TIA e il mondo della Ricerca: intervista al dott. Raniero Chelli su Horizon 2020

18/11/2014 di Eleonora Pintore

TIA torna ad occuparsi di Progettazione Europea con un nuovo seminario dedicato a Horizon 2020, il più grande programma europeo di innovazione e ricerca, in un incontro che si terrà a Roma il 17 gennaio prossimo

Horizon 2020 è il più grande programma europeo di innovazione e ricerca che sia mai stato realizzato: con un ingente numero di fondi accessibili per un periodo di sette anni (dal 2014 al 2020), in aggiunta a tutti gli investimenti privati che questi ultimi possono attrarre, il programma promette importanti conquiste e scoperte, permettendo a grandi idee di svilupparsi sul mercato.

Per comprendere meglio il funzionamento di Horizon 2020 dal punto di vista della progettazione, TIA Formazione ha organizzato un seminario che si terrà il 17 gennaio nella sede di PAIR, in via Merulana 134, a Roma. Per avere ulteriori informazioni e conoscere le modalità di iscrizione è possibile consultare la pagina http://tiaformazione.org.

Per capire meglio il programma e le sue potenzialità, Europinione ha intervistato Raniero Chelli, esperto in materia e docente del corso di TIA del 17 gennaio.

Il dott. Chelli, infatti, si occupa da più di 25 anni di progetti internazionali per la ricerca e lo sviluppo, in una lunga carriera che lo ha visto anche funzionario della Commissione Europea, del Ministero della Ricerca, imprenditore e consulente indipendente (attualmente è Presidente dell’associazioni di consulenti senior Sophia Ricerca e Innovazione)

La locandina del Seminario del 17 gennaio

Perché Horizon è un programma importante? Come può cambiare la vita dei cittadini europei?

Horizon 2020 è il più grande programma di ricerca, sviluppo e innovazione mai lanciato dalla Commissione Europea, sia in termini di budget (70 Miliardi di Euro in totale) che di attività che supporta. E’ il successore del Settimo Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo che si è concluso nel 2013, avrà una durata di sette anni, fino al 2020, ed abbraccia in un unico programma integrato tutte le attività che riguardano la produzione di nuove conoscenze e la sperimentazione dei risultati di ricerca in Europa e fuori di essa. E’ stato semplificato nei meccanismi di partecipazione ed è attuato tramite bandi periodici (noti come “inviti a presentare proposte”) che permettono a tutti gli attori interessati di partecipare, cercando di ottenere il finanziamento dei loro progetti di ricerca e innovazione.

Horizon 2020 raggruppa tutti i fondi stanziati per la ricerca e l’innovazione sotto una strategia comune, quali sono i pregi di questa scelta? ci sono dei rischi?

I pregi di questa scelta sono ovviamente la ottimizzazione dell’utilizzo dei fondi per ricerca e Innovazione, evitando così sprechi e duplicazioni inutili che potrebbero derivare da un utilizzo non coordinato di queste ingenti risorse finanziarie. Un altro vantaggio è che gli attori della ricerca e della innovazione (una gamma sempre più vasta di organizzazioni, che vanno dalle aziende alle pubbliche amministrazioni alle università e centri di ricerca) possono partecipare più facilmente perché la struttura è più semplice da capire che nel passato. Non vedo rischi particolari in questa strutturazione, ma anzi credo che abbia un certo numero di vantaggi che ho sintetizzato sopra.

Entro il 2020 quali risultati dovrebbe raggiungere il programma? Qual’è stato l’obiettivo che ha spinto la Commissione Europea a portare avanti Horizon 2020?

