Tomaso Montanari racconta le città d’arte. Spazi civici o beni affidati al mercato?

25/09/2015 di Lucio Todisco

Con "Le pietre e il popolo", lo storico dell'arte si interroga sulla valorizzazione del patrimonio culturale italiano: le città d'arte sono diventate dei "luna park"? A cosa sono dovuti i mutamenti degli ultimi anni?

In un anno in cui il turismo italiano ha vissuto un momento d’importante ripresa, con un settembre che si sta mostrando particolarmente positivo forte anche del traino di Expo, è interessante comprendere qual è il destino che le istituzioni e noi cittadini abbiamo deciso di dare alle nostre città, soprattutto a quelle d’arte, che più di tutte affascinano l’immaginario collettivo di chi viene a visitare il nostro paese.

Montanari-Pietre-PopoloUn libro interessante sul complesso rapporto tra valore civico delle città e il turismo è sicuramente Le pietre e il popolo” (Mimimum Fax) di Tomaso Montanari, storico dell’arte e collaboratore de Il Fatto Quotidiano e delle edizioni fiorentina e partenopea del Corriere della Sera.

La domanda che si pone Montanari nel suo libro e se il concetto di valorizzazione del patrimonio culturale abbia trasformato le nostre città d’arte in un “luna park” dove paradossalmente via via che si è affacciato la brutta espressione del patrimonio storico artistico come il “petrolio d’Italia”, la nostra identità e la nostra idea di città così come l’hanno intesa i nostri avi si sia snaturata.

Questo libro è un viaggio critico che Montanari fa, cercando di far riflettere tutti sul fatto che non dobbiamo rimanere spettatori di quello che abbiamo, ma farci carico della bellezza che la storia ci ha consegnato.

Le città moderne: spazi civici o posti consegnati al denaro e al lusso? – C’è un dato da cui bisogna partire: secondo Paolo Audino, direttore business unit turismo di Rimini Fiera che organizza TTG Incontri che si terrà dall’8 al 10 ottobre a Rimini, il 60% della spesa dei turisti in Italia avviene nelle città, veri grandi attrattori del turismo nel nostro paese. In questo mese di settembre, le attese sono tutte per città come Roma, Venezia, Milano e Firenze che secondo i dati de il Sole 24 Ore sono le mete più richieste in questa parte della stagione.

La domanda che Montanari si pone nel suo libro è: Il voler a tutti i costi offrire un prodotto commerciale al turista ha di fatto trasformato i beni comuni in beni di mercato? Un rischio che l’autore immagina possa riflettersi anche sul concetto di democrazia. Non è un caso, infatti, che Montanari fa propria una frase di Christopher Lasch che, fra le ragioni che secondo lui hanno portato al deterioramento della democrazia in America c’è: “la decadenza delle istituzioni politiche, dai partiti politici ai parchi pubblici, ai luoghi d’incontro formali su di loro oggi incombe la minaccia dell’estinzione man mano che i ritrovi di quartiere cedono il passo agli shopping malls”. Un rischio che, secondo Montanari, sta correndo anche l’Italia.

Il percorso critico che Montanari disegna lascia intendere che stiamo perdendo il concetto di “cittadinanza come condizione morale, intellettuale e politica”, riscontrabile in come, secondo l’autore, stiamo rendendo le nostre città d’arte, non pianificando un percorso di crescita e valorizzazione che duri nel tempo, ma affidandoci all’estemporaneità del momento, affidandoci ai privati. E’ una critica severa rivolta alle istituzioni che secondo lo storico dell’arte stanno abdicando al loro ruolo di indirizzo, trasformando noi in consumatori passivi.

Ad esempio, sono interessanti i passaggi nel libro dedicati a Firenze e Napoli. Nel caso della città degli “Uffizi” una parte è dedicata al difficile rapporto intercorso tra il Premier Matteo Renzi e la Soprintendenza della città per la traforazione degli affreschi di Vasari alla ricerca di un Leonardo la cui esistenza non è mai stata acclarata. Nel caso di Napoli una parte del capitolo dedicato alla città partenopea riguarda la razzia dei libri della biblioteca dei Girolamini. Casi diversi tra di loro, ma che l’autore vuole narrare per cercare di far riflettere il lettore sullo stato attuale del valore che oggi vogliamo dare all’arte. Un oggetto da vendere per facili arricchimenti, per fare esclusivamente del marketing o qualcosa da conservare e tramandare ai posteri?

In effetti alcune riflessioni critiche è giusto farle. Se da una parte è vero ed è necessario far sì che il nostro patrimonio artistico venga valorizzato, è tanto vero che, ad esempio, il nostro paese ha visto un esponenziale crescita delle mostre d’arte: il nostro è un Paese dove si inaugurano oltre 11mila mostre l’anno, per un totale di 32 al giorno, una ogni 45 minuti. E’ questo un dato positivo o rappresenta invece un rischio di scarsa qualità di ciò che viene proposto al cittadino?

Un libro interessante da leggere per comprendere alcuni aspetti critici di come oggi intendiamo produrre cultura in Italia, in un momento in cui ci siamo ormai resi conto che per essere competitivi nel mondo dobbiamo raccontare e mostrare al meglio le nostre bellezze senza però il rischio di perdere di vista il valore sacro sancito dalla nostra Costituzione di tutela del nostro patrimonio artistico come strumento della formazione dei cittadini.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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