Trasparenza e PA: In Italia si discute del Freedom of Information Acts

13/07/2015 di Lucio Todisco

Un emendamento alla "riforma Madia" introduce una versione nostrana del FOIA, l'atto che permette il libero accesso alle informazioni della PA da parte del pubblico. Le criticità ancora non mancano, ma è una strada che potrebbe portare a un cambiamento epocale del rapporto tra amministrazione e cittadini.

Trasparenza ed accesso agli atti amministrativi. Un tema che, da sempre, è fonte di dibattito nel rapporto tra pubbliche amministrazioni e cittadini. Nel tentativo di rendere tale rapporto più proficuo e vantaggioso, il 30 giugno, in Commissione Affari Costituzionali, è stato approvato un emendamento al DDL delega in materia di riordino delle amministrazioni pubbliche, che più semplicemente è anche conosciuta come “Riforma Madia”, che intende muoversi su questa strada. L’emendamento stabilisce che chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti “deve poter aver garantito l’accesso a dati e documenti detenuti dalle Pubbliche amministrazioni”, sempre, come scritto “nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici Me privati”.

Trasparenza: un diritto di tutti – L’emendamento è stato presentato dai deputati del Partito Democratico Paolo Coppola ed Anna Ascani e intende affermare anche del nostro paese un FOIA, ovvero quello che più comunemente in ambito internazionale viene conosciuto come Freedom of Information Acts.

Parlando di FOIA, ci troviamo di fronte alle modalità con cui gli Stati esplicitano il rapporto sull’accesso all’informazione, tra la propria pubblica amministrazione, che è obbligata al diritto d’informazione, pubblicazione e trasparenza, e i cittadini, che hanno diritto a poter chiedere qualsivoglia informazione prodotta e posseduta dalle amministrazioni stesse che non siano in contrasto con politiche di sicurezza nazionale o di tutela della privacy.

Superare la 241/90 – Di fatto, in tema di diritto di accesso, le sostanziali novità riguardano l’eliminazione delle restrizioni previste dalla legge 241/90 che, attualmente, regola il rapporto di trasparenza tra cittadino e PA, allargando il campo di applicazione non soltanto alle Amministrazioni, ma anche alle società partecipate e ai gestori di servizi pubblici. Un impegno, questo, che il Governo aveva già preso in modo scritto con l’approvazione in Consiglio dei Ministri del Documento di Economia e Finanza 2015 – Sezione III “Programma Nazionale di Riforma e La strategia nazionale e le principali iniziative” dove, a pag.21 si dichiara che: “Nella prospettiva del “freedom of information act”, saranno aumentati gli investimenti per la trasparenza attraverso la diffusione degli open data e saranno ulteriormente sviluppate le iniziative già realizzate per la trasparenza negli appalti pubblici (Open EXPO) e nella spesa delle amministrazioni pubbliche italiane (Soldi Pubblici)”.

Un lungo lavoro ancora da fare – Sul tema, in questi mesi, si sono impegnate molte associazioni affinché si arrivasse ad inserire nel testo il riferimento al Freedom of Information Acts. Nel nostro paese è attivo FOIA4Italy un progetto che da anni sta seguendo e monitorando i lavori in Parlamento e nelle Commissioni nel campo della trasparenza e della libera circolazione delle informazioni, e che ha stilato un vero e proprio decalogo che potete leggere qui.

Se sicuramente questo è un passo in avanti importante, c’è ancora tanto lavoro da fare per poter apportare miglioramenti in corso d’opera. L’Istituto Bruno Leoni, attraverso le parole di Giacomo Leiv Mannheimer, fellow dell’Istituto ha posto l’attenzione su come il testo, in caso di rifiuto espresso da parte della PA nella apertura agli atti, non dispone alcun tipo di sanzione in caso di silenzio dell’amministrazione stessa. A questo bisognerebbe porre rimedio trovando degli accorgimenti normativi per superare quello che è uno dei metodi tradizionali con il quale la PA tende a disimpegnarsi e venir meno agli obblighi di trasparenza.

Infine, il FOIA proposto non abrogherebbe il D.lgs. 33/2013 che contiene degli obblighi specifici di trasparenza e pubblicazione per gli atti organizzativi, incarichi, bandi, bilanci che sono in capo alle amministrazioni, e, di fatto, risulterebbero complementari: il FOIA riguarderebbe gli atti amministrativi particolari, laddove il D.lgs. 33/2013 risultasse inapplicabile o carente, intervenendo ex post su situazioni conclamate di mancata trasparenza amministrativa.

Ci troviamo di fronte ad una possibile cambiamento storico del rapporto con i cittadini da parte della pubblica amministrazione, un percorso che si preannuncia lungo e che non basterà soltanto sancire con un provvedimento normativo, ma che dovrà essere supervisionato nel corso del tempo, affinché, nel momento della sua applicazione, la PA non sfugga ad un impegno importante di trasparenza con il pubblico.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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