Il programma Horizon 2020 ha come finalità principale quella di aumentare la competitività e l’efficienza del sistema industria-ricerca Europeo nel suo complesso, nel quadro delle tre priorità della strategia Europa 2020 e cioè promuovere una crescita che sia intelligente, sostenibile e solidale. Ciò significa che la crescita economica basata su di un aumento delle conoscenze tecnologiche ed applicative (ricavate dai progetti di ricerca) deve essere perseguita integrando gli aspetti di sostenibilità sia ambientale che sociale. Bisogna poi ricordare che l’approccio di tutti i Programmi Quadro di Ricerca e Sviluppo che si sono succeduti negli ultimi 30 anni è stato quello di superare la frammentazione di risorse e programmi degli stati Europei cercando di promuovere una collaborazione e quindi una sinergia a livello transnazionale nel campo della ricerca. Questo spiega perché, ad esempio, per la maggior parte dei progetti che richiedono finanziamenti ad Horizon 2020 è necessario coinvolgere partner di più paesi comunitari e anche non comunitari.

Può descriverci in qualche parola il call for proposal “THE YOUNG GENERATION IN AN INNOVATIVE, INCLUSIVE AND SUSTAINABLE EUROPE”, su cui si concentrerà il corso di TIA formazione di sabato 22 Novembre?

Abbiamo scelto un tema dall’interessante titolo “I giovani come driver del cambiamento sociale” che propone di studiare come le giovani generazioni si stiano preparando ad entrare in una società completamente diversa da quella in cui hanno vissuto i loro genitori e i loro nonni, dove l’invecchiamento della popolazione è una dato di fatto, così come lo sono il cambiamento climatico, la crescente precarietà dei posti di lavoro, l’impatto di Internet sulla vita di tutti i giorni.  Riteniamo infatti che, poiché il corso si rivolge principalmente ai giovani, proporre loro di cimentarsi nella definizione di un progetto di ricerca su questi temi sia per loro motivante ed anche foriero di nuove idee e proposte.

Dal punto di vista del mondo della ricerca, qual’è la percezione dell’Unione Europea? E’ considerata più una creatrice di opportunità o di limiti?

La domanda è difficile in quanto il panorama della ricerca europea è molto eterogeneo e variegato. Posso solo dire che vi sono, ovviamente, varie anime: vi è chi considera che il carico di lavoro amministrativo e burocratico è talmente alto che non vale la pena di partecipare: molti altri invece sono disposti a gestire questo carico di lavoro pur di poter portare avanti i loro progetti di ricerca ed innovazione sul piano internazionale: a giudicare dall’affollamento che si verifica ogni volte che viene pubblicato un bando, penso comunque di poter affermare che quest’ultima categoria è di gran lunga quella più numerosa. In definitiva, nonostante vi sia stata una semplificazione rispetto ai programmi precedenti, come ho affermato prima, ancora è molto lunga la strada da percorrere per rendere questi programmi accessibili a tutti, specialmente ai neofiti.

 

Raniero Chelli, laureato in Fisica nel 1979, si occupa da più di 25 anni di programmi e progetti internazionali in ambito Ricerca e Sviluppo, Formazione e cooperazione. È stato funzionario della Commissione Europea, del Ministero della Ricerca, consulente indipendente ed imprenditore. Ha una lunga esperienza nella preparazione e gestione di progetti comunitari ed internazionali, come anche nella docenza di tematiche relative all’europrogettazione. In questo ambito, è stato tra l’altro responsabile e docente del modulo “ Ricerca e Sviluppo” del Master in progettazione europea organizzato dal Politecnico di Torino nell’anno accademico 2000-2001 (Direttore del Master il Prof. Francesco Profumo). Ha svolto consulenza per numerosi dipartimenti della Università Sapienza di Roma ed è attualmente Presidente di Sophia Ricerca & Innovazione, una associazione di consulenti senior che fornisce supporto ad Università, centri di Ricerca ed aziende nella partecipazione ai programmi Europei, consulenza direzionale e sviluppo di corsi di formazione tradizionali ed on-line. Nell’area delle relazioni internazionali ha maturato significative esperienze in termini di progetti di ricerca ed innovazione sia con Paesi dell’Africa settentrionale quali l’Egitto, la Tunisia, l’Algeria ed il Marocco che con Paesi dell’Africa sub-sahariana quali la Nigeria.

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Eleonora Pintore

Nasce a Sassari nel 1993. Nella sua città si diploma al Liceo Classico “Azuni”, si trasferisce a Roma per gli studi universitari. Grande appassionata di politica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli.
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