Tra elezioni e Tsipras la Grecia torna a far paura

16/12/2014 di Alessandro Mauri

Dopo mesi di apparente tranquillità, la situazione greca torna sotto i riflettori: a far paura è la probabile vittoria di Siryz in caso di ritorno alle urne. Le conseguenze economiche potrebbero essere devastanti

Grecia e Recessione

Dopo mesi di apparente tranquillità, la situazione della Grecia torna sotto i riflettori. Lungi dall’aver portato a termine il percorso di risanamento, le sempre più probabili elezioni anticipate potrebbero portare ad una svolta molto temuta dai mercati: la vittoria del partito di estrema sinistra di Alexis Tsipras.

Elezioni anticipate – I mercati hanno reagito con vendite molto pesanti sugli indici azionari della Grecia e, a catena, di tutta l’Eurozona, in seguito alla notizia che il  governo ellenico ha deciso di anticipare al 17 dicembre il primo turno di elezioni per il Presidente della Repubblica. Secondo le modalità di elezione del Presidente previsto dalla costituzione della Grecia, il voto del Parlamento seguirà un iter di tre scrutini, con quorum decrescenti. Se non si arriverà ad una elezione al terzo scrutinio, si andrà ad elezioni anticipate; il problema è che la maggioranza del governo presieduto da Antonis Samaras si ferma a 155 voti, mentre ne servirebbero almeno 180. I sondaggi inoltre danno per sicuro vincitore delle prossime eventuali (ma molto probabili) elezioni, il partito di estrema sinistra Siryza, che non intende rispettare i vincoli imposti dall’Unione Europea, e questo ha scatenato reazioni quasi isteriche da parte dei mercati, che temono un default della Grecia.

Il debito della Grecia a confronto con quello dell’ Eurozona – Fonte Eurostat

La situazione – Questa decisione è stata presa in seguito alla decisione dell’Eurogruppo di allungare di due mesi il programma di aiuti alla Grecia in modo da consentire di terminare i negoziati con la Troika. Si sta infatti cercando di portare avanti l’ennesimo pacchetto di riforme economiche che dovrebbe prevedere, a fronte della concessione di un nuovo prestito da sette miliardi di euro, nuove misure di austerità per 2,5 miliardi con particolare riferimento ad un aumento dell’Iva (con il rischio di una forte contrazione dei consumi, come già avvenuto in Giappone) e dell’età pensionabile. Come se non bastasse, il Fondo monetario internazionale ritiene che ci sia un ulteriore buco di risorse quantificabile in 1,7 miliardi di euro nel bilancio 2015. Va inoltre ricordato come gli aiuti stanziati per la Grecia sono arrivati alla notevole cifra di 240 miliardi di euro, ed hanno permesso al Paese di evitare il default che avrebbe avuto conseguenze ancora più drammatiche, specialmente per via dell’effetto domino che avrebbe scatenato sugli altri Paesi mediterranei dell’Unione Europea, Italia compresa. Ovviamente il premier non vorrebbe approvare queste riforme a pochi mesi dalle elezioni, e vorrebbe ottenere il consenso elettorale facendo leva sul rischio politico legato a Siryza, come testimoniano l’andamento della borsa e i rendimenti del bond decennali, balzati al 9%.

Il piano di Tsipras – In realtà il programma di Siryza non prevede l’uscita dall’euro o l’intenzione di abbandonare la Ue, ma si pone l’obiettivo di ridurre il debito greco, che ammonta a circa  330 miliardi di euro (pari al 177% del Pil, che a causa della crisi è diminuito di un quarto). L’obiettivo sarebbe realizzato attraverso la ristrutturazione di almeno il 70-80% del debito, vale a dire una riduzione del valore che verrebbe rimborsato e un allungamento delle tempistiche di rimborso. Syriza chiede anche di ridurre le politiche di austerità, attraverso nuove assunzioni, nuovi investimenti e interventi in favore delle fasce più deboli. Il problema è dove reperire i fondi, dal momento che un eventuale default lascerebbe la Grecia totalmente al di fuori di qualsiasi logica di finanziamento, costringendo il paese a utilizzare fonti esclusivamente interne che, evidentemente, non ci sono. Lo scenario più prevedibile è quello di una corsa agli sportelli delle banche per ritirare i propri soldi, una fuga dei capitali all’estero e la fine di qualsiasi investimento dall’esterno.

Gli effetti del default – Oltre ai devastanti effetti interni che abbiamo appena descritto (e che sono ben peggiori di qualsiasi commissariamento esterno), è lecito chiedersi chi risentirebbe maggiormente della rinegoziazione del debito della Grecia. Il 72% dei 330 miliardi di debito greco sono ora in mano a istituzioni pubbliche, e ben il 60% è riconducibile alla Ue attraverso i cosiddetti “fondi salva stati”, in particolare l’Esm. A loro volta queste perdite si ripercuoterebbero sui bilanci degli stati che partecipano al fondo, quindi innanzitutto la Germania (27%), ma anche l’Italia che partecipa con una quota di circa il 18% al fondo. Nonostante i timori, secondo la maggior parte degli analisti il debito della Grecia sarà sostenibile, fintanto che rimarrà sotto la supervisione della Troika, che garantisce credibilità internazionale, e che permette ad Atene di pagare tassi di interesse medi annui molto bassi intorno all’1,5%. Si deve infatti considerare che alla Grecia, dopo la crisi, è stata preclusa la possibilità di emettere nuove passività a medio lungo termine, quindi rimangono in circolazione titoli a breve (con rendimenti relativamente bassi), e titoli a lunghissima scadenza (oltre 32 anni), frutto dei precedenti accordi di rifinanziamento.

E’ possibile che Tsipras, una volta al governo, si comporterà in maniera più moderata di quanto dichiarato in campagna elettorale, ma è evidente come non si possa sottovalutare un eventuale uscita della Grecia dalle procedure di risanamento cui è sottoposta. Per evitare spiacevoli conseguenze, è bene che anche l’Italia si metta al sicuro attraverso riforme credibili e rigore di bilancio, perché una nuova tempesta potrebbe abbattersi sull’Eurozona.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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