Toulouse-Lautrec e il suo mondo

24/06/2013 di Simone Di Dato

L' Allentown Museum of Art ha allestito una retrospettiva dedicata all'artista

toulouse lautrec

“Ho sempre avuto la sensazione che Toulouse-Lautrec mi fosse fratello e amico. Forse perché già prima dell’invenzione dei fratelli Lumièr ha anticipato le inquadrature e i principi della rappresentazione cinematografica. Ma naturalmente anche perché si sentiva attratto dalle persone diseredate e disprezzate, da coloro che le persone perbene definiscono depravati. Questo aristocratico disdegnava il mondo sano e bello  e credeva che i fiori più belli e puri crescessero su un terreno putrido e tra i rifiuti”. E’ con queste parole che Federico Fellini descriveva l’importanza che ha avuto nella storia dell’arte l’enigmatica figura di Henri Toulouse Lautrec (1864-1901) centrando precisamente lo spitito e i soggetti preferiti delle sue opere.

Troppo spesso il pubblico ricorda l’inventore del “pennello fotografico” come il famoso cartellonista che invase le strade di Parigi della Belle Epoque, come il nano francese che Hollywood fece rivivere sullo schermo (basti pensare ai numerosi film che lo videro protagonista, primo tra tutti il meraviglioso Moulin Rouge del 1952 e diretto da John Huston) , dimenticando il suo ruolo di innovatore nel campo della pittura. Sì perché superando la fotografia, sempre più importante nelle rappresentazioni della società dell’epoca, Toulouse-Lautrec riuscì a maturare uno stile personalissimo diventanto il pittore più richiesto a Parigi, indispensabile per chiunque avesse voluto sbarcare il lunario partendo dalle sue illustrazioni. Paradossalmente, l’aristocratico Henri, il petit bijou di una facoltosa famiglia, ricaverà dalla tragedia che gli impedì di crescere, la totale dedizione all’arte delle illustrazioni e delle litografie,  tra gesti, pose e composizioni sullo sfondo dell’autentica  “Comèdie humaine”.

Proprio a Toulouse-Lautrec l’Allentown Museum of Art della Lehigh Valley dedica una nuova retrospettiva che propone una rara collezione con più di 140 opere,  manifesti originali, dipinti e disegni su carta, scene di cafè-chantant, teatri, bordelli e sale da ballo, tutte incentrate sulla vita bohémien di fine Ottocento. Toulouse-Lautrec and his world, grazie ad un prestito del Museo Herakleidon Art di Atene, porterà gli spettatori della mostra direttamente nella Montmartre dell’artista “dove si va trasandati, alla buona, si fuma, si beve, si fa dello spirito, lo spettacolo comincia tardi e finisce presto ed è ad un prezzo più che modesto”, tra bar, concerti, cafè e spettacoli di cabaret. Lontano dai comodi schemi della vita borghese, seduto davanti al suo bicchiere di vino, Lautrec disegna e beve, emotivamente partecipe alla scena: osserva e coglie gesti ed espressioni, forme e volti, ritrae con umanità quasi brutale le scene di cui è spettatore. Nulla sfugge alla sua attenzione, né le decorazioni, né i particolari. “Sì, è concentrato sulle persone”, dice Chris Potash dell’Allentown Museum, “era il tipo di artista che sarebbe andato in un bar o un caffè solo per scarabocchiare tutto il tempo. Questo era quello che gli piaceva fare.”

I protagonisti della scena sono spesso e volentieri quelli del Moulin Rouge, al quale lega indissolubilmente il suo nome, ballerine (la più famosa fu “La Goulue”), prostitute, donne, bevitori, case di tolleranza, ma anche artisti e spettatori distratti dei grandi spettacoli. Ad ogni modo il comune denominatore è la capacità di ritrarre l’autenticità della vita, abbandonando l’ipocrisia e l’affettazione delle “bambole imbellettate”, in favore degli animi feriti, degli impenitenti, dei viziosi.
La capacità dell’artista di riconoscere gli oggetti e gli uomini nella loro essenza, l’abilità di comunicare le impressioni e la naturalezza quasi animale dei soggetti furono le prerogative che diedero a Lautrec il successo e la fama di un pittore delle emozioni.

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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