Tommaso da Celano, una biografia per Francesco

02/11/2015 di Davide Del Gusto

La straordinaria figura di Francesco d’Assisi spinse in molti a raccontarne la vita e a testimoniarne la santità. La prima agiografia ufficiale, commissionata da Gregorio IX, fu scritta da Tommaso da Celano: in breve tempo, la sua Vita beati Francisci divenne un importante punto di riferimento per la spiritualità francescana

Tomba di Tommaso da Cerano

Nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226 Francesco d’Assisi morì. L’intero affresco della sua vita, i suoi insegnamenti e, non ultimo, il lascito ai frati della Regola e del Testamento ebbero un effetto dirompente, lasciando un segno profondo nella memoria dei suoi contemporanei per via dell’apertura a nuovi orizzonti di spiritualità (vedi Francesco d’Assisi, dalla città al mondo). L’importanza del Poverello sulla vita cristiana fu immediatamente ufficializzata dalla Chiesa stessa: il 19 luglio 1228, a meno di due anni dalla morte, Gregorio IX lo elevò all’onore degli altari, inaugurando con quella di Francesco una serie di canonizzazioni imperniate proprio sul riconoscimento, anche da parte delle gerarchie romane, dell’esperienza spirituale.

Proprio per aumentare il più possibile l’interesse verso la figura e le opere di Francesco, il Pontefice pensò di affiancare in modo parallelo alla predicazione dei frati una vera e propria biografia del santo. Perciò, tra il 1228 e il 1229, «iubente domino et glorioso papa Gregorio», venne composta una Vita beati Francisci. Autore di questa imprescindibile opera agiografica fu un seguace del Poverello di Assisi, il quale volle sottolineare la veridicità di quanto scritto nel testo sin dal prologo: «Volendo con pia devozione narrare in buon ordine gli atti e la vita del nostro beatissimo padre Francesco, sempre con la verità come guida e maestra, e poiché tutto ciò che fece e insegnò eccede la memoria di chiunque, […] mi sono sforzato come ho potuto, sebbene con parole inadatte, di esporre almeno ciò che udii dalla sua stessa bocca o appresi da provati e fededegni testimoni». Seppur affidandosi ai propri ricordi e a quelli dei fedelissimi di Francesco, dunque, l’agiografo scelto dal Papa si impose di non uscire dagli argini della verità storica, restituendola il più fedelmente possibile alla realtà dei fatti: in questo senso, Tommaso da Celano contribuì enormemente, e per primo, alla costruzione del Francesco uomo e santo.

Tommaso da CeranoDi Tommaso non si ha una quantità di notizie che permettano di tracciare un quadro particolareggiato del suo vissuto; ciononostante, è da alcune notizie sparse tra le sue opere e quelle di altri cronisti che emergono i caratteri essenziali per poterne ricostruire alcuni momenti. Sebbene i suoi natali siano stati contesi per molto tempo da località come Cellino o Castiglione della Valle, egli nacque senza alcun dubbio a Celano, nella Marsica fucense, intorno al 1200. È inoltre possibile individuarne l’origine in una delle famiglie più importanti del posto, ipotesi suffragata dall’alto livello di istruzione ricevuta e da un curriculum letterario di tutto rispetto. Dei primi anni, comunque, non si sa praticamente nulla; lo si ritroverà direttamente nel 1215, giovanissimo, alla Porziuncola di Assisi, quando Francesco accolse al suo ritorno dalla Spagna «quidam litterati viri et quidam nobiles» nell’Ordo fratrum minorum: tra costoro figurava proprio Tommaso, forse già chierico.

Qualche anno più tardi, nel 1221, iniziò la sua ascesa tra i confratelli con una missione di una certa rilevanza, considerando anche la sua giovane età. Secondo Giovanni di Giano, egli si spinse fino in Germania al seguito di Cesario di Spira, proprio nel momento in cui la spiritualità francescana iniziava ad espandersi in Europa. In realtà, in quel periodo i seguaci di Francesco erano ancora pressoché sconosciuti oltralpe e, in molti casi, venivano presi come eretici pauperisti e perseguitati. Tommaso fu quindi una sorta di pioniere del francescanesimo in terra germanica e si distinse particolarmente nella missione tanto da divenire custode dei conventi di Magonza, Worms, Spira e Colonia, venendo infine investito della nomina di vicario per la Provincia teutonica nel 1223.

Nel 1228 fu probabilmente presente alla canonizzazione di Francesco e, in seguito, fu raggiunto dalla richiesta da parte di Gregorio IX di scrivere la biografia ufficiale del santo. Fu quello il momento in cui la vita di Tommaso ebbe un sostanziale mutamento: accettato l’incarico, egli abbandonò la vita missionaria e, ritiratosi ad Assisi, per più di un anno dedicò tutte le sue energie alla stesura della Vita beati Francisci, potendo così esprimere appieno le sue spiccate doti letterarie. Il 25 febbraio 1229 il Papa approvò a Perugia la prima versione dell’opera, la quale divenne immediatamente il punto di riferimento culturale e spirituale per la figura del padre dei frati.

