Trasparenza, promesse e contraddizioni: cosa succede nel M5S?

27/03/2013 di Luca Tritto

Novità – Il Movimento 5 Stelle ha indubbiamente stravolto lo scacchiere politico italiano, in una situazione di stallo da circa 20 anni. La rabbia, la protesta, la voglia di cambiamento e di volti nuovi ha spinto un terzo dell’elettorato italiano a scegliere la novità, stanchi dei soliti noti e delle false promesse. Non qualche centinaia di migliaia di italiani, teniamolo ben presente, un terzo. Quindi, dopo una campagna elettorale condotta solo ed esclusivamente dal leader del Movimento Beppe Grillo, abbiamo potuto osservare una marea di giovani delle più svariate estrazioni sociali varcare la soglia dei palazzi del potere.

Disorientamento – Immediatamente la reazione è stata chiedersi chi fossero e quali fossero le loro idee. Domande  lecite, vista la latitanza o il poco spazio concesso a queste persone durante la campagna elettorale. Ora sono lì. Trasformati, ben vestiti e decisi a tutto. Hanno fatto tribolare giornalisti, opinionisti, politologi. Ognuno a dire la sua ma nessuno che riuscisse a captare, nei primi momenti, qualche loro esternazione. Dopo aver svolto il primo compito, nominando Vito Crimi e Roberta Lombardi capi-gruppo di Senato e Camera, la prima magagna è nata con l’elezione del Presidente del Senato, Pietro Grasso, risultando determinanti. Non si vuole qui entrare nel merito della polemica, ma fare un’ analisi più generale.

Le proposte assenti – C’è un dato da esaminare. Dopo tutte le parole, i gesti eclatanti, i ritornelli degli onorevoli grillini, i quali sembra abbiano un chip in testa con le parole di Grillo registrate, in fase di proposte di legge sono ancora fermi a zero. Ebbene si: secondo i dati del Senato, sono state presentate 210 proposte di legge, di cui 98 da PD e SEL, 68 dalla coalizione PDL-Lega Nord, 9 da Scelta Civica e altri da formazioni minori. E il M5S? La scelta dei Presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, di dimezzarsi lo stipendio ha fatto di certo effetto. La pressione dei grillini ha fatto il suo, almeno in piccolo, in quanto è stata una decisione autonoma. Tuttavia, invece di fare accuse e richieste, come mai non si inizia a presentare una seria proposta di legge sulle indennità parlamentari? Ad ogni intervista di qualsiasi “cittadino” del M5S, sentiamo dire frasi tipo: “vi faremo vedere noi”, oppure “lasciateci lavorare e vedrete”. Si, lavorare appunto. E mentre gli altri grandi partiti si spartiscono le poltrone e presentano disegni di legge, i grillini forse non comprendono la pienezza della gravissima crisi politica ed economica in atto nel nostro Paese.

Trasparenza – Ha fatto il giro del web e delle televisioni la foto di un apriscatole sui banchi del Parlamento. Un messaggio chiaro, visti i temi toccati prima delle elezioni. Avere un comportamento trasparente, in politica, non significa solo essere retti e corretti. Semplicemente perché, visti passato e presente della classe dirigente italiana, non si può fare affidamento al singolo. Servirebbe, invece, dotarsi di una legislazione secondo i modelli anglosassoni, i quali da decenni hanno regolato la questione. Senza entrare nei particolari, basterebbe un pacchetto normativo chiaro e semplice in modo da garantire sia la trasparenza delle attività personali degli eletti, sia la possibilità, per i cittadini, di sapere di quali interessi ogni candidato si fa portatore. Vanno bene gli intenti, ma le proposte concrete?

La trasparenza è una tema sul quale il comportamento del M5S sembra impeccabile, almeno per quanto riguarda gli eletti. E per il resto? Andando oltre i casi della Salsi e di Favia, trattati come peggio non si potrebbe, occorre fermarsi un attimo e riflettere sulla vera democrazia del Movimento. In questi giorni, Grillo ha denunciato la presenza di commenti sul suo blog immessi da soggetti prezzolati dagli altri partiti. È una accusa molto grave. Inoltre, ha incaricato alcuni esperti della Rete di ripulire la sua pagina dagli “schizzi di merda digitali”. Allora, se il M5S vuole farsi portatore di valori universali, come democrazia, trasparenza e apertura di idee, come mai nel suo santuario virtuale non permette alla gente, in gran parte sostenitori, di esprimere la propria opinione? La politica non è solo governo. La politica è confronto, contraddittorio e compromesso. Parole, forse, un po’ oscure per il leader massimo.

Cosa fare? – Indubbiamente, la novità ci voleva, che sia o no rappresentata da Grillo e i suoi. Hanno dato giustamente voce ad un malcontento generale. Ora sta a loro. Parafrasando Bersani, devono assumersi le proprie responsabilità per il bene del Paese. E il Paese, adesso, necessita di un governo. A causa di questa mancanza, lo spread è schizzato verso l’alto (schizzo reale e non digitale), motivo per il quale lo Stato pagherà 1,8 miliardi di tassi di interesse per il 2013, e circa 8 per il prossimo triennio. Sarà arrivato il momento di mettere da parte le antipatie, e contribuire alla rinascita del Paese? E poiché il M5S rappresenta solo 1/3 degli italiani, non sarebbe il caso di sedersi e parlare con le altre anime dell’elettorato, senza avere la presunzione di rappresentare la maggioranza? Questa domanda non è da porre solo al M5S, ma a tutte le forze politiche, le quali, tra odi e contrasti, non riescono a mettere il passato da parte per fare le grandi e fondamentali riforme di cui il Paese ha bisogno, per rivedere la luce alla fine di questo tunnel chiamato crisi.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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