Tra calcioscommesse e diritti tv, i tanti mali del calcio italiano

20/05/2015 di Ludovico Martocchia

Due scandali in una settimana: cinquanta arresti per partite truccate tra i dilettanti e in Lega Pro, le ispezioni della Guardia di Finanza nelle sedi di Sky, Mediaset e Lega Calcio. Un mondo del pallone che ancora non riesce a rialzarsi, dopo anni di processi, inchieste, e intercettazioni.

Non si può esultare, anche nell’anno in cui il calcio italiano torna ai massimi livelli europei, con una squadra in finale di Champions, la Juventus, e due club arrivati alle semifinali di Europa League, il Napoli e la Fiorentina. È un periodo nero per il pallone. Il Parma sta fallendo miseramente. La Roma e l’Inter sono state multate per non aver rispettato il fair play finanziario. Salgono in Serie A due squadre, il Carpi e il Frosinone, che giustamente meritano la categoria, ma che non hanno attrezzature adeguate per ospitare le partite – hanno rispettivamente degli stadi da 4 mila e 9 mila posti. Le due neopromosse erano apparse su tutti i media italiani dopo le intercettazioni telefoniche ai danni di Claudio Lotito, presidente della Lazio e consigliere federale della Figc, nominato proprio dopo la disfatta azzurra in Brasile. E da questa Caporetto che rinascono i vertici della Federcalcio, con il presidente Carlo Tavecchio in prima linea, famoso per le 60 mila copie vendute del suo libro e per le esternazioni su Opti Poba che “mangiava le banane”.

Ma tutti questi dettagli, calcistici e societari, quasi impallidiscono in confronto al nuovo scandalo che sta scuotendo le zone più basse del calcio italiano. L’operazione Dirty Soccer, su richiesta della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha portato all’arresto di cinquanta persone, tra presidenti, calciatori e dirigenti. Per l’ennesima volta si parla di calcioscommesse: «un sottobosco criminale ben innestato nel mondo del calcio, le cui fila sono tenute da professionisti dello sport che approfittano della propria funzione, in seno alle società calcistiche, per combinare partite dei campionati, al fine di alterare il risultato, per lucrare sulla combine, scommettendo essi stessi sull’evento sportivo», come ha raccontato la Dda di Catanzaro. Siamo in presenza del sospetto di partite truccate e campionati falsati, a cui si aggiungerebbe la mano criminale della ‘Ndrangheta. Se tre anni fa era toccato anche a squadre di Serie A e B, ora la vicenda giudiziaria ha colpito in modo trasversale, a livello geografico, la Lega Pro e la Lega Dilettanti.

Non è l’unica notizia della settimana, proprio ieri è partita un’ispezione delle Fiamme Gialle nelle sedi della Lega Calcio, di Sky e di Mediaset. Secondo l’Antitrust la spartizione dei diritti tv per la trasmissione della Serie A nel triennio 2015/2018 non sarebbe stata regolare. L’accordo tra le società televisive e la Lega sarebbe stato restrittivo della concorrenza: una collaborazione segreta che ha fatto infuriare l’emittente americana Eurosport. Le indagini, secondo le indiscrezioni, sarebbero partite proprio dalla telefonata tra Lotito e il direttore generale dell’Ischia Pino Iodice: «Io, di bilanci, me ne intendo, sono quello ha fatto prendere 1,2 miliardi alla Lega di A, ho fatto parlare Murdoch e Berlusconi», sono le parole del presidente della Lazio che hanno acceso la lampadina all’Antitrust e alla Guardia di Finanza. Non si parla di spiccioli, dietro i diritti televisivi gira buona parte del mondo del pallone – basti pensare che solo per la Champions, Mediaset ha sborsato ben 700 milioni di euro.

Insomma, a ben vedere, il calcio è intriso di criminalità e giochi di potere. Non lo scopriamo oggi. La realtà è macabra, sporca in tutti i suoi meandri e livelli, dal più basso, le partite dei dilettanti, al più alto, ovvero i club più titolati, gonfi di debiti e i vertici poco trasparenti della Lega e della Federcalcio. La speranza è che questa volta le vicende giudiziarie non finiscano nel dimenticatoio o in prescrizione come Calciopoli. È una speranza soprattutto per i tifosi che ancora amano questo sport, che non sono solo i discepoli di una “religione civile” ma che sono, prosaicamente parlando, i consumatori di un prodotto che ormai poche volte è garanzia di qualità e correttezza.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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