Tra belle promesse e la cruda realtà: la Legge di Stabilità 2015

22/12/2014 di Ludovico Martocchia

Il Parlamento è pronto per l’approvazione definitiva della Legge di Stabilità, modificata dal maxiemendamento dei giorni scorsi. Da ora l’operato di Renzi è messo nero su bianco: è tempo di valutazioni dei modi e dei contenuti dei progetti del Governo

Senato della Repubblica

In Senato si lavora anche di notte. Alle 5 del mattino di sabato scorso è stata approvata la Legge di Stabilità, pronta a passare alla Camera per la terza lettura. Come è noto il Governo ha fatto ricorso alla fiducia su un testo corretto con il maxiemendamento. In questo modo ha evitato ulteriori ostacoli: la legge è stata votata ancor prima di essere letta. Appaiono così giustificate le critiche delle opposizioni: il testo arrivato in aula, dopo la rinuncia ai lavori della Commissione Bilancio, è pieno di errori. Inoltre più di un terzo dei senatori non ha partecipato alla votazione finale, i sì sono stati 162, 37 i no. «Neanche nella peggior Unione Sovietica si è mai visto votare alle 5 del mattino», così ha criticato Matteo Salvini la gestione dei lavori parlamentari. Il suo commento è in linea con il post sul blog di Grillo («dittatura alla vasellina») e con le accuse di incompetenza al Governo da parte di Renato Brunetta e Rocco Palese («dilettanti allo sbaraglio»).

Invece secondo il Premier è stato un successo, ancora una volta è stato fermato «l’assalto alla diligenza». In teoria verrebbe da dire: ancora una volta il Parlamento ha ceduto la sua sovranità al Governo, ormai l’unico decisore della vita pubblica italiana, sottoposta ai diktat della Commissione europea. I voti di fiducia ammontano a 33 in 300 giorni di governo. Ma quali sono le novità apportate con il maxiemendamento alla legge varata a fine novembre?

Oltre ai tanto chiacchierati 10,8 milioni in cinque anni per Chernobyl, alcune delle principali nuove misure sono la proroga del tetto massimo per la Tasi (2,5 per mille), il congelamento del canone Rai per il 2015, 535 milioni per Poste, il passaggio dalla rete elettrica di FS a Terna, l’anticipo della gara del Lotto che porterà un gettito di 350 milioni nel prossimo anno, gli sgravi IRAP per i lavoratori senza subalterni. Un’altra risoluzione che ha già fatto discutere è il “salvataggio” dei dipendenti delle province, dopo le proteste degli ultimi giorni. I lavoratori statali hanno ottenuto la possibilità di un ricollocamento per i prossimi due anni, dal 2017 in poi scatta la cassa integrazione. Insomma orientarsi nella Legge di Stabilità per i cittadini pare difficoltoso. In definitiva si può dire che tra alcune norme utili – come l’istituzione del registro dei donatori per la fecondazione eterologa – rimangono parecchie “mance e marchette”, ovvero provvedimenti clientelari a favore di determinati “amici” o addirittura dello Stato stesso – ad esempio l’aumento dell’IVA sul “pellet” che favorirebbe Eni, 12 milioni per Italia Lavoro Spa, e tante altre (ilfattoquotidiano.it).

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Il sottosegretario per l’Economia Enrico Zanetti

Le più deluse sono indubbiamente le partite IVA. Infatti la legge approvata in Senato modifica il vecchio regime dei minimi (da 30mila a 15mila euro), con un aumento della tassazione al 15%. La rivolta, contro una vera stangata da parte del Governo si era già scatenata sui social – con l’hastag #siamorotti – e lo stesso emendamento proposto dal sottosegretario all’economia Zanetti è stato bocciato in Commissione bilancio. Si prospetta un altro anno nero per le partite IVA.

 Il prossimo passo da affrontare prima della fine dell’anno è l’approvazione definitiva del testo alla Camera dei Deputati. In queste ore le proteste dei grillini si fanno sempre più forti, non è esclusa un’altra nottata in bianco per i politici, stavolta a Montecitorio. Alla soddisfazione di del ministro Padoan («con la nuova legge ci saranno meno tasse, più reddito, più consumi, quindi più lavoro») seguono altri dubbi del Servizio di Bilancio della Camera. Mentre la Commissione ha licenziato la legge con il rifiuto degli emendamenti delle opposizioni, i tecnici hanno presentato un documento di cento pagine per la valutazione finanziaria delle modifiche alla legge. Prima grande raccomandazione: il Governo dovrebbe esaminare la compatibilità con la normativa europea, per evitare nuove misure d’infrazione. Ma il tempo stringe. Anzi in pratica la battaglia non è nemmeno cominciata: i margini di sforamento del deficit sono strettissimi. Se l’Italia non supererà il 3%, si saprà solamente nei prossimi tre mesi: per questo non è esclusa una manovra correttiva. Se la spending review non dovesse avere i suoi frutti scatterà un aumento delle accise sui carburanti e dell’Iva.

 In conclusione, solo dalla Legge di Stabilità e dal cammino delle riforme istituzionali, si può valutare l’operato di Matteo Renzi, capire se alle tante parole sono seguiti i fatti, se alle tante promesse si è arrivati a dei risultati. E le belle promesse non devono essere dimenticate, perché su queste si è basata la stragrande vittoria all’europee di maggio. Non ci sono alibi, lo disse il presidente del Consiglio stesso: le riforme essenziali sarebbero dovute esser completate entro il primo luglio, giorno di inizio della presidenza italiana Ue. Ebbene sono passati più di 170 giorni, ma la realtà italiana rimane la stessa. Probabilmente lo stesso Renzi è rimasto stupito dalla difficile, se non impossibile, ripresa del nostro paese. Ma questo non conta, la presidenza europea sta finendo e i passi avanti sono stati pochi. Anzi, bisogna sperare che non siano stati fatti all’indietro.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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