Quando gli speculatori ringraziavano Trichet

20/12/2012 di Alberto Monteverdi

Agosto 2011. In quel momento l’Italia è in piena “emergenza spread”, con il differenziale Btp/Bund che corre verso i 400 punti. L’allora Governatore della Bce Trichet (poi sostituito da Draghi il 31 ottobre) tra mille polemiche (tedesche soprattutto) lancia un programma di acquisto di titoli dei paesi eurodeboli, al fine di sostenerne la domanda e farne calare il rendimento (e dunque lo spread). Terminati gli acquisti da parte della Bce, lo spread tornerà a correre fin sopra i 500 punti. Al momento del lancio del piano Bce l’opinione pubblica festeggia l’intervento del governatore “contro la speculazione”. In realtà, a festeggiare più di tutti in quei giorni furono proprio quelli che noi definiamo “speculatori”, che poterono così liberarsi dei titoli indesiderati vendendoli alla stessa Bce. Quella che segue è una lettera apparsa in quel periodo su un blog finanziario, scritta da un operatore del settore e rivolta ironicamente al Governatore Trichet.Leggendo questa lettera, il pensiero dell’autore può apparire cinico, e giustificare l’accezione negativa con la quale noi vediamo comunemente la speculazione. Questi “speculatori” in realtà non speculano su nulla, ma fanno semplicemente il proprio lavoro. Il loro compito è gestire al meglio il portafoglio che gli è stato affidato, dunque ottenere profitto dagli investimenti sui mercati, nell’interesse dei propri clienti. Se non credono che la politica sia in grado di risolvere i problemi di quel paese, sono costretti a fare una cosa soltanto: vendere i relativi titoli di Stato. Ciò che conta sono le aspettative: credo che quel paese andrà male, quindi che il valore dei relativi titoli di Stato diminuirà, così per evitare di avere perdite in futuro vendo i titoli che possiedo, e nel vendere partecipo io stesso alla caduta del loro valore.

La politica italiana è solita attribuire agli “speculatori” la colpa dello spread, invece, la colpa è in massima parte sua. Perché mai un investitore dovrebbe acquistare i titoli di un paese con alto debito pubblico, alta spesa pubblica, bassa crescita, corruzione, scandali e politica incapace? Un paese così è un paese rischioso, e come tale per convincere gli investitori ad acquistare i suoi titoli di Stato deve riconoscere loro un interesse maggiore. Se questo paese avesse una politica capace di mantenere gli impegni, realizzare le riforme necessarie alla crescita, ridurre il debito pubblico con strumenti diversi dalla solita finanziaria costituta da sole tasse e zero tagli alla spesa,  quegli stessi speculatori che oggi vendono i titoli italiani, sarebbero i primi a comprarseli. Varrebbero, infatti, aspettative inverse a quelle precedenti: credo che quel paese andrà bene, dunque compro i relativi titoli di Stato, convinto che il loro valore aumenterà in futuro e potrò così realizzare un profitto, nel comprarli partecipo io stesso alla crescita di quel valore. I problemi dell’Italia sono nella sua cattiva politica, non nella cattiveria dei mercati. L’aiuto della Bce fino ad adesso è stato fondamentale per il nostro paese, ma non possiamo pretendere che esso sia eterno, la soluzione al “problema Italia” è responsabilità della politica italiana.

Ecco, dunque, la lettera ironica scritta da un operatore all’indirizzo di Trichet, leggerla aiuta a capire come ragionano e agiscono gli investitori (o se volete speculatori).

Carissimo Mr Jean Claude Trichet,

Io sono quel che volgarmente viene definito uno speculatore. Ebbene sì, io sono tra coloro che “giocano” nelle Borse di tutta Europa – anzi, di tutto il mondo – comprando e vendendo titoli; assieme ai miei colleghi faccio muovere i capitali su e giù tra un mercato e l’altro, o tra un mercato e un conto corrente come ultimamente mi chiedono i clienti e come pure a me pare opportuno fare. Sì, sono tra coloro che hanno fatto pressione al ribasso sui titoli di Stato e bancari di quasi tutta Europa, con giusto un minimo di occhio di favore, se così si può dire, per i titoli italiani. Su questi ultimi in particolare ero fortissimamente esposto, e proprio in relazione a questi Le invio questa lettera, il cui messaggio finale potrei riassumere con un semplice “grazie”.

