Tra coesione e divisione, la marcia parigina

14/01/2015 di Isabella Iagrosso

La prima risposta dell'Occidente ad un attentato considerato da molti l'11 settembre francese è stata una marcia. Per la libertà di espressione, per la pace, per l'unione di tutto il popolo francese ed europeo, ma qualcosa, in mezzo a tutto questo buonismo, stona

Parigi, Marcia

La prima risposta dell’Occidente ad un attentato considerato da molti, tra cui il giornale Le Monde, ‘l’11 settembre francese’, è stata una marcia. Per la libertà di espressione, per la pace, per l’unione di tutto il popolo francese, al quale si sono stretti in un abbraccio i più importanti leader internazionali. Dall’inglese Cameron al ministro della Giustizia statunitense Eric Holder, a Renzi, alla Merkel, al presidente della Commissione europea Juncker, al presidente del Parlamento europeo Schulz, ai ministri di oltre 40 paesi, provenienti dall’Europa e fuori. Tra i più significativi, la presenza del premier israeliano Netanyhau ed del leader palestinese Abu Mazen, sebbene Hollande – rivelano fonti francesi – avrebbe in un primo momento tentato di evitare l’arrivo del premier Netanyhau.

Eventi come quelli dell’ultima settimana, rischiano di accendere un focolaio di odio ed intolleranza verso la religione musulmana in generale. Non si erano fatte attendere infatti le reazioni della destra, in Francia, come nelle altre nazioni. Marine Le Pen, leader del partito ultraconservatore Front National aveva, però, puntato intelligentemente, il dito contro solo una parte dell’islamismo, quella più radicale: “la paura deve essere superata e questo attentato deve liberare le nostre parole di fronte al fondamentalismo islamico”, aveva affermato all’indomani della tragedia. La leader della destra però, non è stata invitata alla marcia parigina poiché, spiega sempre Le Monde, fa parte delle “organizzazioni che dividono il paese, stigmatizzano i nostri concittadini musulmani e giocano con la paura”, dice Lamy, esponente del partito socialista ed organizzatore della marcia. Ottima possibilità politica per la Le Pen che ne approfitta per sfilare alternativamente a Beaucaire, ribadendo la priorità della libertà di espressione e sottolineando l’importanza per il popolo francese di restare unito in questo momento difficile.

A prescindere dalla nazionalità, dalla religione, dalle differenze culturali, la marcia repubblicana dell’11 gennaio appare come un trionfo della pace e della libertà di espressione. Anche i numeri parlano chiaro, 2 milioni in piazza a Parigi, circa 5000 poliziotti addetti alla sicurezza, manifestazioni di solidarietà in tutto il mondo.

Qualcosa stona, però, in mezzo a tutto questo buonismo però. Vedere fianco a fianco leader come Abu Mazen e Netanyhau, dopo che solo pochi mesi prima la Striscia di Gaza si era infuocata nuovamente, stona. Osservare ministri russi, turchi, egiziani, presenti per la libertà di espressione, dal momento che sono documentati molti casi in questi paesi di giornalisti in carcere per le loro idee. La marcia dell’ipocrisia, non della libertà, sarebbe per alcuni.

Dal Telegraph inglese al New York Times statunitense, i giornali del giorno dopo, puntano sulla parola ‘unione’, l’unione dei francesi, l’unione del popolo, l’unione dell’Europa e dell’Occidente. Ma, intanto, c’è già chi propone di rivedere Schengen nell’UE, per aumentare la sicurezza alle frontiere. Allora quella parigina rischia di essere una marcia della divisione, un triste preludio ad una situazione ancora più complicata.

Il caso Charlie Hebdo è destinato comunque ad avere ripercussioni sul futuro, politico, internazionale ma anche culturale. Troppe sono state le reazioni che hanno attaccato duramente e direttamente l’Islam, generalizzando. L’hanno attaccato nei suoi principi teorici, nei suoi fondamenti, nelle sue attuazioni. Dall’odio e dalla radicalizzazione non può e non deve mai nascere coesione. Questo è stato senza dubbio un duro colpo per la Francia, che non diventi un duro colpo contro la libertà.

The following two tabs change content below.

Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
blog comments powered by Disqus