Methuen. Storia di una dipendenza

16/10/2014 di Lorenzo Cerimele

Perché alcuni imperi coloniali europei iniziarono a decadere verso l'inizio o la metà del secolo XVIII? Oggi analizzeremo il caso portoghese, cercando di capire perchè, tra le varie cause, vi fu la firma, con l'Inghilterra, di quello considerato come uno dei più sintetici trattati economici della storia

Trattato di Mathuen

Il re del Portogallo, Pietro II, aveva da poco concluso con l’Austria, le Province Unite e l’Inghilterra l’alleanza nella Guerra di Successione spagnola, in chiave anti francese. Questi, durante le trattative, era rimasto a tal punto accattivato dalla bravura del diplomatico inglese John Methuen, da volere fortemente un più stretto e, dal suo punto di vista, più conveniente contatto con Londra. Già grazie alle abili manovre nella corte portoghese, Methuen era stato in grado di attrarre verso l’altro polo l’ultimo stato dell’Europa occidentale, fino a quel momento firmatario di un accordo con Luigi XIV per sostenere la candidatura di Luigi d’Angiò al trono di Spagna, promettendo al suo sovrano ausilio militare in caso che il paese iberico, qualora si fosse verificato un attacco franco-spagnolo con più di 12 mila uomini, avrebbe avuto il sostegno militare per terra e per mare dei paesi membri della Grande Alleanza che avrebbero i suoi confini e quelli delle sue colonie d’oltremare.

Il brillante lavoro dell’ambasciatore inglese a Lisbona non si arrestò solo all’alleanza militare in chiave anti-francese, ma si allargò anche ad un trattato commerciale, siglato nel 1703, considerato tanto innocuo quanto sintentico – era formato solamente da tre articoli – ma che porterà l’Inghilterra a sottomettere economicamente il Portogallo e renderlo dipendente da essa, condannando così la corona di Lisbona e la sua Colonia del Brasile a pagare somme ingenti di denaro per mantenere il commercio con Londra. Facciamo un passo indietro. Durante le trattative per la stesura del contratto, come rappresentanti di re Pietro II, furono presenti il duca di Cadaval e il marchese di Alegrete, entrambi grandi proprietari di vigneti: entrambi fecero il gioco di Londra per favorire e proteggere indirettamente i loro interessi personali. Dopo la breve trattativa, durata 20 giorni, si arrivò alla sottoscrizione del trattato commerciale. Noto inizialmente come Trattato della Regina Anna, divenne poi famoso con il nome del suo abile macchinatore, proprio l’ambasciatore Methuen.

Secondo il trattato, le esportazioni inglesi in Portogallo dovevano superare le esportazioni di vino portoghese in Inghilterra, portando così un tornaconto a Londra nella bilancia dei pagamenti. L’Inghilterra si prometteva di acquisire il vino portoghese ad una tariffa doganale inferiore a quella applicata alla Francia e, dall’altra, il Portogallo aveva diritto all’importazione della lana da Londra ad una tariffa del 23%. Una trappola che mise in crisi l’industria lanificia portoghese, e spinse parte degli agricoltori e commercianti a tralasciare una diversificazione delle attività, fondamentali per permettere un adeguato sviluppo al paese lusitano. La situazione portò il Portogallo ad accumulare consistenti debiti con Londra, essendo la quantità di lana importata molto maggiore di quella del vino esportato. Nel contesto del secolo XVIII, tale somma di debiti accumulata fu saldata, molto lentamente, dall’invio di pietre preziose e oro provenienti dalla colonia sudamericana del Brasile, facendo così sfruttare -indirettamente parlando- le incredibili risorse presenti nel territorio brasiliano dall’Inghilterra. Con ciò, la ricchezza della colonia portoghese divenne il sostegno che mascherò per molto tempo la deficienza economica di Lisbona, in cambio di un ruolo politico temporaneamente più stabile grazie alla vicinanza con la corona inglese.

Il trattato, molto discusso sia in Portogallo che in Inghilterra, essendo giudicato come rovinoso per i due paesi (anche se sicuramente il Portogallo pagò maggiormente in termini economici), é oggi considerato con maggiore serenità. Da parte del Regno del Portogallo e del suo vasto impero coloniale avvenne la paralisi dell’industrializzazione del suo territorio, anche se, bisogna ricordare, il marchese di Pombal, qualche decade più tardi, tentò inutilmente di lottare contro questa situazione per invertirla. Ma, complici il disinteresse della maggior parte dei proprietari terrieri e dell’aristocrazia portoghese, venne impedito un regolare processo di industrializzazione sia durante il ministero Pombal, sia, più tardi, sotto il “re sole” portoghese Giovanni V.

Se da un lato, proprio nel corso di tutto il secolo XVIII, il Portogallo stava sfruttando sempre più intensamente le miniere del Brasile e imponendo un’alta tassazione ai suoi coloni, dall’altro, a fronte di un esaurimento sempre più rapido dei giacimenti, era costretto a spendere gran parte dei proventi per pagare gli ingenti debiti commerciali, accumulati per importare merci che l’inesistente industria non era in grado di produrre e commerciare. Condannando così se stesso, e il suo antico impero, ad una lenta disgregazione, prima di tutto caratterizzata da un declino da un punto di vista economico.

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Lorenzo Cerimele

Nato a Roma il 25-02-1992, è un grande appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali con un debole per l'Europa del Concerto delle Potenze. Attualmente studia Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma. Si occupa di storia e di esteri.
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