Adesso Le dico tutto. Tra investimenti speculativi, personali e per conto di miei clienti, mi sono trovato “lungo” (cioè detenevo) circa 20 miliardi di euro di BTP. Avendo questi un rendimento un po’ superiore alla media ma essendo comunque relativi a un paese che, chissà come, riesce sempre a salvarsi per il rotto della cuffia da una bancarotta, l’investimento sembrava buono in termini dei miei target di rischio/rendimento. Purtroppo si sono verificate una serie di coincidenze, come lei ben sa: la crisi greca ha rivelato che i politici europei non sono in grado di organizzare una scampagnata sotto la Spitzgebirge, figuriamoci un intervento coordinato per il controllo del debito pubblico; il PIL non tira, e senza quello niente entrate fiscali; last but not least il rating USA è stato tagliato. Lei dovrebbe capire che in tali situazioni l’esposizione in bond italiani è cominciata a diventare pesante, quindi un alleggerimento ci stava tutto. I clienti sono diventati nervosi, hanno cominciato a riscattare le loro posizioni, e rapidissimamente questo ha dato luogo a una disordinata fuga dai vari fondi di investimento. Si stanno salvando solo i titoli belgi solo per il fatto che, restando a lungo senza Governo, al Belgio manca un soggetto che decida nuove spese e poi si scopra incapace di gestirle – ma purtroppo si tratta di un mercato relativamente piccolo. Inoltre la tecnica delle vendite allo scoperto, il famoso short selling come viene chiamato ora, non serviva a niente perché non si trattava di fare un po’ di tira e molla su tre giorni di Borsa, bensì di procedere a vendite vere e proprie (come sa anche Lei, lo short selling copriva solo un 2% delle operazioni in corso).

Lo ha visto anche Lei: i fondi USA ed europei sono stati costretti a liquidare velocemente parte degli impieghi per fronteggiare le richieste di liquidazione dei clienti, e per fare le cose velocemente ed a un prezzo relativamente congruo hanno privilegiato l’operatività su mercati particolarmente liquidi, cioè ben funzionanti, come quello dei titoli di Stato italiani (grandi maestri nella gestione dell’obbligazionario!). La pressione è stata crescente, in tempi stretti, ed io mi sono trovato sorpreso in questa spirale discendente dei corsi, con la mia posizione lunga in BTP che andava svilendosi velocissimamente.

Ms Trichet, ero disperato. Venivo da tutti accusato di far parte di una schiera di delinquenti che stava per far fallire l’Italia, con i prezzi dei BTP che scendevano ed il loro differenziale con i Bund che di conseguenza saliva; eppure io me ne stavo lì a calcolare quasi ora per ora le perdite che avrei subito per i disinvestimenti che alla fine ero comunque costretto a fare – Lei conosce le regole del mio duro lavoro di“mastino della disciplina fiscale”: dobbiamo tenere un certo livello medio di rischiosità del portafoglio misurato dalla sua composizione per rating – il che dovrebbe creare di per sé pressioni sui Governi perché gestiscano meglio le loro finanze; lo scherzo di S&P sugli USA ha tutto di un colpo abbassato la qualità dei miei impieghi costringendomi a liquidare le esposizioni “peggiori” (questo è il meccanismo sanzionatorio della nostra “disciplina”, ben evidenziato nei lavori preliminari per la costruzione dell’Euro, come Lei ben ricorda) tra cui quella in BTP in cui ero particolarmente esposto. L’Italia in fondo se lo meritava pure. Be’, un po’ a mia volta meritavo pure questa situazione: ho giocato con il fuoco molte volte; ho goduto molto degli alti tassi greci e mi sono liberato appena in tempo di quei titoli, ma stavolta ho sbagliato, e avrei potuto pagare un conto molto salato. In fondo questa è l’etica del mio lavoro: rischiare molto per guadagnare molto, e se non ci fossero pericoli veri niente di quel che faccio avrebbe valore; non di meno è dura accettare una punizione per i propri errori, per quanto meritata.