Bonaventura da Bagnoregio
Bonaventura da Bagnoregio

Nonostante il placet papale, Tommaso non abbandonò mai l’idea di arricchire il più possibile la Vita, manifestando in tal modo un acceso interesse per l’argomento; non solo: dopo la committenza di Gregorio IX, egli continuò a scrivere opere agiografiche francescane anche per altri mandatari. Già nel 1230, per soddisfare le richieste dei Minori e per arricchirne la liturgia, Tommaso riadattò la Vita nella Legenda ad usum chori; agli anni compresi tra il 1244 e il 1247 risale invece il Memoriale in deserto animae, richiesto dal Ministro generale dell’Ordine Crescenzio da Jesi e noto anche come Vita secunda, versione poi arricchita nel 1255, quando su commissione di Giovanni da Parma compose il Tractatus de miraculis. Alla già consistente produzione agiografica, il celanese avrebbe poi affiancato il Sanctitatis nova signa, un inno sulle stigmate di Francesco, la sequenza Fregit victor virtualis e, molto probabilmente, il Dies irae, manifesto della spiritualità duecentesca destinato a diventare un caposaldo imprescindibile della musica sacra cristiana.

Nella fiducia riposta nei suoi confronti dai committenti, comunque, si ritrovò in pieno tutto l’interesse di Tommaso per la vita missionaria: in un certo senso, la predicazione operibus voluta da Francesco venne recepita dal suo primo agiografo come realizzabile anche attraverso la narrazione della sua vita. Tutta la produzione letteraria del celanese può essere letta in tal modo: riscrisse infatti per questo motivo la storia del Poverello di Assisi, sempre con l’intento di comporre un testo ufficiale e canonico per l’Ordine e per la Chiesa. Inoltre, nel 1255, Tommaso venne con ogni probabilità incaricato da Alessandro IV di redigere una Legenda sanctae Clarae in occasione della canonizzazione di Chiara d’Assisi, divenendo così a tutti gli effetti un essenziale punto di riferimento anche per il ramo femminile dell’Ordine.

Tommaso da Celano
Tommaso da Celano

Assai poco si sa degli anni della maturità di Tommaso. Difficile appare anche stabilire la sua presenza in Assisi o nella natia Marsica di cui, peraltro, non traspare nulla tra le pagine delle sue opere nonostante la predicazione dello stesso Francesco tra le montagne abruzzesi. L’unico dato certo è che trascorse gli ultimi giorni nel monastero di San Giovanni a Valdevarri, presso Tagliacozzo; si spense nel locale convento delle Clarisse, dove officiava come cappellano, il 4 ottobre 1260. Sin da subito la sua fama di santo missionario pervase l’animo e la vita degli abitanti della zona, tanto che il luogo della sua sepoltura venne indicato come meta di pellegrinaggio devozionale locale per via dei “prodigi” che lì avvenivano. Inoltre, i suoi resti ebbero nei secoli successivi un destino abbastanza travagliato fatto di rivendicazioni campanilistiche, fino a che non furono spostati a Tagliacozzo, dove sono attualmente conservati e venerati presso la chiesa di San Francesco.

Ma anche il suo lavoro letterario non ebbe vita facile. Nonostante lo sforzo, in buona parte riuscito, compiuto da Tommaso per costruire l’immagine del santo, ad esso si affiancò subito una ricca produzione agiografica, slegata dalla sua versione. Già nel 1230 Giuliano di Spira compose un Rhythmus per canti liturgici contenente molti elementi della vita di Francesco, ripresi anche dalla Vita tomasiana, mentre, tra il 1240 e il 1241, comparve il De inceptione vel fundamento Ordinis dell’Anonimo di Perugia, un’alternativa all’agiografia di Tommaso. I continui disordini e le scissioni interne all’Ordine furono il motivo per cui al Capitolo generale di Genova del 1244 si decise di comporre un’agiografia ufficiale, ma, mentre Tommaso rielaborava la Vita secunda, fu parallelamente redatta una Legenda trium sociorum. Il vero problema si presentò però nel 1254: a Parigi, Gerardo di Borgo San Donnino compose l’Introductio in Evangelium aeternum, di ispirazione estremamente pauperista e tendenzialmente eterodossa. Per svincolarsi dall’eventuale accusa di eresia i ministri francescani convocarono un Capitolo generale a Narbona nel 1260, dove il teologo e Ministro generale dell’Ordine Bonaventura da Bagnoregio fu incaricato di scrivere la versione definitiva della vita di Francesco accantonando tutte le altre, giudicate non prive di difetti o di pericolose deviazioni. Fu così che nel successivo Capitolo di Pisa del 1263 fu presentata e approvata la cosiddetta Legenda Maior, destinata a diventare nei secoli a venire l’unico vero punto di riferimento per la storia del Poverello di Assisi. La Vita di Tommaso da Celano avrebbe avuto una sorte ben diversa: da voce autorevole all’interno dell’Ordine, essa fu effettivamente sostituita da quella di Bonaventura e dimenticata. Non sarebbe riapparsa che nel 1768, nel pieno della riscoperta filologica dei testi francescani da parte dei padri bollandisti.

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Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
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