Tomasi da Lampedusa: sirene come non ne avete mai viste

12/02/2016 di Nicolò Di Girolamo

Le atipicità del principe siciliano ne fanno una delle figure più peculiari ed eccentriche della letteratura italiana. Molti conoscono il Gattopardo, ma qui ci si concentrerà sull'altra sua opera, I racconti, col loro valore di memorie e con la carica ammaliante delle sue sirene.

Una delle figure più peculiari ed eccentriche della letteratura italiana è senza dubbio Giuseppe Tomasi di Lampedusa, duca di Palma e principe di Lampedusa (1896-1957) il quale è divenuto celebre in seguito alla morte grazie al suo capolavoro: Il Gattopardo. L’atipicità di Tomasi di Lampedusa consta della propria formazione culturale, la quale è stata del tutto autonoma ed individuale, essendosi egli sempre tenuto lontano dai circoli e dagli ambienti letterari, e del fatto che la sua intera produzione si è svolta durante gli ultimi due anni di vita, durante i quali, oltre al suddetto romanzo ha composto tre racconti e uno scritto di carattere autobiografico. Questi ultimi sono stati sottoposti ad una rigorosa ricerca filologica che ha permesso, non prima del 1988, di proporre una pubblicazione più corposa e dalla struttura maggiormente lineare rispetto alle primissime edizioni. Sono proprio questi scritti, editi da Feltrinelli con il titolo di I racconti, su cui ci concentreremo quest’oggi.

Anche in queste opere minori infatti lo stile dell’aristocratico siculo è del tutto particolare e degno di nota. La struttura del discorso è semplice e scorrevole, dotata di un linguaggio sofisticato e ricco ma  senza essere appesantito da  superflui orpelli retorici. Di tanto in tanto ornano il testo delle gemme poetiche, delle immagini profondamente evocative che coloriscono il racconto e lo rendono altamente coinvolgente. L’autore mette in luce, in particolare nella parte intitolata I Ricordi, un’impressionante abilità nel descrivere vividamente delle scene familiari solo in base a delle sensazioni che si legano più tenacemente alla memoria rispetto ai fatti concreti e ai dati che tendono a svanire e confondersi col passare dei decenni. Tutto ciò tradisce una sensibilità dello scrittore autodidatta davvero stupefacente. Inoltre anche alcune riflessioni sono molto profonde e piuttosto originali, come ad esempio l’idea alla base degli scritti autobiografici:

 “Quello di tenere un diario o di scrivere a una certa età le proprie memorie dovrebbe essere un dovere ‘imposto dallo stato’: il materiale che si sarebbe accumulato dopo tre o quattro generazioni avrebbe un valore inestimabile: molti problemi psicologici e storici che assillano l’umanità sarebbero risolti. Non esistono memorie, per quanto scritte da personaggi insignificanti, che non racchiudano valori sociali e pittoreschi di prim’ordine.”

Questa idea di una cura della società attraverso l’osservazione di se stessa è senza dubbio affascinante, una sorta di estensione dell’antico gnoti seauthòn della sapienza delfica dall’individuo alla collettività. Ma se la parte degli scritti autobiografici affascina grazie alla promessa di tramandare un mondo ormai estinto è la parte dei racconti che davvero ammalia il lettore e raggiunge un livello di eccellenza davvero fuori dal comune. In particolare il racconto La sirena senza dubbio conquisterà anche il lettore più navigato. Infatti se di sirene se ne possono trovare diverse moltitudini e qualità in ogni dove delle opere degli ultimi tremila anni, sarà difficile confondere questa con tutte le altre. Non a caso la sirena di Tomasi di Lampedusa emerge da un mistico mondo pagano, figlia della dea Calliope e pura manifestazione della forza selvaggia della natura.

“…all’oscuro di tutte le colture, ignara di ogni saggezza, sdegnosa di qualsiasi costrizione morale, essa faceva parte, tuttavia, della sorgiva di ogni coltura, di ogni sapienza, di ogni etica e sapeva esprimere questa sua primigenia superiorità in termini di scabra bellezza.

L’insieme di questa magica figura col contesto in cui si muove, ovvero una descrizione tra le più poetiche del mare di Sicilia, rendono questo racconto un vero capolavoro che non bisognerebbe lasciarsi sfuggire.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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