Ma poi è arrivato Lei, come il raggio di sole che annuncia la fine della tempesta! Lei, con quella fantastica trovata di acquistare i titoli spagnoli e italiani! Oh, Jean – posso chiamarla così? – è stato veramente un colpo di classe entrare così sul mercato, in barba all’etica, ad un mucchio di regole ed a propositi di rigore fiscale, e comprarsi tutta in una volta quella valanga di merd che avevo in portafoglio. Quando ho sentito che la BCE sarebbe entrata nel mercato per “combattere” la speculazione ho sentito un brivido, ho temuto che stavolta sarebbe stato fatto qualcosa per bloccare il mercato; invece era l’annuncio che la BCE avrebbe creato una domanda aggiuntiva di titoli allora sotto pressione tra cui i miei BTP! “Gioia!” come canta l’inno della nostra UE!

Con la scusa di far scendere il differenziale con i Bund, Lei ha fatto pressione al rialzo sul prezzo dei BTP, ne ha sostenuto il corso, ne ha impedito un crollo ulteriore e poi li ha riportati un po’ su. Noi speculatori abbiamo allora potuto contare nella Sua tasca profonda per poter alleggerire i nostri portafogli senza rischiare di vendere a prezzi decrescenti, cioè senza rischiare di incorrere in perdite. Ah, le gioie della “moneta creata dal nulla”! E così io, come tanti altri cari colleghi, Le ho venduto i miei 20 miliardi di euro di BTP ad un prezzo che mi consentiva ancora di spillarci un utile, trovando così la liquidità che mi serviva, e pure ristrutturando tutto il portafoglio “sbolognando” la parte superflua – e comunque rischiosa – alla sua Banca. Lei, Governatore, mi ha letteralmente salvato, alla faccia di tutti quelli che (ufficialmente almeno) denigrano e disprezzano il mio lavoro di speculatore. Ms Jean, se Lei non ci fosse, andrebbe inventato!

Adesso sono tranquillo sul fronte italiano; anche alcuni miei colleghi la ringraziano per il supporto che ha dato e che ancora darà nei prossimi giorni perché si tolgano dai portafogli un po’ di BTP a un prezzo ancora buono. Per qualcuno Lei non ha fatto altro che darci liquidità allo stesso modo in cui ne ha fornita alle banche dopo quel pasticcio dei Subprime – noi sappiamo quanto i Subprime siano solo un paravento per la montagna di prestiti sconsideratamente concessi a tutte le categorie – e così come con quella scusa ha concesso liquidità a sconto alle banche che avevano sbagliato a dar prestiti, adesso con la scusa di contrastare la speculazione ha concesso liquidità a noi – che avevamo scommesso sui “cavalli” sbagliati – comprando “a premio” un po’ di titoli. Ma sia tranquillo, tutti la stimiamo per questo.

E la cosa ancor più eccezionale è che con questa mossa ha coagulato il consenso dell’intera opinione pubblica! Lei è eccezionale mon amidire di combattere la speculazione, invece foraggiarla, e prendersi pure gli applausi. Dobbiamo organizzare un meeting quanto prima; mi prometta che verrà!

Bene, adesso La lascio al suo delicato lavoro. Colgo solo l’occasione per ricordarLe che alcuni miei amici stanno cominciando ad avere qualche grattacapo anche su altri titoli europei (per rispetto a Lei non indico i paesi in lista), e comunque non tutti si sono completamente alleggeriti del tutto sui BTP e i Bonos; contiamo ancora sul suo prezioso aiuto.

Buon lavoro, e ancora grazie dei soldi.

Con affetto e stima

Divo della Specula

Lettera apparsa su “Ideas Have Conseguences” il 29 agosto 2011.

 

Alberto Monteverdi

 

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Alberto Monteverdi

Nasce nel bresciano a fine anni ’80, fin da giovane sviluppa una passione per le tematiche politico-economiche. A 18 anni è finalista al “Management Game” di Confindustria Lombardia. Dopo il diploma in Ragioneria si laurea con Lode in “Aziende, Mercati e Istituzioni” presso l’Università degli Studi di Parma. Quindi la Laurea Magistrale con Lode e Speciale Menzione presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università LUISS Guido Carli di Roma con una Tesi relativa alla crisi europea dei debiti sovrani e all’assetto di governance economica dell’Eurozona, poi pubblicata. Nominato Cultore della Materia presso la medesima Università, oggi frequenta corsi Post Laurea nel campo del diritto e dell’economia europea.
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