivi prima che venga posta la fiducia su un maxiemendamento. Clausole di salvaguardia postposte di anno in anno. Disoccupati che diminuiscono grazie agli inattivi.

Prima che se ne torni a parlare in maniera più compiuta, è opportuno prendere tre appunti su legge di stabilità e occupazione frutto di considerazioni piuttosto semplici, logiche e già qui discusse, ma che naturalmente non vengono mai ribadite a sufficienza. Senza fini pedagogici procediamo quindi al breve elenco.

Partiamo da una questione legata al metodo. Anche in questo caso, il disegno di legge di stabilità è stato presentato senza che vi fosse alcun testo certo, ma tuttalpiù una semplice bozza fatta poi “trapelare” su agenzie e quotidiani per testarne il ritorno. Anche tralasciando il fatto che si tratta pur sempre di un organo pubblico, non potrebbe comunque essere altrimenti, dato che quel testo presentato tramite slide e discusso sotto ogni profilo per settimane verrà poi in considerevole parte sostituito tramite il maxiemendamento con allegata questione di fiducia che il Governo chiederà entro la fine di dicembre.

Altra caratteristica che sembra diventata strutturalmente connessa all’impianto legislativo italiano è quella relativa all’apposizione di clausole di salvaguardia. Come scrive Mario Sensini sul Corriere del 24 ottobre, “la manovra sull’Iva, intanto, è stata definita. E sostanzialmente è un rinvio degli aumenti, non una loro eliminazione. L’aliquota Iva del 10% salirà al 13% nel 2017, invece che crescere al 12% nel 2016 e di un altro punto l’anno successivo. Così l’aliquota del 22%, che passerebbe al 24% nel 2017 e al 25% l’anno dopo, invece che aumentare di un punto l’anno prossimo, di due nel 2017 e ancora di uno 0,5%, per finire al 25,5% nel 2018. Solo quel mezzo punto è definitivamente risparmiato. Nello stesso tempo, però, vengono definitivamente cancellati 6,2 miliardi di tagli alle agevolazioni fiscali, che entravano a regime nel 2017, mentre l’aumento delle accise nel 2018 si riduce da 700 a 350 milioni”.

In sintesi, la clausole vengono semplicemente neutralizzate e postposte di anno in anno, ma il loro ammontare cresce continuamente di pari passo a garanzia degli impegni assunti. Quest’anno inoltre la loro “neutralizzazione” è avvenuta per la quasi totalità grazie al deficit aggiuntivo e alla maggiore crescita. E il loro disinnesco è stato poi presentato come riduzione di tasse. Il risultato ultimo è che leghiamo sempre più il futuro fiscale del Paese a queste clausole di salvaguardia.

Ultimo appunto è quello relativo al tasso di disoccupazione, la cui stima per il mese di settembre è stata diffusa dall’Istat venerdì scorso. Tale tasso si è attestato all’11,8%, cioè al livello più basso da gennaio 2013. Tradotto in termini assoluti ciò significa un calo di 35.000 unità (-1,1%), ma questo perché il numero di persone inattive è aumentato di 53.000 unità (+0,4%). Ciò che però conta, ai fini mediatici, non sono i dati complessivi relativi al mercato del lavoro italiano, ma il singolo dato estrapolato sul tasso di disoccupazione e sul numero di disoccupati.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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