Trasporti. La dura vita dell’essere pendolari in Italia

15/02/2016 di Lucio Todisco

Legambiente ha presentato a fine di gennaio “Pendolaria 2015”, un rapporto che presenta l’immagine di un Paese costantemente in viaggio a velocità differenti

Legambiente, Pendolari 2015

Cresce il divario con l’Alta Velocità – Essere pendolari in Italia è terribilmente difficile, lo racconta bene il rapporto Legambiente “Pendolaria 2015”, non sono soltanto le nostre esperienze personali a certificarlo. Un paese diviso tra un servizio di serie A ed uno di serie B. Nei collegamenti nazionali il successo dell’alta velocità è innegabile, con una offerta sempre più ampia ed articolata. Basti pensare come, nelle tratte servite dall’Alta Velocità, vi sia stato un aumento delle corse del +13% dal 2010 al 2013, e del +7 sia nel 2014 che nel 2015. Al contempo, vi è stata la progressiva riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza con un -19,7% dal 2010. Un dato determinato anche da molte politiche attuate a livello regionale dove sono calate il numero delle corse per i tagli al servizio e il degrado dell’offerta, tra treni lenti e vecchi.

Ancora oggi non s’intravede un cambio all’orizzonte della situazione del trasporto ferroviario pendolare in Italia. Sono ad oggi circa 3 milioni i cittadini che prendono il treno per andare a lavorare o gli studenti per raggiungere scuole e università. Le spese delle Regioni per questo tipo di servizio, secondo Legambiente, sono talmente risibili da non arrivare in media nemmeno allo 0,28% dei bilanci regionali.

Le 10 linee peggiori d’Italia – Alcune linee, però, sono andate peggio delle altre nel corso del 2015, e sono quelle della Roma-Lido nel Lazio, l’Alifana e Circumvesuviana, la Chiasso-Rho, la Verona-Rovigo, la Reggio Calabria-Taranto, la Messina-Catania-Siracusa, la Taranto-Potenza-Salerno, la Novara-Varallo, la Orte-Foligno-Fabriano e la Genova-Acqui Terme. Dal 2010 a oggi nel nostro paese i tagli sono stati pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale, con differenze da regione a regione, ma in un quadro complessivo in cui diventa ogni giorno più difficile prendere un treno. E’ evidente, inoltre, la riduzione del numero di treni lungo le linee, a cui si è accompagnato in quasi tutte le Regioni italiane un aumento delle tariffe. Dal 2010 al 2015 il taglio ai servizi ferroviari è stato pari al 26% in Calabria, 19% in Basilicata, 15% in Campania, 12% in Sicilia. L’aumento dei costi dei biglietti, nello stesso periodo, invece, è stato in Piemonte del +47%, del 41% in Liguria e del 25% in Abruzzo e Umbria, a fronte di servizi ferroviari che non sono di certo migliorati, ma, peggiorati.

L’inadeguatezza e vecchiaia dei treni pendolari – Nel corso di questi ultimi vent’anni alcune Regioni hanno fatto investimenti attraverso i Contratti di Servizio, quelle più virtuose hanno individuato delle risorse nel proprio bilancio o hanno orientato risorse dai fondi europei, ma il tasso di sostituzione dei treni è ancora troppo lento ed ha riguardato solo il 19,8% del comparto dei treni regionali attualmente in circolazione. Un dato in controtendenza rispetto alle esigenze dei cittadini, per i quali è sempre più imprescindibile una nuova concezione della mobilità urbana, soprattutto per chi necessita, causa lavoro o università, di treni puntuali e moderni. Ad oggi il trasporto ferroviario italiano conta treni troppo vecchi, lenti e lontani dagli standard europei di frequenza delle corse. Il dato è eloquente. Sono circa 3.300 i treni in servizio nelle regioni, con una età media dei convogli in circolazione sulla rete regionale di 18,6 anni, però con differenze da regione a regione, dove si possono trovare anche treni che hanno più di vent’anni di età, anche se, in alcune Regioni, nel corso di questi ultimi dieci anni, si è affrontato il tema degli interventi per la sostituzione del materiale rotabile.

I pendolari aumentano soltanto dove si è deciso di non tagliare. Come scritto in precedenza, dai dati raccolti da Legambiente attraverso un questionario inviato alle Regioni, si è stimato che sono oltre 3 milioni i pendolari nel comparto ferroviario. Se poi si considerano i cittadini che utilizzano il trasporto pubblico nelle più grandi aree urbane, con le metropolitane presenti in sette grandi città (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania), che sono altri 2,6 milioni, si arriva a un totale di oltre 5,6 milioni di viaggiatori al giorno sul sistema ferroviario regionale e metropolitano rispetto ai 5,1 milioni del 2014. Il dato urbano ha contribuito ad aumentare questo aumento con oltre 150.000 viaggiatori al giorno in più a Milano, 30.000 su quella di Torino e 25.000 sulla linea C di Roma. Ed è proprio per questo motivo che è necessario che Governo e Regioni devono impegnarsi nel migliorare il trasposto pubblico su ferro.

Il Rapporto Pendolaria ci ha ricordato come dal 2009 le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma siano diminuite del 25% e le regioni, a cui sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, in larga parte dei casi non hanno investito. La conseguenza è che la dignità dei pendolari viene quotidianamente calpestata con tagli ai collegamenti ed aumenti delle tariffe. Investire è necessario, per creare condizioni efficienti dal punto di vista lavorativo ma anche per rendere competitive determinate aree del paese. Non è di certo pensabile che Matera, Capitale europea della cultura nel 2019, non sia raggiungibile attraverso le direttrici ferroviarie nazionali. Ne va della competitività del nostro paese.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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