La Trans Pacific Partnership ed i rapporti tra USA e Cina

19/03/2014 di Iris De Stefano

L'accordo commerciale e gli interessi geopolitici delle due potenze mondiali

La sensazione di accerchiamento cinese dovuta alla strategia di ribilanciamento americano nel Pacifico è aggravata dalla creazione ed implementazione della Trans Pacific Partnership (TTP).

Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.
Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Ribilanciamento – Sin dall’inizio del suo mandato nel 2008 il Presidente Barack Obama aveva infatti posto l’enfasi sulla necessità per gli Stati Uniti di tornare ad essere attivamente partecipi nelle vicende dell’Oceano Pacifico e degli stati asiatici ad esso prospicienti dopo essersi concentrati, in seguito alla fine della guerra fredda, principalmente sulle vicende mediorientali. Così, in una delle prime telefonate bilaterali, nel gennaio dell’anno successivo, con l’ex Presidente cinese, Hu Jintao, Barack Obama aveva sottolineato l’importanza della partnership con la Cina e il primo viaggio oltreoceano dell’ex Segretario di Stato Hillary Clinton era stato proprio in Asia, visitando Pechino oltre ai partner storici americani nella regione.

La TTP – L’atteggiamento americano, aveva però poi preso il nome di “Pivot to Asia” nel 2011, quando alla dimensione diplomatica e politica del nuovo coinvolgimento si era aggiunta anche quella militare ed economica, scatenando la congenita sensazione di accerchiamento cinese. Il principale mezzo economico a struttura anticinese è sicuramente la Trans Pacific Partnership, un accordo commerciale negoziato nel 2005 tra Brunei, Cile, Nuova Zelanda e Singapore con lo scopo di favorire la crescita e l’integrazione economica dell’Estremo Oriente.

Le nazioni coinvolte sono però aumentate arrivando, alla fine del 2013, al numero di dodici: Stati Uniti, Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. In particolare gli Stati Uniti, per il cui accesso i negoziati sono iniziati nel 2011 sono particolarmente coinvolti nelle discussioni sul libero accesso ai mercati dei paesi con i quali non dispongono Accordi di libero scambio: Brunei, Giappone, Malesia, Nuova Zelanda e Vietnam .

Carattere anticinese? – Quello che però preoccupa Pechino è il carattere anti-cinese che sembra profilarsi sempre più chiaramente con l’avanzamento dei colloqui negoziali. Quando infatti verranno chiarite tutte le questioni ora sul tavolo delle trattative, la Trans Pacific Partnership costituirà un accordo commerciale comprendente il 40% dell’output e un terzo del commercio mondiale .

Due sarebbero i motivi che sosterrebbero la tesi di una TTP a svantaggio cinese: buona parte della comunità degli stati desidererebbe creare una struttura che riprenda quella dell’Organizzazione Mondiale del Commercio prima che la Cina entrasse a farne parte, nel 2001. Essere membro dell’OMC non avrebbe infatti bloccato l’amministrazione cinese dal manipolare il valore della propria moneta a svantaggio della comunità internazionale .

Il secondo motivo sarebbe invece quello di creare un blocco economico tanto attrattivo per la Cina da assicurare agli stati membri della TTP un potere negoziale da utilizzare nel caso in cui Pechino decidesse di proporre colloqui per l’adesione all’accordo .

Le critiche – Il progetto della TTP ha destato anche alcuni dubbi: sarebbe infatti non furbo –in senso economico-, per alcuni commentatori, marginalizzare la Cina e gli enormi profitti derivanti dal commercio con essa. Inoltre, secondo l’economista Paul Krugman, il livello delle tariffe mondiali sarebbe già sufficientemente basso, per cui un ulteriore accordo commerciale non avrebbe effetti economici rilevanti, soprattutto perché buona parte dei partecipanti è già legato da Accordi di libero commercio bilaterali .

Difficoltà – La strada per l’accordo è in realtà ancora lunga. In un round di negoziazioni svoltosi nel Febbraio scorso a Singapore, sono emerse tutte le difficoltà dell’accordo, che rischiano di far slittare il termine di chiusura degli incontri preventivi. Le differenze sulle tariffe per le importazioni di beni, così come il grado di apertura dei mercati sono le principali difficoltà poiché i membri della TTP vorrebbero stabilire degli standard comuni per il commercio, comprendendo tra questi protezione ambientale e regolamentazione del lavoro, temi sensibili per le amministrazioni di tutti i paesi coinvolti. Nonostante le speranze fossero quelle di riuscire ad ovviare a queste difficoltà entro aprile, mese di visita del Presidente Obama nella regione, probabilmente i termini si allungheranno ancor di più, con soddisfazione tutta cinese.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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