Tortura alla Diaz, “la notte in cui le pantere ci mordevano il sedere”

08/04/2015 di Ludovico Martocchia

È stata tortura. A decidere non è la giustizia italiana, ma la Corte di Strasburgo. Una sofferenza doppia, a causa del vuoto legislativo e dell’impunità per molti agenti di polizia presenti in quell’orribile notte

Diaz, torture, G8

C’è poco da esultare. Una sentenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, affiancata ad un grave vuoto normativo italiano, non può far passare nel dimenticatoio il colore del sangue versato e il suono delle ossa rotte che ancora rimbombano tra i muri della Diaz. Per chi come me aveva sì e no meno di dieci anni nel Luglio del 2001, è difficile ricordare quei giorni di caos. Allo stesso tempo è impossibile non ricordare tutto ciò che è venuto dopo: immagini scioccanti, inchieste e film su quella che è stata definita la più grave violazione dei diritti umani in Italia dal dopoguerra ad oggi.

Eppure, siamo alle solite. Come un deus ex machina che cala sulle nostre teste assopite, una Corte citata spesso per le vicende giudiziarie di Berlusconi, si decide a scendere negli inferi della legge italiana, condannando il “Belpaese” per due fatti: per il reato mostruoso di tortura avvenuto a Genova e per la mancanza di una legislazione adeguata a punire tale reato. Paradosso, assurdità, stravaganza, il colmo dei colmi. Chiamiamolo come vogliamo. La sostanza non cambia. La proposta di legge che introduce nel codice penale il reato di tortura galleggia in Parlamento da quasi due anni. Ha chiosato in un tweett anche Daniele Vicari, regista di Diaz – Don’t Clean Up This Blood:Che tristezza, deve essere una ‘entità esterna’ come la Corte di Strasburgo a spiegarci che a Diaz e Bolzaneto ci fu tortura”. Nulla da aggiungere.

Forse la storia più interessante è quella di Arnaldo Cestaro, 62 anni all’epoca del pestaggio, il più anziano dei manifestanti presenti il 21 Luglio alla sede del Genoa Social Forum. Grazie al suo braccio, alla sua gamba e alle sue dieci costole rotte, è partito il procedimento della Corte di Strasburgo. Dinanzi ad essa pendono ancora due ricorsi presentati da altrettante 31 persone, vittime di tortura e di altre “posizioni umilianti, impossibilità di contattare avvocati, assenza di cure adeguate in tempo utile, la presenza di agenti delle forze dell’ordine durante gli esami medici” (come ha dichiarato l’avvocato Nicolò Paoletti, che ha seguito il ricorso di Cestaro). In aggiunta bisogna ribadire come il reato di tortura è ancora assente in Italia nonostante gli impegni presi dal nostro paese con la ratifica della Convenzione di New York del 1984.

Dall’altra parte ci sono i poliziotti, colpevoli del blitz e delle bastonate al complesso Diaz-Pertini e al centro di detenzione di Bolzaneto, dopo che le manifestazioni contro il G8 erano già concluse. Nel 2012 la Cassazione ha confermato le condanne a 25 di loro e rimosso dagli incarichi alcuni alti funzionari del Viminale ritenuti responsabili di “un massacro ingiustificabile”. Ciò che è stato documentato, oltre alle orribili manganellate senza senso, sono state anche le prove false ricreate ad arte per giustificare l’operato della polizia (come le molotov portate all’interno della scuola dagli stessi agenti). Atrocità che non devono essere dimenticate, perché giustizia totale e definitiva non è stata fatta. Oltre all’assenza del reato di tortura, sono presenti numerose prescrizioni e riduzioni di pena grazie all’indulto. Come il fatto che molti poliziotti non sono stati riconosciuti, perché coperti da caschi e bandane. Non tutti hanno pagato per quella notte in cui le pantere ci mordevano il sedere. Come direbbe Faber provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti. Anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c’eravate.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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