TIA presenta: Energy Union, come cambierà l’Europa?

05/12/2015 di Redazione

In occasione degli EU Dialogues, TIA ha seguito l'incontro con il Vice Presidente della Commissione Europea Maroš Šefčovič e il Ministro per L’ambiente Gian Luca Galletti sul ruolo dell'energia in Europa, nei giorni della conferenza COP21 di Parigi. E' possibile trovare un equilibrio tra prezzi dell'energia e riduzione dell'inquinamento?

In questi giorni a Parigi 196 paesi si sono riuniti nel COP21 per cercare soluzioni concrete per far fronte all’emergenza dei cambiamenti climatici a causa delle ingenti emissioni di CO2.

All’Auditorium Antoniarum di Roma, si è svolto lo scorso 3 Dicembre il nuovo “EU Dialogues” con  il Vice Presidente della Commissione Europea Maroš Šefčovič e il Ministro per L’ambiente Gian Luca Galletti, che si sono fatti portavoce della conferenza parigina, permettendo così un dialogo dal vivo con i cittadini. TIA Formazione è stata presente all’evento.

Prima di questa grande riunione in terra francese, il protocollo sui cambiamenti climatici risaliva al 1997 (Protocollo di Kyoto), che però ha riscontrato ben pochi vantaggi sostanziali. Questo perché parteciparono pochi paesi, i quali, sottoscrivendo il protocollo, hanno visto la propria economia ostacolata a favore dalle grandi nazioni che ne erano svincolate. Questa volta lo scenario è ben diverso, i 196 paesi presenti costituiscono gli Stati che emettono il 95% di CO2 al mondo. Essi si trovano in grande emergenza, perché necessitano della progettazione di una “nuova economia” che rispetti le norme e salvaguardi l’ambiente per il futuro.

L’Italia in questa situazione si colloca in un’ottima posizione: grazie alla sottoscrizione del protocollo di Kyoto infatti, il nostro paese ha avuto il tempo di metabolizzare le nuove istruzioni e ha iniziato investimenti sull’energia sostenibile, tanto che, anche quando la crisi schiacciava l’economia italiana, tra i pochi settori che rimanevano in piedi o addirittura crescevano, erano proprio quello che si occupavano delle nuove tecnologie in termini di green economy. Quest’ultimo si identifica come il “settore del futuro” e ad avvalorare ciò, la grande quantità di giovani laureati che, lungimiranti, stanno calcando questo cammino.

Il lavoro intrapreso in questi giorni verrà a protrarsi fino all’anno prossimo, e dovrebbe includere le decisioni di Parigi, che ambiscono ad arrivare, in Europa, all’utilizzo di almeno il 27% di energia rinnovabile e la riduzione del 40% di CO2 entro il 2030.

“Purtroppo anche se fossimo così virtuosi da rispettare questi criteri, non potremmo comunque contribuire a salvare il mondo, gravi conseguenze soprattutto per le piccole isole” – afferma Galletti, convinto anche su un’altro punto: quello l’importanza di costruire delle piattaforme con cui estrarre il gas anche (e soprattutto) in Italia, che al momento è troppo dipendente da altri paesi per il rifornimento di energia. Ad oggi, il 90% del petrolio e il 66% di gas vengono importati da altri paesi: un problema per la nostra economia ma anche un alto rischio, visto che l’Italia attinge da paesi africani, nei quali non vigono le stesse norme di sicurezza per l’ambiente che preservano il vecchio continente.

Progetto chiave su cui la comunità europea punta, prende il nome di “Energy Union” che mira a garantire ai cittadini europei energia sicura, sostenibile e a prezzi accessibili. Misure specifiche riguardano cinque settori chiave, fra cui sicurezza, efficienza energetica e decarbonizzazione.

Il carbone, oro del 18esimo secolo, ha in realtà in sé un alto tasso di pericolosità, e causa ogni anni innumerevoli decessi. E’ dunque importante ridurre a zero il suo utilizzo. Se si parla di decarbonizzazione però, non si può prescindere dall’occuparsi di tutte quelle nazioni che del carbone ne hanno fatto la propria economia, come la Polonia: “Questi paesi possono acquisire nuove potenzialità e puntare ad altri aspetti della propria economia, come la Francia, che ha ricostituito alcune miniere in impianti di energia verde.” – ha dichiarato il Vice Presidente Šefčovič quando la questione è stata sollevata.

Dalle parole dei due vertici presenti in sala è chiaro che l’UE punta, attraverso Energy Union a cambiamenti molto concreti, come la trasparenza del tariffario nelle bollette della luce. Inoltre, si vuole contribuire ad un abbassamento dei prezzi, che in Europa sono ancora molto alti rispetto per esempio, agli Stati Uniti. I cittadini europei, grazie a questo grande progetto, dovrebbero poter scegliere tra una più ampia gamma di fornitori energetici o al contrario, procurarsela da soli, senza però incappare nel labirinto della burocrazia.

Sicuramente una grande sfida, quanto mai necessaria, per il bene del globo, in termini ecologici ed economici come il Ministro ricorda: “Se viene vinta la lotta ai cambiamenti climatici e alla sicurezza energetica, l’Europa sarà più forte a livello internazionale”.

Giada Bernile

@giadaberni

blog comments powered by Disqus